Ars nel caos: riforma enti locali rinviata, a rischio le quote di genere nelle giunte
Colpo di scena all’Ars: la riforma degli enti locali, che contiene anche la norma sulle quote di genere nelle giunte comunali, è stata rinviata alla prossima settimana dopo una clamorosa bocciatura in Aula. Se il disegno di legge dovesse saltare, verrebbe meno anche l’obbligo del 40% di rappresentanza femminile approvato due giorni fa.
L’unanimità, questa volta, è servita a fermare tutto. Sotto i colpi dei franchi tiratori, il Parlamento siciliano è stato costretto a tirare il freno a mano. La giornata che doveva portare la riforma al traguardo si è trasformata in un caos politico.
Dopo un’ora di stallo per l’assenza del governo in Aula, l’Assemblea ha iniziato a votare su un articolo considerato secondario, relativo alla possibilità per alcuni Comuni di investire sulla digitalizzazione. Dubbi sono stati sollevati dall’opposizione, in particolare dal Pd, che ha chiesto chiarimenti sull’utilità della norma. Diversi emendamenti soppressivi sono stati approvati con voto segreto, fino alla bocciatura dell’intero articolo: 33 voti contrari e uno solo favorevole. Un risultato che ha spiazzato la maggioranza e fatto esplodere la tensione in Aula. A quel punto il centrodestra ha preferito rinviare tutte le votazioni alla prossima settimana. Slittano così anche le norme più attese, come il terzo mandato per i sindaci dei Comuni fino a 15 mila abitanti e l’introduzione del consigliere supplente.
E con il rinvio resta in bilico anche la norma sulle quote di genere, approvata nelle ore precedenti all’interno dello stesso disegno di legge. Il Parlamento siciliano aveva infatti detto sì all’obbligo del 40% di rappresentanza del sesso meno rappresentato nelle giunte comunali dei Comuni sopra i 3 mila abitanti. La misura, inserita nel ddl Enti locali e modificata in Aula, sarebbe dovuta entrare in vigore dal primo rinnovo utile, allineando la Sicilia al resto del Paese su un principio già applicato altrove. Soddisfazione era stata espressa dalle donne deputate all’ARS, Bernardette Grasso, Margherita La Rocca, Luisa Lantieri di Forza Italia, Elvira Amata, Giusy Savarino di FdI, Ersilia Saverino, Valentina Chinnici del Pd, Roberta Schillaci, Lidia Adorno, Stefania Campo, Cristina Ciminnisi, Josè Marano del M5s, Nunzia Albano, Serafina Marchetta della Dc e Marianna Caronia di Noi moderati.
In una nota congiunta: “È una battaglia vinta dalle donne che potranno partecipare alla vita politica ed amministrativa con ruoli nei governi municipali. Abbiamo spinto molto, come donne parlamentari, al di là degli schieramenti politici, affinché si arrivasse a questo risultato ed oggi l’Ars ha dato il via libera definitivo – dicono – È stato anche un tema su cui ci si è confrontati come fosse una questione di civiltà ed unite abbiamo spinto per arrivare al voto odierno. Dispiace che l’applicazione sia rimandata al rinnovo degli organi comunali con l’elezione del sindaco e del consiglio comunale. Ma già con le elezioni amministrative di primavera l’obbligo sarà effettivo”.
Anche il capogruppo del M5S Antonio De Luca aveva commentato così: “Una nutrita rappresentanza femminile nelle giunte era doverosa e il fatto che siamo stati costretti a dover fare una legge che obbligasse i sindaci a nominare il 40 per cento delle donne in giunta è veramente triste. Il Movimento 5 Stelle si è sempre battuto per tagliare questo traguardo e ha sempre dato grande spazio alle donne, come testimoniano le colleghe che lavorano a fianco a noi a tutti i livelli istituzionali. Fosse stato per noi avremmo portato addirittura al 50 per cento la rappresentanza femminile nelle giunte dei Comuni e, in tal senso, avevamo presentato pure un emendamento”. Marianna Caronia (Noi Moderati) aveva parlato di “provvedimento giusto”, mentre Gianfranco Miccichè (Grande Sicilia) aveva evidenziato come il voto non fosse affatto scontato, date le resistenze trasversali emerse in Aula. Ora però tutto torna in discussione. Se la riforma degli enti locali non dovesse essere approvata in via definitiva, salterebbe anche l’obbligo del 40% nelle giunte comunali. Un rischio già evocato pubblicamente dalla stessa Caronia, che ha messo in guardia da eventuali tentativi di “neutralizzare” la norma.
Il nodo è anche temporale: secondo molti parlamentari, i tempi per rendere operative le nuove regole prima delle prossime elezioni amministrative sarebbero ormai strettissimi. La partita, insomma, è tutt’altro che chiusa. E la rappresentanza di genere nelle giunte siciliane resta, per ora, sospesa tra un voto approvato e una legge ancora tutta da confermare.
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