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19/02/2026 06:00:00

Ddl Enti locali, dopo il voto è scontro politico: opposizioni all’attacco, maggioranza ...

Il Ddl Enti locali è stato falcidiato. Il clima che si è registrato all’Ars è stato difficile da gestire e chiede un pit stop della maggioranza, quella maggioranza che oggi non c’è più.

Si salva il 40% di presenza femminile nelle giunte comunali, dalla prossima tornata amministrativa. Una risposta che ha visto uniti tutti, maggioranza e opposizione.

 

Le reazioni dell’opposizione

 

Il capogruppo del M5S all’Ars Antonio De Luca è orgoglioso per la norma sulle quote rosa nelle giunte dei Comuni: “Quantomeno su questo versante siamo allineati al resto d’Italia. Orgoglioso pure per l’ok alla norma sul tagliando antifrode sulle schede elettorali, fortemente voluta dal M5S, che mette un altro tassello di sicurezza sulle operazioni di voto. Quella votata oggi – dice De Luca – era tutt’altro che una riforma sugli Enti locali, come pomposamente l’ha definita qualcuno. Serviva semmai ai partiti per i loro giochetti clientelari. Parlare di poltrone aggiuntive e del colore della fascia del presidente del Consiglio comunale in un momento drammatico come questo per la Sicilia è stato veramente fuori luogo. Per fortuna l’opposizione ancora una volta ha giocato bene le sue carte, correggendo le storture della legge e facendo emergere ancora una volta le contraddizioni e le spaccature di una maggioranza ormai in frantumi, cosa che getta più di un’ombra sul cammino di questo governo nell’ultimo scorcio di legislatura che ci separa dal ritorno alle urne”.

Per De Luca “Grazie all’opposizione siamo riusciti a correggere le storture di una legge che, a parte qualche norma, come quella sulle quote rosa e quella sul tagliando antifrode, non doveva nemmeno arrivare in Aula perché non serve ai Comuni e tantomeno ai cittadini, ma serviva parecchio ai partiti per la loro politica clientelare. Ancora una volta – continua De Luca – abbiamo battuto con grande scarto di voti la maggioranza che è andata letteralmente gambe all’aria, a ulteriore dimostrazione che le fratture all’interno dei partiti che sostengono Renato Schifani sono ormai insanabili, cosa di cui il presidente della Regione non può non tenere conto”.

Per la deputata pentastellata Roberta Schillaci: “La norma sul tagliando antifrode per le elezioni amministrative ha avuto oggi il via libera dal Parlamento regionale. Esprimo la mia soddisfazione per l’esito del voto sull’articolo 14 del ddl di riforma degli Enti locali. Finalmente si fa un passo avanti importante per garantire che le operazioni di voto e scrutinio per le elezioni comunali si svolgano in condizioni assolute di legalità. Sovente abbiamo sentito parlare di brogli e della cosiddetta ‘scheda ballerina’. Con la norma sul tagliando antifrode, che ho fortemente voluto, si garantisce che anche il voto per le amministrative si svolga con le medesime condizioni già vigenti per le elezioni politiche”.

Per il Partito Democratico la vice segretaria del Pd Sicilia e deputata regionale, Valentina Chinnici, “Il voto sancisce la scomparsa totale della maggioranza e la fine di fatto del governo Schifani. Ma anche la vittoria del partito delle donne, perché abbiamo scelto orgogliosamente un metodo trasversale, nel solco di Angela Bottari, che ci ha insegnato che le conquiste di libertà per le donne si vincono così, tutte insieme, dentro e fuori l’Aula parlamentare”.

Per Cleo Li Calzi, presidente del Pd Sicilia e componente dell’esecutivo nazionale Donne Democratiche, non si può parlare di privilegio per la presenza delle donne in giunta comunale: “Non si tratta di un privilegio ottenuto, ma di un diritto riconosciuto che riallinea la nostra Regione al resto d’Italia e restituisce coerenza al principio costituzionale di pari opportunità nell’accesso alle cariche pubbliche. Anche nei Comuni siciliani le giunte dovranno rispettare un equilibrio di genere che garantisca la presenza delle donne non come concessione, non come variabile politica, ma come componente strutturale della democrazia”.

 

Le reazioni della maggioranza

 

Per Giuseppe Bica, deputato di Fratelli d’Italia, il Ddl Enti locali “Lascia l’amaro in bocca. Tra i pochi risultati positivi – sottolinea il deputato – l’introduzione della rappresentanza di genere al 40% nelle giunte comunali: una battaglia voluta con determinazione da Fratelli d’Italia per allineare finalmente anche la Sicilia al resto d’Italia. Non posso tuttavia tacere sulla delusione per tutto ciò che non è stato fatto. Un Ddl che avrebbe dovuto dare certezze agli enti locali si è concluso con norme fondamentali bocciate”.

