Quando piove forte a Trapani l’acqua invade le strade, entra nei negozi, blocca la viabilità e finisce nei garage e nelle abitazioni. Non è un’emergenza improvvisa, ma un problema che dura da oltre 50 anni. Il progetto presentato dall’ingegnere Simone Venturini spiega finalmente cosa va fatto e cosa cambierebbe nella vita quotidiana dei cittadini.
Il punto di partenza è l’alluvione del 26 settembre 2022. In un’ora caddero fino a 60 millimetri di pioggia, quando Trapani entra in crisi già oltre i 20–25 millimetri orari. Quel giorno l’acqua non aveva vie di fuga: i canali storici sono stati chiusi negli anni e oggi quasi tutta la pioggia finisce nelle fognature, che non sono progettate per reggere simili volumi. Quando le condotte vanno in pressione, l’acqua esce dalle caditoie e invade le strade.
Cosa cambierebbe per i cittadini
Il progetto cambia completamente il sistema: l’acqua piovana non deve più finire tutta nei tubi, ma deve essere intercettata e fatta scorrere in canali dedicati, separati dalle fogne. In pratica, l’acqua torna a scorrere in superficie e verso il mare, invece di restare intrappolata in città.
Questo significa, in concreto:
– meno strade trasformate in fiumi
– meno negozi e case allagate
– meno chiusure improvvise e meno danni
– meno soldi pubblici spesi dopo per riparare e rimborsare
Dove passano i canali
Gli interventi non sono astratti, ma localizzati nei punti dove oggi l’acqua fa più danni:
- Via Fardella: uno dei punti più bassi della città, dove verrebbe realizzato un canale per intercettare l’acqua che oggi corre sull’asfalto.
- Via Virgilio: canale laterale largo circa 1,5 metri, sempre in comunicazione con il mare, per eliminare uno dei principali punti di ristagno.
- Via Regione Siciliana: riapertura del vecchio tracciato del canale Scalabrino, oggi cancellato.
- Via Tenente Alberti: canale di grandi dimensioni (circa 3,5 metri) in grado di portare fino a 20 metri cubi d’acqua al secondo verso valle.
A questo si aggiunge il recupero della Salina Collegio, che diventerebbe una grande vasca di laminazione naturale: quando piove molto, l’acqua viene accumulata lì e rilasciata lentamente. Risultato: meno acqua immediata nelle strade della città.
Quanti soldi servono
Il costo complessivo del piano strutturale di messa in sicurezza idraulica è stimato in circa 42 milioni di euro. Dentro ci sono:
– riapertura dei canali storici
– nuovi canali urbani
– recupero della Salina Collegio
– separazione delle reti fognarie
– opere minori di drenaggio
A questo si aggiunge un secondo finanziamento distinto, già quantificato nel progetto DOCFA: circa 5 milioni di euro per la riforestazione delle aree colpite dagli incendi sul Monte Erice. Serve a rallentare la corsa dell’acqua verso la città e a ridurre il carico sui canali durante le piogge intense.
Un altro nodo da risolvere riguarda i canali non accatastati o intestati a privati: senza regolarizzazione catastale, molti interventi pubblici non possono partire. Anche questo passaggio è indicato come indispensabile.
Perché conviene farli
Perché oggi Trapani paga dopo, non prima. Ogni alluvione significa danni e rimborsi. Un esempio concreto arriva proprio dall’alluvione del 2022. Con la determinazione dirigenziale n. 201 del 21 gennaio 2026 è stato autorizzato l’anticipo della liquidazione di un contributo per i danni subiti tra settembre e novembre 2022. Il Comune ha disposto il pagamento di 30 mila euro in favore della ditta “OTTO” s.n.c., attività commerciale “D8 Interior” con sede in via Vespri 105.
Il contributo complessivo riconosciuto dalla Protezione civile regionale ammonta a 65.169,69 euro. L’anticipo è stato concesso su richiesta del legale rappresentante dell’impresa, che ha documentato una situazione di difficoltà economica legata ai danni subiti durante l’alluvione. La somma sarà liquidata tramite bonifico bancario, con copertura sul bilancio comunale 2026, mentre il saldo residuo di 35.169,69 euro sarà erogato con un successivo provvedimento.