Vento record in Sicilia. Alle 6.17 di ieri, 13 febbraio, la stazione SIAS di Fiumedinisi ha registrato una raffica di 43,9 metri al secondo, pari a 158 chilometri orari. Numeri che raccontano più di qualsiasi bollettino meteo.
Si tratta del valore più alto registrato dal 28 dicembre 2009, quando si toccarono i 50,1 m/s (180 km/h). Ma c’è un dettaglio tecnico che rende il dato di oggi ancora più significativo.
Il dato più alto dell’era “ultrasuoni”
La stazione SIAS di Fiumedinisi (in provincia di Messina), ubicata in Contrada Reitana, è stata dotata il 23 marzo 2011 di un sensore ad ultrasuoni, in sostituzione del precedente anemometro meccanico a coppette di Robinson.
Il valore odierno è il più elevato da quando è entrato in funzione il nuovo sistema.
Gli anemometri a ultrasuoni sono generalmente più affidabili perché non hanno parti meccaniche in movimento. Eliminano l’usura e riducono errori legati all’attrito. Tuttavia, alle velocità più elevate potrebbero – almeno in teoria – penalizzare la misura delle raffiche estreme.
Non sono stati però effettuati confronti diretti tra le due tecnologie in condizioni analoghe, quindi l’ipotesi resta tale.
Un evento estremo, non un episodio isolato
Al di là delle questioni strumentali, resta un fatto: 158 km/h sono un valore eccezionale.
Non si tratta di vento “forte”. Si tratta di una raffica che può provocare danni strutturali, abbattimento di alberi, crolli di impalcature, distacchi di coperture e seri rischi per la sicurezza pubblica.
E mentre in queste ore la Sicilia fa i conti con alberi pericolanti, pali abbattuti, lungomari invasi dal mare e infrastrutture danneggiate, questo dato ricorda un aspetto spesso sottovalutato del rischio climatico: non solo piogge intense e alluvioni, ma anche venti estremi sempre più frequenti e violenti.
Il rischio climatico che non fa rumore
Quando si parla di cambiamenti climatici, l’attenzione si concentra quasi sempre su temperature record e bombe d’acqua.
Il vento, invece, resta sullo sfondo. Eppure è uno dei fattori più impattanti in termini di danni economici e pericoli per la popolazione.
La raffica registrata a Fiumedinisi non è solo un numero da archivio meteorologico. È la fotografia di un territorio esposto, fragile, dove infrastrutture e pianificazione devono fare i conti con eventi che, un tempo rari, stanno diventando meno eccezionali.