Nuova strage nel Mediterraneo: si temono centinaia di vittime
Potrebbe essere una delle peggiori tragedie degli ultimi mesi nel Mediterraneo centrale. L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ha reso noto che ci sono evidenze di almeno 51 migranti morti al largo di Tobruk, nella Libia orientale, anche se manca ancora una conferma ufficiale. Un bilancio che rischia di aggravarsi ulteriormente.
Nel frattempo, tre decessi sono stati registrati a Lampedusa. Due gemelline di appena un anno sono morte per ipotermia prima dello sbarco, secondo il racconto della madre, originaria della Guinea. Un uomo è deceduto poco dopo l’arrivo sull’isola. Alcuni superstiti hanno riferito della partenza di un’altra imbarcazione mai giunta a destinazione: si teme un ulteriore naufragio.
Le vittime si aggiungono alle circa 50 persone morte in mare dopo la partenza da Sfax, in Tunisia. La tragedia è emersa solo grazie alla testimonianza dell’unico sopravvissuto, soccorso e trasferito a La Valletta. L’uomo ha raccontato che l’imbarcazione si è ribaltata a causa del mare in tempesta.
Tra il 18 e il 21 gennaio, il Mediterraneo è stato interessato da venti fino a 120 km orari, provocati dal ciclone “Harry”. Proprio in quei giorni diverse barche sono salpate dalla Tunisia, nonostante le condizioni proibitive. Un messaggio di allerta inviato dalla guardia costiera italiana alle navi in transito nello Stretto di Sicilia segnalava otto barconi in difficoltà, per un totale di circa 380 persone a bordo. Di molte di queste imbarcazioni non si hanno più notizie.
Sul piano politico, dopo le prime dichiarazioni del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sul calo degli sbarchi rispetto allo scorso anno, è calato il silenzio. L’Oim ha condannato duramente l’operato dei trafficanti, definendo criminale l’organizzazione di viaggi su barconi sovraffollati e inadatti alla navigazione, soprattutto durante una tempesta.
Resta però irrisolto il nodo dei soccorsi. Le operazioni di ricerca e salvataggio restano limitate, mentre le ong continuano a incontrare ostacoli. L’unica voce forte che si è levata in questi giorni è quella della Chiesa.
«Non possiamo rassegnarci alla logica della morte», ha dichiarato il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei. L’arcivescovo Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes, ha chiesto con forza un’operazione europea di ricerca e soccorso, condivisa da tutti i 27 Stati membri dell’Unione.
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