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27/01/2026 08:22:00

Quando il lavoro non basta più: disuguaglianze e declino della democrazia

La distribuzione della ricchezza è uno dei principi cardine della giustizia sociale. Il rapporto Oxfam 2026, presentato durante la prima giornata del World Economic Forum a Davos, ci racconta che sono dodici i miliardari nel pianeta — tra cui i soliti noti Bezos, Musk, Arnault e Zuckerberg — che oggi possiedono una ricchezza complessiva superiore a quella detenuta dalla metà più indigente dell’umanità, circa quattro miliardi di persone.

 

Inoltre, l’aumento dei prezzi dei beni essenziali, l’insicurezza alimentare e la difficoltà di accesso ai servizi pubblici rendono ancora più grave la situazione. Le disuguaglianze economiche, a livello globale e nazionale, legate al crescente accumulo della ricchezza nelle mani di pochi e al declino delle condizioni di vita di ampie fasce della popolazione, provocano un’erosione della democrazia.

 

Anche l’Italia è in sofferenza: sempre la relazione Oxfam riporta che il 10% più ricco delle famiglie italiane — tra cui il più facoltoso è Giovanni Ferrero — detiene quasi il 60% della ricchezza nazionale, mentre la metà più povera possiede poco più del 7%. Negli ultimi quindici anni la quota di beni concentrata nelle fasce più alte è cresciuta ininterrottamente, mentre quella detenuta dai nuclei più fragili si è ridotta.

 

Per quanto riguarda i redditi, il depauperamento della nazione ha comportato una perdita di lungo periodo del potere d’acquisto: in oltre quindici anni i redditi reali delle famiglie si sono ridotti in media di quasi il 9%, con effetti particolarmente marcati per lavoratori dipendenti e autonomi. Il recente aumento dell’inflazione ha ulteriormente aggravato le difficoltà, soprattutto per chi già si collocava nelle fasce medio-basse della distribuzione.

 

È indiscutibile: il lavoro povero è in aumento. La povertà assoluta tra le famiglie con occupati consegna l’immagine di come il lavoro abbia smesso di garantire una vita dignitosa, negando una facoltà fondamentale in nome della deregulation salariale, in contrasto con quanto sancito dall’articolo 36 della Costituzione, comma primo:
"Il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa."

 

Urgono: un salario minimo legale; una revisione della tassa di successione, che in Italia è tra le più basse d’Europa, per allinearla alla media europea; una lotta senza tregua all’evasione fiscale, che ammonta a circa 100 miliardi di euro l’anno, come riportato dall’ultima relazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Nessun esproprio proletario: solo il rispetto della nostra Carta fondamentale, che stabilisce il nostro patto sociale.

 

Vittorio Alfieri