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10/02/2026 06:00:00

I fatti di Torino. Il diritto non è un'opinione

Privi come siamo, ormai, di ogni punto di riferimento, appare di qualche utilità recuperare la nozione di limite, per non smarrire la rotta del ragionamento davanti a fatti straordinari sempre più frequenti.

 

Di fronte a questi, tuttavia, non perdiamo il “vizietto” di iscriverci al circolo degli esperti in grado di esprimere proposte e giudizi definitivi, come in un enorme circolo Pickwick, forse per illuderci di essere meno soli e di prendere parte al conciliabolo del villaggio.

 

Si potrebbe convenire che ci compiaciamo solo di partecipare a una sorta di agorà in un’enorme piazza telematica attrezzata con schermi dove vengono proiettate incessantemente le immagini del fatto di cui si dibatte.

 

Tutto ciò potrebbe persino essere considerato una forma di benefica terapia collettiva se non fosse che la proposta o il giudizio espressi non comportano, al contempo, l’assunzione di responsabilità (morale, giuridica, politica), parola, anche questa, sparita dalle carte di navigazione.

 

Ebbene, di fronte ai gravissimi fatti di Torino ed in particolare al “pestaggio” dell’agente di Polizia, è stata pubblicamente e assai autorevolmente annunciata l’opinione di trovarci di fronte a un “tentato omicidio”.

 

 

Ora, tale opinione è certamente legittima nel consesso dei convenuti al libero confronto, ma diventa assunzione di una precisa responsabilità disciplinare, o peggio, per il magistrato dell’ufficio di Procura che procede e che dovrà provvedere all’iscrizione della “notizia di reato”.

 

Il reato da accertare con il futuro processo si sviluppa come una fotografia nella camera oscura: fino alla sentenza definitiva che, come è noto, consegue solo al giudizio di Cassazione, che potrà consistere anche negli eventuali gradi di rinvio successivi. Si potrebbe dire, con espressione figurata prestata da altre discipline, che la formazione della contestazione del fatto suscettibile di una condanna probabile è frutto di un “work in progress”.

 

È importante, dunque, che il magistrato dell’ufficio di Procura che iscrive la notizia di reato (atto obbligatorio o facoltativo che sia, stando alla nuovissima normativa processuale) si ponga davanti al fatto penalmente rilevante con la lente dell’analista, cercando di individuare gli elementi costitutivi del reato che si profila, in modo da inoltrare al giudice che verrà un atto con cui eserciterà l’azione penale con possibilità di future risposte liberatorie il più ridotte possibile.

 

Ciò che quel magistrato dovrà evitare in ogni modo è iscrivere un reato secondo notizie correnti o suggerimenti esterni, proprio in quanto autonomo e indipendente (art. 104 Cost.) e investito del potere di esercitare l’azione penale sotto l’unico vincolo della legge (art. 101 Cost.), pena una possibile responsabilità disciplinare o peggiore.

 

Il terribile diritto pretende il rispetto delle sue regole, innanzitutto da parte dei magistrati, e non come se fossero nell’universo di Eä, nelle terre di Valinor, Beleriand, Númenor o la Terra di Mezzo, nel regno di Isildur o del suo discendente Aragorn, vincolati da un patto di fedeltà e lealtà al sovrano.

 

Una volta discesi da quelle nuvole nel nostro mondo reale, dobbiamo decidere se riconoscere e accettare o no i limiti già condivisi dalla comunità che si è data la sua legge fondamentale: la Costituzione.

 

Ed i principi fondamentali di essa rimangono l’art. 13, che recita: “Ogni restrizione della libertà personale dovrà essere decisa dall’autorità giudiziaria con atto motivato”; l’art. 101, che recita: “I giudici sono soggetti soltanto alla legge”; l’art. 104, che recita: “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”.

 

Filippo Messana – magistrato



Diritti | 2026-02-10 06:00:00
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I fatti di Torino. Il diritto non è un'opinione

Privi come siamo, ormai, di ogni punto di riferimento, appare di qualche utilità recuperare la nozione di limite, per non smarrire la rotta del ragionamento davanti a fatti straordinari sempre più frequenti. Di fronte a questi,...