Ospedale di Castelvetrano, sei anni di cantiere e bagni chimici al pronto soccorso
Cosa sta succedendo all’ospedale di Castelvetrano?
Il cantiere per l’area di emergenza del “Vittorio Emanuele II” di Castelvetrano dura da sei anni. Ora l’ASP di Trapani assicura che i lavori finiranno entro febbraio, eppure un dettaglio particolare della proroga suggerisce che la gestione sia ancora in emergenza. Ma andiamo con ordine.
Se vi è capitato di passare recentemente dal pronto soccorso dell’ospedale “Vittorio Emanuele II” di Castelvetrano, avrete notato una scena insolita per una struttura sanitaria: la presenza di bagni chimici destinati ai pazienti. Bagni chimici che sono oggi il simbolo di quello che potrebbe essere considerato l’ennesimo caso di inefficienza amministrativa e politica nella provincia di Trapani.
La storia dei lavori di ammodernamento dell’area di emergenza inizia nel 2020. L’obiettivo era ambizioso, seppure opportuno: ristrutturare gli spazi, creare una “camera calda” (ovvero l’area protetta dove arrivano le ambulanze) e riorganizzare l’intero servizio al fine di renderlo più efficiente. Tuttavia, i lavori hanno subìto un lungo stop nel maggio 2024, a causa di quelle che la stessa Azienda Sanitaria Provinciale definisce gravi inadempienze della ditta originaria, che hanno portato alla rescissione del contratto e a un contenzioso legale.
Le attività sono ripartite, quindi, soltanto a giugno dello scorso anno, nel 2025, e questa volta con una nuova impresa, la “Edilpa” di Sciacca, che oggi sta operando grazie ai fondi del PNRR. Il risultato è, però, un cantiere che si trascina ormai da sei anni e per il quale, nonostante il cambio di impresa, non è ancora stata scritta la parola fine.
Del resto, seppure l’ASP abbia ribadito pochi giorni fa che l’impegno di finire entro febbraio è valido e pienamente raggiungibile, c’è un dettaglio tecnico che potrebbe generare un certo scetticismo. L’8 gennaio scorso, infatti, la direzione sanitaria ha chiesto di prorogare il noleggio dei bagni chimici fino alla fine di febbraio.
E non è un dettaglio irrilevante. Perché la proroga ci dice, in sostanza, che – anche nella migliore delle ipotesi – i locali interni rimarranno inagibili fino all’ultimo giorno utile. Il che conferma come tutto sia ancora in pieno svolgimento e che il margine di errore per rispettare la scadenza sia praticamente minimo.
Nelle prossime settimane, quindi, si capirà se il pronto soccorso tornerà a essere una struttura sanitaria a pieno regime. Il cronoprogramma dei lavori, oggi, non ammette più alcun imprevisto.
Daria Costanzo
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