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17/01/2026 06:00:00

Marsala: il centrodestra civico si dice pronto, ma non c'è né programma né candidato

Si dichiarano uniti. Si dicono pronti. Annunciano un candidato e un progetto (il programma, questo sconosciuto) come se fosse il sigillo definitivo di una strategia condivisa. Ma sotto la superficie il quadro è meno solido di quanto si voglia far credere.

 

Le liste civiche di centrodestra hanno messo sul tavolo un nome, che nel comunicato inviato non menzionano mai (per scaramanzia o per evitare cadute), presentandolo come prova di una compattezza ormai raggiunta. Peccato che quella compattezza sia più proclamata che praticata. Perché mentre si parla di unità, di progetto e di visione, le liste – quelle vere, con nomi, candidati e firme – semplicemente non ci sono. Alcune non sono pronte, altre sono poco più che contenitori vuoti.

Andiamo nello specifico. Le sigle che hanno prodotto il comunicato stampa di ieri sono: Impegno Comune di Nicola Fici, ed è in grado di presentare una lista;
ProgettiAmo Marsala di Paolo Ruggieri, lista quasi pronta; Grande Sicilia di Michele Gandolfo, lista in stato di chiusura; Movimento Lealtà Italiana di Arturo Galfano, con difficoltà a fare la lista: ad oggi certezza di candidatura solo di Rosanna Genna.

 

Ci sono poi Sebastiano Grasso con Movimento Popolare Arcobaleno, lista quasi completa e che verrà presentata. Grasso si muove continuamente sul territorio, lo fa sempre, sia sotto campagna elettorale che per servizio. È l’unico ad essere titolato ad avanzare pretese e a chiedere conto di quello che gli altri stanno mettendo in campo, anche con la propria faccia. Ci sono poi ancora, ultimi acquisti, Oreste Pino Ottoveggio di Amare Marsala, che potrebbe solo inserire alcuni candidati in altre liste; stessa cosa per Alessandro Laudicina di Generazione Futura Lab. Sono quattro le liste quindi certe. Gli altri sono solo testimonianza.

 

Il comunicato, animo costruttivo e bene comune

La retorica è sovrana. Quale movimento si riunisce senza animo costruttivo e pensando al “male comune”?

Cosa chiedono? Lanciano un appello ai partiti, che il documento non lo hanno firmato e che sono in silenzio perché si confronteranno in altre sedi. L’appello, fondamentalmente, dice che i civici vogliono continuare nel “percorso politico intrapreso da mesi”. Fino alla data delle elezioni c’è tempo.

Parlano di “reale condivisione di principi, obiettivi programmatici e responsabilità verso la comunità”. Una formula impeccabile, quasi commovente. Del resto, si è mai visto qualcuno candidarsi dichiarando di non condividere i principi, di non avere obiettivi e di non sentirsi responsabile verso nessuno? È il lessico obbligato della politica, quello che si usa quando mancano i contenuti concreti.

 

Ed ecco l’appello: “Alle forze politiche già interessate al citato progetto affinché, nel rispetto dei ruoli, possano esercitare la propria autorevolezza e contribuire a consolidare un clima di collaborazione leale e costruttiva, utilizzando un dialogo responsabile per rafforzare la coesione di una coalizione capace di presentarsi alla cittadinanza con una proposta politica solida e condivisa che valorizzi il contributo di tutte le componenti, civiche e partitiche, in un quadro di reciproco rispetto”.

Sono un po’ confusi, c’è da capirli. Il momento è delicato e difficile. In questo comunicato parlano di percorso, responsabilità, progetti, valori, bene comune. Il primo passo dovrebbe essere proprio il rispetto per la comunità che intendono amministrare.

In queste righe non c’è mai il nome del candidato sindaco, che è Nicola Fici, ma non lo scrivono nero su bianco. E la città oggi merita di sapere con chi ha a che fare, prima ancora di entrare in cabina elettorale. Questo è esercizio di scarsa aderenza al territorio e anche di scarso coinvolgimento.

Eppure i movimenti in questione parlano di “percorso unitario, fondato su confronto e condivisione, trasparenza nelle decisioni, centralità del progetto amministrativo condiviso nonché responsabilità verso gli elettori e verso il territorio”. Ma di quale progetto parlano se non lo hanno mai palesato ai cittadini? Sono mesi che si riuniscono e il nulla di fatto, oggi, è stato ancora prodotto.

 

Il paradosso: zero architettura politica

Questa competizione elettorale è una delle più difficili. Gli incastri riguardano soprattutto le elezioni regionali e nazionali. Era più che ovvio che ogni decisione passasse da una serie di caselle. Ovvio che intervenissero le segreterie regionali ed ovvio pure che i partiti possono spingersi fino a un certo punto.

Oggi quella che palesano come unità è una tregua verbale: i partiti non parlano. Si vedrà dopo i vari vertici. La sensazione è che si sia voluto forzare la mano, mettere una bandierina per occupare lo spazio politico, rinviando a dopo – molto dopo – la resa dei conti con la realtà.

Ma le elezioni non si vincono con i comunicati né con le dichiarazioni di principio. Si vincono con i numeri, con le liste complete, con il consenso reale.

E allora la domanda resta sospesa, scomoda ma inevitabile: quanto può reggere un progetto che, al momento, sembra più un esercizio di comunicazione che una costruzione politica vera e credibile?
E ancora: questi movimenti civici senza partiti andranno fino in fondo o no? Lo spieghino alla città prima di lanciare appelli.