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04/02/2026 06:00:00

UniPa, caso Fisioterapia: taglio dei posti e scontro tra CISL, Rettore e Policlinico

È scoppiato il caso del corso di laurea in Fisioterapia all’Università di Palermo. Vi sarebbe una importante riduzione dei posti messi a disposizione per gli studenti per il prossimo anno accademico, passando da 35 a 20. È questa la denuncia della CISL Università, che ha anche segnalato la carenza di fisioterapisti sul territorio e come la riduzione dell’offerta formativa vada in direzione opposta rispetto ai bisogni reali della popolazione.

 

“La scelta di ridurre con il taglio dei posti del Corso di Laurea in Fisioterapia deliberata dal Senato Accademico e dal Consiglio di Amministrazione dell’Università di Palermo risulta formalmente motivata da una presunta carenza di risorse umane e strutturali, necessaria a soddisfare i requisiti minimi di accreditamento”.

 

La CISL continua lanciando un’accusa chiara: “Il Magnifico Rettore appare subire passivamente le volontà aziendali senza riuscire (o voler) imporre le proprie prerogative. Il Rettore, quale garante della funzione didattica e di ricerca, ha il dovere di difendere gli spazi del sapere pubblico. La sua inerzia dinanzi alle scelte dell’AOUP rappresenta una rinuncia al ruolo accademico di vertice ricoperto, conducendo l’Università ad un ruolo subalterno all’AOU a discapito della formazione dei futuri professionisti della salute”.

 

In termini pratici, significa che i giovani studenti, non riuscendo ad accedere alla formazione pubblica, si formeranno presso le università private, con rette spesso insostenibili: “È un corto circuito istituzionale: sono le scelte delle istituzioni pubbliche a generare un mercato privato della formazione sanitaria”.

 

Midiri: accuse inaccettabili e prive di fondamento

 

Il Rettore di UniPa, Massimo Midiri, ha replicato alla CISL evidenziando che “l’attribuzione a questa Università della scelta di aver ridotto l’offerta formativa, tagliando i posti nel corso di laurea di che trattasi, è del tutto disancorata dalla realtà, atteso che nessuna determinazione al riguardo è stata adottata dagli Organi di Governo dell’Ateneo”.

 

La stessa accusa rivolta allo scrivente di inerzia e di mancata difesa del sapere pubblico, aggiunge, “risulta fuorviante e frutto di una scarsa conoscenza delle numerose interlocuzioni avviate con l’AOUP e la Scuola di Medicina, finalizzate a risolvere le criticità segnalate dagli studenti del citato corso di laurea e dagli Ordini professionali”.

 

Il Rettore ha poi evidenziato come, con diverse note, si “proponesse di individuare all’interno del Dipartimento di Riabilitazione e Fragilità Assistenziale le figure tutoriali necessarie per il soddisfacimento delle esigenze formative degli studenti iscritti al CdL in Fisioterapia, da aggiungersi ai fisioterapisti già afferenti all’UO Professioni sanitarie della riabilitazione”.

 

Infine, il 26 gennaio 2026 si sono individuate “ulteriori risorse idonee per le attività formative del corso di laurea in oggetto”.

 

Il Policlinico: formazione assicurata

 

Il Policlinico Paolo Giaccone di Palermo è impegnato a sostenere le esigenze formative previste dal protocollo d’intesa e a vigilare sul puntuale rispetto delle disposizioni in materia: è questa la risposta della direzione alle affermazioni contenute nella nota sindacale.

 

Aggiungono poi che “è stata infatti avviata e costantemente mantenuta un’articolata e continua interlocuzione istituzionale con l’Università degli Studi di Palermo, con gli Organi accademici competenti e con gli ulteriori soggetti istituzionali coinvolti, finalizzata ad affrontare in modo strutturato le criticità emerse nello svolgimento delle attività di tirocinio del Corso di Laurea in Fisioterapia”.

 

Le borse di studio ERSU e i rinvii

 

Le promesse non tengono in piedi il diritto allo studio e il tempo, da solo, non risolve nulla: dopo mesi di silenzi, rinvii e rassicurazioni di facciata, la vicenda delle borse di studio dell’ERSU Palermo torna a essere una ferita aperta per centinaia di studenti e studentesse dell’Università di Palermo, che a dicembre erano scesi in piazza per denunciare pratiche ferme e assenza di comunicazioni, mentre gennaio è scivolato via nel vuoto più totale e solo negli ultimi giorni si sono visti timidi segnali di attività giudicati insufficienti da chi aspetta da mesi ciò che gli spetta di diritto; a rompere il muro del silenzio è Irene Ferrara, rappresentante degli studenti e componente del Consiglio di Amministrazione dell’ente, che ricorda come le borse di studio non siano un favore ma uno strumento essenziale di garanzia del diritto allo studio e denuncia le conseguenze concrete dei ritardi — affitti da pagare, scelte obbligate, rinunce e indebitamenti — avvertendo che la mobilitazione non si spegnerà finché non arriveranno risposte chiare, trasparenza e tempi certi: perché il diritto allo studio non può restare appeso a un “ci stiamo lavorando”.