Le piogge di gennaio hanno cambiato il quadro delle riserve idriche in Sicilia. In un solo mese l’acqua invasata nelle dighe è aumentata di circa il 70% rispetto a finedicembre. Un dato che porta ossigeno dopo mesi di allarme siccità, ma che nel Trapanese non cancella le criticità.
I numeri arrivano dall’Autorità di bacino della Regione. L’effetto delle precipitazioni, legate anche al passaggio del ciclone di San Valentino, si è fatto sentire su gran parte dell’Isola: oltre 160 milioni di metri cubi d’acqua in più negli invasi. Nel dettaglio, i bacini della provincia di Palermo registrano un incremento superiore al 71% su base mensile. Ancora più marcato il dato dell’invaso Garcia, che supera il 116%. Bene anche le strutture agrigentine, come il Castello, che sfiora il 100%.
Situazione diversa nel Trapanese. La diga Trinità di Castelvetrano resta ai livelli di fine dicembre. Il limite non è legato alle piogge, ma alle restrizioni sulla capacità di invaso fissate da tempo, in attesa della fine degli interventi di manutenzione e messa in sicurezza. Proprio su questo punto si concentra il dibattito. A Roma è in discussione la proposta di affidare al presidente della Regione poteri straordinari per accelerare lavori su dighe e reti idriche, anche attraverso deroghe per affrontare l’emergenza siccità.
Secondo il coordinamento del movimento “Liberi Agricoltori”, guidato da Paolo Gandolfo, tra le precipitazioni di gennaio e quelle collegate ai cicloni di dicembre e gennaio si registra un incremento complessivo dell’acqua invasata del 70%. Un dato che allontana l’emergenza immediata, ma non risolve i nodi strutturali.
Nel Trapanese, dove l’agricoltura dipende in larga parte dagli invasi, il tema resta centrale. Le piogge hanno riempito le dighe siciliane, ma la piena operatività degli impianti e la gestione delle reti restano la vera sfida per evitare nuove crisi nei mesi estivi.