Per Marco Intravaia (FI) c’è amarezza per la bocciatura della maggior parte degli articoli che compongono il Ddl Enti locali “Per cui molto ho lavorato e mi sono speso, perché rispondono ad alcune delle esigenze più sentite dal mondo degli enti e degli amministratori locali. Fra queste bocciature: il consigliere supplente e la possibilità del terzo mandato per i sindaci dei Comuni fino a 15 mila abitanti. Sono molto dispiaciuto perché l’Aula non ha recepito norme che rispondono a concrete esigenze degli amministratori e dei territori”.

Per la deputata di Forza Italia Margherita La Rocca Ruvolo “La legge sugli Enti locali approvata all’Ars rappresenta un passo avanti solo parziale. Sono soddisfatta a metà perché, se da un lato sono stati approvati articoli importanti come quello sulla rappresentanza di genere nelle giunte comunali e l’introduzione del tagliando antifrode nelle schede elettorali, dall’altro è stato bocciato il terzo mandato per i sindaci dei Comuni fino a 15.000 abitanti, una scelta che non allinea la Sicilia al resto d’Italia, dove questa norma è in vigore ormai da dodici anni. Positivo – aggiunge la parlamentare – anche il via libera alla norma sui permessi per gli assessori, che riconosce il valore del loro impegno amministrativo. Tuttavia, il testo finale del ddl è molto ridotto rispetto a come era arrivato in Aula: un’occasione in parte mancata per dare una riforma organica e moderna al sistema degli enti locali siciliani”.

Marianna Caronia, Noi Moderati, ha rivendicato la norma del 40% delle donne nelle giunte comunali: “Mi sento orgogliosa per avere spianato la strada a tutte quelle donne che vorranno fare politica e che avranno maggiori possibilità di accesso ai luoghi decisionali. Con questa legge compiamo un salto di qualità nella costruzione di istituzioni più giuste, moderne e rappresentative. La presenza delle donne nei luoghi decisionali non è solo una questione di equità, ma un valore aggiunto per la qualità delle politiche pubbliche e per lo sviluppo dei nostri territori”.

 

L’intervento dell’Anci

 

Il presidente e il segretario generale di Anci Sicilia, Paolo Amenta e Mario Emanuele Alvano, commentando il via libera del disegno di legge sugli Enti locali all’Ars, hanno affermato: “Alla luce delle recenti vicende legislative riguardanti gli enti locali in Sicilia emerge con forza una considerazione che non può più essere elusa: se l’autonomia speciale deve tradursi in un sistema che produce incertezza normativa, instabilità istituzionale e mancato riconoscimento della dignità istituzionale dei Comuni e del ruolo degli amministratori locali, allora occorre avere il coraggio di aprire una riflessione seria sulla sua effettiva utilità per il comparto degli enti locali”.

“In questi anni – aggiungono – i Comuni siciliani hanno spesso subito gli effetti negativi di un quadro normativo frammentato, mutevole e talvolta incoerente, senza beneficiare di reali vantaggi derivanti dall’autonomia statutaria. Emblematica è la vicenda del disegno di legge sugli enti locali all’Assemblea regionale siciliana, che ricordiamo essere da oltre tre anni oggetto di un continuo rimaneggiamento tra Commissione e Aula, senza giungere a un assetto stabile e condiviso. Le bocciature di norme rilevanti per la vita degli enti locali – dal tema del terzo mandato ad altre disposizioni fondamentali – rappresentano solo l’ultimo episodio di un percorso segnato da incertezza e scelte non sempre orientate alla stabilità del sistema”.

L’appello di Anci è quello di “Un pieno adeguamento al Testo unico degli enti locali nazionale, che garantirebbe un quadro normativo chiaro e stabile, maggiore certezza giuridica per amministratori e strutture comunali, minori rischi legati a interventi legislativi estemporanei e una più solida coerenza con l’ordinamento degli enti locali nel resto del Paese. A ciò si aggiunge un elemento particolarmente significativo: la Sicilia è oggi l’unica regione italiana nella quale il Consiglio delle autonomie locali non è mai stato istituito, nonostante si tratti di un organo essenziale di raccordo istituzionale e di rappresentanza del sistema delle autonomie, previsto dall’ordinamento. Per non parlare della vicenda dell’adeguamento delle indennità, che nel resto d’Italia è stato posto a totale carico dello Stato quale riconoscimento del ruolo indispensabile svolto sul territorio dagli amministratori locali, mentre in Sicilia è stato ed è tuttora oggetto di continua e costante polemica politica”.

Per il presidente Amenta “L’autonomia speciale deve rappresentare uno strumento di rafforzamento delle istituzioni territoriali, non un fattore di debolezza. Se essa non è in grado di garantire stabilità normativa, dignità istituzionale e pari condizioni rispetto al resto del Paese, diventa doveroso interrogarsi – senza pregiudizi – sulla necessità di un riallineamento complessivo del sistema degli enti locali siciliani, sia sul piano dell’ordinamento sia su quello della finanza locale, assicurando agli enti dell’Isola le stesse garanzie anche sotto il profilo finanziario e mettendoli nelle condizioni di svolgere pienamente le proprie funzioni essenziali al servizio delle comunità”.