A Marsala le dimissioni diventano un atto d’amore politico. O quasi.
L’uscita dalla Giunta comunale degli assessori Donatella Ingardia, Salvatore Agate e Ivan Gerardi, insieme a quella di Gaspare Lentini da Marsala Schola, viene presentata come un gesto di rispetto verso gli elettori e verso l’intera coalizione di centrodestra. Una scelta che, nelle dichiarazioni ufficiali, non avrebbe nulla di traumatico, nulla di polemico, nulla di conflittuale.
Secondo quanto affermano Stefano Pellegrino, capogruppo di Forza Italia all’Assemblea Regionale Siciliana, ed Enzo Sturiano, presidente del Consiglio comunale di Marsala, le dimissioni non rappresentano “in alcun modo” una bocciatura del lavoro svolto. Anzi, si ringraziano gli assessori per l’impegno e la passione, si sottolinea la qualità dell’azione amministrativa, si ribadisce la condivisione del percorso politico.
Insomma, tutto bene. Così bene che qualcuno ha deciso di lasciare.
Le dimissioni, spiegano Pellegrino e Sturiano, servirebbero ad aprire uno spazio di confronto più ampio in vista della scelta della nuova candidatura a sindaco. Non una frattura, ma una fase di riflessione. Non uno strappo, ma un passaggio di responsabilità. L’obiettivo dichiarato è individuare una candidatura capace di rappresentare compiutamente tutta la compagine di centrodestra, in sinergia con il lavoro del governo regionale, che – si sottolinea – avrebbe già portato risultati anche sul territorio marsalese.
La narrazione è lineare. La politica, però, lo è meno.
L’ambiguità
L’uscita dalla Giunta di Enzo Sturiano era stata letta da molti come il preludio naturale alla sua candidatura. Si parlava di comitati elettorali, di una discesa in campo ormai imminente. Ma non è arrivato alcun annuncio formale, nessuna investitura pubblica, nessuna piattaforma programmatica.
Al contrario, sono arrivate dichiarazioni di stima nei confronti di Massimo Grillo. Un linguaggio misurato, privo di toni di rottura, più vicino all’equilibrismo che alla sfida.
E qui si concentra il nodo politico: difficilmente Enzo Sturiano sarà candidato contro Massimo Grillo in una contrapposizione netta e frontale. Una candidatura alternativa avrebbe richiesto uno strappo chiaro, un’assunzione di responsabilità pubblica, una presa di posizione inequivocabile. Nulla di tutto questo si è visto finora.
Il punto politico
Scontrarsi direttamente con Grillo significherebbe dividere definitivamente un pezzo di centrodestra, esporsi al rischio dell’isolamento e trasformare una partita interna in una resa dei conti personale. È una battaglia che richiede numeri certi, alleanze blindate e la concreta possibilità di vincere. Diversamente, diventa un salto nel vuoto.
Meglio allora restare in equilibrio: abbastanza distante per non apparire subordinato, abbastanza vicino per non bruciare i ponti.
Ma l’equilibrio ha un prezzo. Se Sturiano sceglie di non rompere davvero, se evita lo scontro diretto e resta dentro un perimetro controllato, rischia di restare confinato nella dimensione della politica cittadina. Il salto alle regionali del 2027, in questo scenario, si complica. Senza una candidatura forte, identitaria, capace di segnare un prima e un dopo, manca quel momento di rottura che consente di costruire consenso personale oltre i confini comunali.
Le regionali non si conquistano con le mezze misure. Servono visibilità, numeri e una narrazione di leadership. Restare in equilibrio può garantire sopravvivenza politica, ma difficilmente produce slancio.
E mentre il centrodestra parla di confronto e coesione, la città resta in attesa di capire se queste dimissioni rappresentino davvero l’inizio di un nuovo percorso o soltanto una mossa tattica in una partita ancora tutta interna.