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08/02/2026 06:00:00

Cultura, Costituzione e Libertà: un invito ai giovani a coltivare il pensiero

Una riflessione e un invito alle ragazze e ai ragazzi di questa comunità: scrivo di cultura e di Costituzione, mantenendomi nell’alveo della stessa e dei suoi valori.

La cultura serve? A voi che mi state leggendo, vi aiuta a vivere un tempo diverso?

 

Ho sessant’anni compiuti da qualche mese. Scoprii l’emozione del teatro a undici anni: Il piacere dell’onestà di Luigi Pirandello, teatro Parioli a Roma. Confesso di aver capito poco della messinscena, ma tutto ciò che avevo intorno – le luci di sala, il fruscio dell’apertura del sipario, le luci di palco, la scenografia – mi entrò dentro. Quella ritualità fu fatale: mi innamorai di questa forma di espressione, di parola, che è il teatro. Capii poi che mi ero innamorato delle parole…

 

Tornando a casa, eravamo lì perché mia madre, insegnante, non avendo dove lasciare me e mia sorella, ci aveva portato con lei. Parlammo di quanto appena trascorso e delle emozioni provate.

Un sabato pomeriggio, in una scuola di questa città, invitato a uno spettacolo, ho vissuto emozioni forti e belle e in cuor mio mi sono detto: speriamo che non attraversino solamente, ma che restino dentro per la vita anche a loro, che erano attori e pubblico.

 

La cultura è questa cosa qui: un’emozione fortissima, come quando guardi un quadro, una fotografia o ascolti un dialogo a cinema o a teatro, e te la porti dentro. Ti cambia la percezione del vivere.

 

Rileggendo un saggio di Gustavo Zagrebelsky, già Presidente della Corte Costituzionale, Fondata sulla Cultura, arte, scienza e Costituzione, ho trovato una riflessione sul nostro vivere. Lui, da cultore del dettato dei Padri Costituenti, rilegge passi e articoli della nostra Carta e sottolinea che c’è una Costituzione politica, una economica e una culturale: questa dimensione, spesso dimenticata dalla politica attuale, è bistrattata o mercificata e spacciata sotto altre forme.

Ciò che connota una comunità, ovvero noi, è un patto sociale che stringiamo. Parafrasando il nostro, noi non siamo la somma di rapporti bilaterali concreti tra persone che si conoscono reciprocamente. Siamo un insieme di rapporti astratti di persone che si riconoscono come appartenenti a una medesima cerchia umana, senza che gli uni sappiano chi sono gli altri (chi vi scrive e voi tutti, in questo caso).

 

E come può esserci vita comune, cioè società, tra perfetti sconosciuti? Qui entra in gioco la cultura. E quale spazio occupa nel nostro quotidiano?

Forse quanto vi sto dicendo lo comprenderete meglio col tempo e con l’esperienza: ma senza idee non c’è cultura, e senza cultura non c’è società. E senza libertà della cultura non c’è libertà della società.

 

Spaventa il libero pensiero, l’autonomia di riflessione che dovrebbe essere alla base di un qualunque principio democratico. Abbiamo articoli quali il 9, il 33 e il 34 che sanciscono pienamente questi concetti; eppure, in una terra come la nostra, oggi come possiamo parlare di cultura quando i numeri ci inchiodano all’inconsistenza?

Dati ISTAT e AIE fotografano una Sicilia forse prima… nelle classifiche inverse per lettura e acquisto di libri. Circa l’80% dei siciliani non acquista un libro in un anno, si legge pochissimo, e se nel 2024 c’è stata una flessione delle vendite dei libri a livello nazionale, da noi si è registrato un crollo. Di recente, due librerie storiche a Palermo e Messina hanno chiuso, segno di un territorio che si impoverisce.

 

Come puoi formarti un pensiero critico se non leggi, se non ti informi? Lettura di quotidiani o settimanali, un mensile per abitudine: i numeri sono bassissimi e richiedono riflessioni in famiglia e a scuola.

Siete nativi digitali o quasi e dovreste piegare queste enormi opportunità di informazione ad arricchire il vostro sapere e la vostra curiosità – che dovrebbe essere il motore principale di ogni azione – eppure a volte ho l’impressione che restiate sul pelo dell’acqua.

Mesi fa ero al Senato della Repubblica, Palazzo Giustiniani, per un incontro dal titolo IA Controlla la Mente? Persuasione Superumana e Crisi della Realtà. Seguendo un relatore esperto, ho appreso alcuni dati che vi trasferisco: la nostra capacità di attenzione è crollata, da 2,5 minuti a 45 secondi. Il 45% degli adolescenti è online quasi costantemente e utilizza la rete come canale principale per costruirsi un’idea informata della realtà. Se non avete avuto i brividi a questa frase, ve la ripeto: la valutano come il sistema elettivo per costruire un modello della realtà. Non cercano risposte, ma storie che confermino ciò che già pensano, dentro una bolla cognitiva a basso sforzo mentale.

 

Questo è uno dei segnali della crisi evidente che nessuno vuol vedere: professori, alunni, madri, padri. È un sistema di valori che richiede cura e tempo, e ciò che viviamo tutti è teso a un qualcosa a basso sforzo cognitivo: i risultati, se non ve ne siete accorti, sono il tempo che viviamo.

La radice di cultura è colĕre, «coltivare», ma significa anche cura, prendersi cura di… La scuola è questo: quel luogo dove far innamorare di un sapere che possa andare oltre la soglia dei 45 secondi. È quel luogo dove il tempo si declina come kairòs e non come crònos, qualità più che quantità. Poco importa se studiate su carta o device digitale: quel tempo scandito oggi ve lo ritroverete per tutta la vita. Un libro di 180 pagine per scoprire se l’assassino è stato il maggiordomo lo potrai leggere solo fino alla fine, e troverai parole e costrutti verbali nuovi, che farai tuoi, arricchendo il vostro abitare questo tempo.

Io auguro ogni sforzo a chi studia, perché fuori è anche peggio. E se i professori non avranno nella loro missione questo obiettivo – non parlo di lavoro, ma di apprendimento per la vita – abbiamo perso non tempo, ma la scommessa sul nostro presente.

 

Sarete la classe dirigente di questa società. Lo penso e lo dico da sempre. Chi vi indica come “il futuro” diffidate: difende solo la sua posizione, nulla di più. Voi siete un nemico assoluto: siete giovani, avete un punto di vista aderente alla realtà e non dovete difendere alcuna posizione perché ve la state costruendo. Quando si parla di rigenerazione urbana, diffidate ancora di più: non ci sarà cambiamento strutturale senza ripartire dalle persone.

 

Siete delle luci meravigliose di questo percorso chiamato vita: siate curiosi sempre, non arrendetevi alla banalità e soprattutto lottate – lo ripeto – contro la sopraffazione delle idee. Questo si argina con un quotidiano esercizio, diventando migliori come donne e uomini nel nostro vivere.

Per il resto non ho ricette pronte – magari le avessi – ma vivere la cultura e quindi vivere nel rispetto delle regole del confronto civile ci eleva alla normalità. Essere semplicemente normali: ricordatevelo sempre. La cultura è l’unico filtro che vi fa vedere meglio: siate curiosi.

 

Giuseppe Prode