Nei giorni scorsi, a Torino, si è svolta una manifestazione a sostegno del centro sociale Askatasuna, in seguito allo sgombero subito dalla struttura. Il corteo, iniziato alle 14.30, ha visto la partecipazione di circa 25 mila persone secondo la Questura e 50 mila secondo gli organizzatori.
All’imbrunire, un reggimento — ha riferito la Questura — di circa 1.500 criminali ha scatenato una vera e propria guerriglia urbana, facendo uso di scudi protettivi in latta, pietre, pezzi di selciato, bottiglie, razzi, bombe carta e tubi di lancio artigianali utilizzati per sparare materiale pirotecnico. Per circa due ore si sono susseguiti numerosi attacchi alle Forze dell’Ordine, che hanno causato il ferimento di oltre 100 agenti.
Hanno fatto il giro del pianeta le cruente e vergognose immagini dell’agente di pubblica sicurezza Alessandro Calista, aggredito a martellate da una decina di gangster e salvato dal collega Lorenzo Virgulti. Solo una serie di circostanze fortuite ha evitato la morte del poliziotto.
Nel capoluogo piemontese era atteso — perché ampiamente pubblicizzato — l’arrivo di oppositori ai cantieri della Val di Susa, sostenuti da un numero consistente di antagonisti particolarmente violenti provenienti dalla vicina Francia, dal Centro Europa e da diverse città italiane. A questi si è aggiunta una componente che i politologi definiscono “nichilista”: a unirli non è un’ideologia, ma la guerriglia stessa.
La chiusura di Askatasuna ha così fornito il pretesto per trasformare una legittima protesta a volto scoperto in un vero e proprio campo di battaglia, occupato da delinquenti a volto coperto che hanno utilizzato tecniche quasi militari, cambiando abbigliamento tra un attacco e l’altro per rendersi irriconoscibili. Alla fine si contano tre arresti e 24 persone denunciate a piede libero.
La gestione dell’ordine pubblico ha lasciato a desiderare — per usare un eufemismo. L’attività di intelligence non è stata in grado di prevenire quanto accaduto, così come risultano gravi le responsabilità di prefetto, questore e sindaco.
Alla luce dei fatti, si rende necessario riesumare una soluzione già adottata in passato anche dai sindacati: gli organizzatori degli eventi, con il supporto dei partiti politici, dovrebbero dotarsi di un proprio servizio d’ordine, capace di isolare e respingere i violenti.
In questo momento storico ciò è di vitale importanza per la democrazia, per rimettere al centro la politica e l’articolo 49 della Costituzione, che afferma:
«Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale».
Vittorio Alfieri