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25/01/2026 00:09:00

Trapani ricorda Ciaccio Montalto. 43 anni dall’omicidio del magistrato che sfidò la mafia

Il 25 gennaio è una data che a Trapani pesa come una pietra. Oggi, 25 gennaio 2026, ricorre l’anniversario dell’uccisione di Gian Giacomo Ciaccio Montalto, il magistrato assassinato dalla mafia nel 1983 per aver fatto ciò che allora era ancora rivoluzionario: seguire i soldi, incrociare affari, collegare potere economico e potere criminale.

 

Il delitto

 

Era il 25 gennaio 1983 quando Ciaccio Montalto venne freddato a colpi di pistola sotto casa, a Valderice, mentre rientrava dal lavoro. Un’esecuzione mafiosa, studiata e brutale, che chiuse per sempre la vita di un magistrato scomodo e aprì una ferita profonda nella coscienza civile della provincia di Trapani.

 

Un magistrato “fuori schema”

 

Ciaccio Montalto non era un giudice qualunque. Alla Procura di Trapani aveva avviato indagini che rompevano gli equilibri consolidati, andando oltre il racconto tradizionale della mafia come fenomeno rurale e arretrato. I suoi fascicoli raccontavano un’altra storia: Cosa nostra come sistema economico, intrecciato con l’imprenditoria, con la finanza, con il traffico internazionale di droga e con pezzi della politica.

Era uno dei primi a intuire che la mafia trapanese non era periferia, ma snodo strategico di interessi nazionali e internazionali. Una consapevolezza che, allora, costava cara.

 

Un omicidio che parla ancora

 

L’assassinio di Ciaccio Montalto arrivò in un momento cruciale. Pochi mesi dopo sarebbe stato ucciso anche Rocco Chinnici; di lì a poco sarebbero iniziati gli anni delle stragi. La sua morte segnò Trapani come territorio di mafia “invisibile”, capace di colpire senza clamore ma con estrema efficacia.

Molte delle piste investigative aperte da Ciaccio Montalto furono rallentate, altre archiviate, altre ancora riprese solo anni dopo. Un copione già visto, che dice molto sul prezzo pagato da chi prova a spezzare certi meccanismi.

 

La memoria non rituale

 

Ricordare Ciaccio Montalto oggi non può ridursi a una cerimonia formale. La sua lezione è ancora attuale: la mafia non è solo violenza, ma soprattutto potere economico e consenso sociale. E senza trasparenza, controllo e coraggio istituzionale, quel potere tende sempre a rigenerarsi.

In una provincia che continua a fare i conti con affari opachi, grandi opere, interessi incrociati e zone grigie, la figura di Ciaccio Montalto resta un punto di riferimento scomodo ma necessario.