Ars, la maggioranza che non c’è: voto segreto, riforma affondata e governo in apnea
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All’Assemblea regionale siciliana la maggioranza esiste più nei comunicati che nei voti. In Aula si contano assenze, distinguo, franchi tiratori e malumori che ormai non sono più episodici ma strutturali. Ogni provvedimento è una trattativa, ogni seduta un test di sopravvivenza, ogni legge un campo minato.
Seduta di mercoledì, la riforma affonda
Mercoledì è naufragata la riforma degli Enti Locali. Una serie di bocciature, arrivate con il voto segreto, ha messo a nudo la fragilità dei numeri. In particolare, un articolo secondario del testo è stato respinto con 33 voti contrari e un solo favorevole.
I tempi sono stati dettati dall’opposizione, ma a fare la differenza sono stati i franchi tiratori. Il dato politico è evidente: la maggioranza non tiene in Aula. Si tornerà a discutere il 17 febbraio alle 15, ma il clima resta quello di una legislatura in equilibrio precario.
Le reazioni in Forza Italia
In casa Forza Italia il dibattito è esploso. Nicola D’Agostino respinge l’etichetta di “traditore” e rivendica l’inutilità dell’articolo 10. Sulla stessa linea Margherita La Rocca Ruvolo, che ha votato contro la norma sulla digitalizzazione degli archivi urbanistici comunali.
La Rocca Ruvolo, anche sindaco di Montevago, contesta nel merito il provvedimento: digitalizzare in 120 giorni interi archivi tecnici senza adeguate risorse sarebbe, a suo dire, un “cappio” per i Comuni, soprattutto i più piccoli. Porta un esempio concreto: per digitalizzare 500 delibere con allegati, il suo Comune ha ricevuto un preventivo da 40 mila euro. Figuriamoci – sostiene – cosa significhi farlo su larga scala e in tempi stretti.
Anche Salvo Tomarchio interviene sul nodo politico: al di là del singolo articolo, occorre – dice – una riflessione sull’uso del voto segreto, che andrebbe limitato ai casi legati a questioni etiche, per garantire trasparenza e responsabilità.
L’opposizione all’attacco
Le opposizioni parlano apertamente di maggioranza a pezzi. Il capogruppo del M5S all’Ars, Antonio De Luca, sostiene che il governo non abbia più i numeri e che dovrebbe prenderne atto.
Per Cateno De Luca, leader di Sud chiama Nord, la crisi è solo all’inizio: senza un azzeramento della giunta, la maggioranza non sarebbe più recuperabile.
Una legislatura in bilico
Il quadro che emerge è quello di una maggioranza formalmente compatta ma politicamente sfilacciata. I voti segreti diventano terreno di regolamento di conti interno, le riforme si trasformano in trappole, e il governo è costretto a navigare a vista.
La domanda ora è semplice: si tratta di un incidente di percorso o dell’inizio di una resa dei conti più ampia? Il 17 febbraio dirà se la maggioranza riuscirà a ricompattarsi o se continuerà a esistere soltanto sulla carta intestata.
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