Tari alle stelle, la Sicilia paga il conto dei rifiuti. E Trapani è tra le città più care
Si paga molto, spesso troppo. E si riceve poco. Molto poco. La fotografia arriva dall’indagine del Servizio Stato Sociale della UIL, che certifica quello che i siciliani sanno da anni: la gestione dei rifiuti nell’Isola è un costo pesantissimo per le famiglie, senza un servizio all’altezza.
Trapani maglia nera siciliana
Con 521 euro annui per una famiglia tipo di quattro persone in un’abitazione di 80 metri quadrati, Trapani guida la classifica regionale ed è quarta a livello nazionale. Peggio, in Italia, fanno solo Pisa (650 euro), Brindisi (529) e Pistoia (524).
Subito dopo Trapani c’è Agrigento con 500 euro (ottava in Italia). Tra le città metropolitane siciliane, Catania arriva a 483 euro, Palermo a 373 e Messina a 315. Tutte sopra la media nazionale di 350 euro.
Il confronto che fa male
Il divario con il resto del Paese è netto.
Mentre a Trapani e Agrigento si superano i 500 euro, La Spezia si ferma a 180 euro, Belluno e Novara a 204, Brescia a 208. Persino Milano, capitale economica d’Italia, paga meno: 294 euro.
Tra le grandi città, Genova è la più cara con 518 euro, seguita da Napoli (499) e Reggio Calabria (494). Catania è quarta in questa classifica poco invidiabile. All’estremo opposto c’è Bologna, con appena 236 euro: meno della metà di Trapani.
Gli aumenti dal 2020 a oggi
Negli ultimi cinque anni la Tari in Sicilia non ha mai smesso di crescere:
- Trapani: da 494 a 521 euro (+5,5%)
- Agrigento: da 470 a 500 euro (+6,4%)
- Catania: da 403 a 483 euro (+19,8%)
- Palermo: da 282 a 373 euro (+32,3%)
- Messina: dopo il picco di 476 euro nel 2022, oggi è a 315
Anche Ragusa (428 euro) e Siracusa (480) restano ben oltre la media nazionale.
A livello italiano, l’aumento medio tra 2024 e 2025 è stato del 3,73%, ma in Sicilia e non solo si registrano rincari molto più pesanti: Palermo +8,25%, Siena +13,54%, Treviso +16,02%.
Il nodo vero: gli impianti che non ci sono
Alla base di tutto c’è una falla strutturale: la carenza di impianti di trattamento e riciclo.
Senza infrastrutture adeguate, i rifiuti vengono spediti fuori provincia o fuori regione, con costi enormi che finiscono dritti in bolletta.
Il Pnrr avrebbe dovuto cambiare passo, ma – avverte Biondo – procede «in modo disomogeneo e preoccupantemente lento». E senza investimenti veri, anche strumenti come la tariffa puntuale rischiano di diventare un’ulteriore stangata.
Bollette salate, servizi insufficienti
Per migliaia di famiglie siciliane la Tari è ormai un salasso fisso, che pesa su redditi già fragili.
La richiesta della Uil è netta: politiche di lungo periodo, investimenti strutturali, governance trasparente. Perché la gestione dei rifiuti non può continuare a essere un’emergenza permanente, pagata soprattutto da chi ha meno.
In Sicilia il conto è già arrivato. Ed è salatissimo.
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