Si è tenuta ieri, davanti al Tribunale di Trapani, una nuova udienza del processo per violenza sessuale che vede imputati Antonio Pizzolato, Davide Lupo, Claudio Tutino e Stefano Mongiovì. Un’udienza tutta dedicata alle difese, con l’arringa dell’avvocato di Claudio Tutino, che ha messo al centro una tesi netta: l’assenza di prove tali da sostenere l’accusa.
Secondo il difensore, già nella fase preliminare sarebbe emersa l’insufficienza degli elementi raccolti dall’accusa, tanto da non giustificare neppure l’apertura del dibattimento. In aula è stato descritto il profilo dell’imputato come quello di una persona “tranquilla, incensurata, rispettosa delle donne”, lontana dall’immagine del soggetto violento delineata dalla Procura.
La ricostruzione della difesa
L’avvocato ha ricostruito la notte del 22 luglio 2022 come una serata trascorsa in modo consensuale. La turista finlandese, secondo questa versione, avrebbe denunciato una violenza sessuale di gruppo avvenuta all’interno di un residence dopo aver conosciuto alcuni dei ragazzi quella stessa sera. Tuttavia, per la difesa, il racconto presenterebbe incongruenze.
In particolare, Tutino – sempre secondo quanto sostenuto in aula – non sarebbe mai entrato in contatto diretto con la giovane: avrebbe lasciato il residence prima che lei rientrasse e, al suo ritorno, avrebbe trovato già presenti le altre amiche della ragazza.
Il nodo del video e delle “tracce”
Uno dei passaggi centrali dell’arringa ha riguardato il video acquisito agli atti del processo. Per il legale di Tutino, si tratterebbe di un elemento che non dimostra alcuna imposizione, ma al contrario una situazione di partecipazione e assenza di costrizione.
La difesa ha insistito anche sull’assenza di tracce di colluttazione, segni evidenti di violenza o elementi che possano indicare una costrizione fisica. «Non vi è traccia alcuna di piano imposto, né di una situazione di piena consapevolezza da parte della difesa», è stato sottolineato.
Il contesto e le testimonianze
Nel corso dell’arringa sono state richiamate anche alcune prove indirette, come i filmati che ritraggono i ragazzi al pub prima della serata: immagini che, secondo la difesa, mostrerebbero un clima sereno e privo di elementi che possano far presagire una violenza.
Un altro punto evidenziato riguarda il contesto successivo alla serata. Il legale ha ricordato come, al rientro da Trapani, le amiche della ragazza abbiano appreso dell’accaduto solo in un secondo momento, quando la giovane era già rientrata in Finlandia e seguita da un legale.
La questione medica
Elemento centrale della strategia difensiva è stato anche il riferimento alla documentazione sanitaria: secondo l’avvocato, l’assenza di lesioni tipiche riscontrate durante la visita in ospedale immediatamente successiva alla denuncia rappresenterebbe un dato incompatibile con l’ipotesi di una violenza sessuale di gruppo.
Da qui la conclusione netta: «Nessun dubbio sul consenso della donna. La ricostruzione dell’accusa si basa esclusivamente sul suo racconto, non supportato da riscontri oggettivi».
Verso la sentenza
Con l’udienza di ieri, il processo entra nella sua fase conclusiva. Il Tribunale, presieduto dal giudice Franco Messina, si avvia ora verso la decisione finale: la sentenza è attesa il 16 febbraio, salvo eventuali repliche del pubblico ministero.
Un processo che, anche in questa udienza, ha confermato come il vero terreno di scontro resti uno solo: la prova, o meglio, la sua assenza o sufficienza, su cui si giocherà il verdetto finale.