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13/01/2026 11:10:00

A Marsala il Teatro dei Pupi racconta la fine della latitanza di Messina Denaro

Il Parco archeologico di Lilibeo-Marsala apre le sue porte al Teatro dei Pupi per parlare di mafia, memoria civile e legalità. Sabato 17 gennaio, alle 17, nella sala conferenze “Maria Luisa Famà”, andrà in scena “Le ultime ore di Matteo Messina Denaro”, spettacolo scritto e realizzato dall’associazione culturale “Finestre sul Mondo”.

L’appuntamento arriva a tre anni dall’arresto del boss di Castelvetrano, catturato il 16 gennaio 2023 a Palermo dai carabinieri del Ros dopo trent’anni di latitanza.

La scelta del linguaggio teatrale non è secondaria. L’Opera dei Pupi, teatro di figura siciliano per eccellenza, viene usata qui per raccontare una pagina recente della storia antimafiosa del Paese, con un registro pensato anche per i più giovani.

Non si tratta di trasformare la cronaca criminale in spettacolo. Il punto è un altro: usare una forma popolare, riconoscibile e radicata nella cultura siciliana, per costruire un racconto accessibile su potere mafioso, giustizia e responsabilità collettiva.

I pupi davanti alla storia recente

L’Opera dei Pupi nasce in Sicilia all’inizio dell’Ottocento e ha raccontato per generazioni paladini, battaglie, tradimenti, giustizia e sopraffazione. È stata riconosciuta dall’UNESCO come capolavoro del patrimonio orale e immateriale dell’umanità.

Portare questo linguaggio dentro il racconto di Matteo Messina Denaro significa spostare la tradizione su un terreno contemporaneo.

I pupi non appartengono soltanto al passato. Possono ancora parlare del presente, se vengono messi davanti alle domande giuste. E in Sicilia una delle domande più difficili resta il rapporto tra mafia, consenso, silenzio, potere e memoria.

Lo spettacolo di Finestre sul Mondo prova a lavorare proprio su questa soglia. Racconta le ultime ore simboliche di un latitante che per decenni è stato considerato imprendibile e che, al momento dell’arresto, ha mostrato la fine concreta di una stagione criminale.

Una rappresentazione per i più giovani

Il Parco archeologico presenta l’iniziativa come un appuntamento rivolto in particolare alle nuove generazioni. È una scelta importante, perché la storia di Matteo Messina Denaro rischia di essere percepita dai ragazzi come un fatto già lontano o, peggio, come un nome consegnato alla mitologia criminale.

Il teatro può aiutare a evitare questa deriva. Attraverso i pupi, la storia viene semplificata senza essere banalizzata. Diventa racconto, conflitto, gesto, parola pubblica.

Lo spettacolo unisce alla tradizione del teatro di figura anche immagini video, chiamate a dialogare con la scena. Questa contaminazione tra linguaggio antico e strumenti contemporanei serve a rendere più immediata la comprensione della vicenda e del suo significato civile.

L’obiettivo dichiarato è promuovere nei più giovani una consapevolezza fondata sui valori della legalità, della solidarietà e della responsabilità collettiva.

Il Parco come luogo di educazione civile

La sala “Maria Luisa Famà” del Parco archeologico di Lilibeo non ospita solo un evento teatrale. Diventa uno spazio di educazione civile.

Il Parco, normalmente associato alla storia antica di Marsala, accoglie una riflessione sul presente. È un passaggio significativo: i luoghi della cultura non servono soltanto a conservare reperti e memoria archeologica, ma possono diventare sedi di confronto sui nodi aperti della società.

La direttrice del Parco, Anna Occhipinti, ha spiegato il senso dell’adesione: “Ospitiamo volentieri questo evento per contribuire ad alimentare un forte sentimento di adesione alla cultura della legalità, celebrando la migliore storia del nostro Paese, il bello e il giusto”.

In queste parole c’è il punto politico e culturale dell’iniziativa. Raccontare la fine della latitanza di Messina Denaro attraverso il teatro non significa mettere al centro il boss. Significa mettere al centro chi ha resistito, indagato, raccontato, scelto da che parte stare.

La mafia fuori dalla mitologia

Ogni racconto pubblico sulla mafia porta con sé un rischio: trasformare i criminali in personaggi, ingigantirne l’aura, renderli protagonisti assoluti.

Per questo un progetto come “Le ultime ore di Matteo Messina Denaro” ha bisogno di un equilibrio delicato. Deve raccontare una vicenda vera, ma senza cedere al fascino del male. Deve rendere comprensibile la storia, ma senza semplificare la responsabilità.

La chiave educativa sta proprio qui. Il boss non viene presentato come figura leggendaria, ma come l’esito di un sistema criminale che ha prodotto violenza, paura, complicità e lutti.

L’arresto del 16 gennaio 2023 ha avuto un valore simbolico fortissimo, soprattutto nella Sicilia occidentale. Ma non ha cancellato da solo la questione mafiosa. Ha mostrato, piuttosto, che anche le latitanze più lunghe finiscono quando istituzioni, investigatori e società civile non smettono di cercare verità e giustizia.

Tradizione popolare e antimafia

Il lavoro di Finestre sul Mondo si inserisce in una linea culturale interessante: usare linguaggi popolari per parlare di educazione alla legalità.

La cultura antimafia non passa soltanto dai convegni, dai processi raccontati nei libri o dalle commemorazioni ufficiali. Passa anche dal teatro, dalla scuola, dalle forme narrative capaci di raggiungere pubblici diversi.

In questo senso, i pupi possono diventare uno strumento efficace. Sono figure, ma non sono fredde. Hanno forza visiva, ritmo, voce, presenza scenica. Portano con sé un immaginario di lotta tra oppressione e giustizia che può essere riletto alla luce della storia contemporanea.

L’iniziativa al Parco di Lilibeo prova a fare questo: prendere una tradizione antica e usarla per interrogare una ferita recente.

L’appuntamento è sabato 17 gennaio, alle 17, nella sala conferenze “Maria Luisa Famà” del Parco archeologico di Lilibeo-Marsala. Lo spettacolo “Le ultime ore di Matteo Messina Denaro” è scritto e realizzato dall’associazione culturale “Finestre sul Mondo”. L’ingresso è gratuito fino a esaurimento posti.

Per Marsala, è un’occasione per ricordare che la legalità non si trasmette solo con le parole d’ordine. Ha bisogno di racconti, immagini, memoria e linguaggi capaci di parlare anche a chi sta crescendo adesso.

Ines D’Orazio



Cultura | 2026-07-05 06:00:00
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