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19/02/2026 06:00:00

Luglio Musicale, piano di risanamento da 2,6 milioni fermato: “Inattuabile”

Inattuabile”. È la parola che blocca il piano di rientro dell’Ente Luglio Musicale Trapanese, partecipata al 100% dal Comune di Trapani. La dirigente del settore Partecipate, Nunziata Gabriele, scrive che il documento, così com’è, “allo stato è da ritenersi inattuale” perché le operazioni previste “non risultano allocate nel corrente bilancio di previsione”.


Il piano, firmato dal consigliere delegato Filippo De Vincenzi e vidimato dal sindaco Giacomo Tranchida il 17 dicembre 2025, prova a mettere ordine in un debito che supera i 2,6 milioni di euro. Di questi, circa 1,3 milioni sono debiti tributari, con rateizzazioni che impegnano l’ente per oltre 210 mila euro l’anno fino al 2028.


Il bilancio previsionale racconta una gestione che, sulla carta, non va in rosso: nel 2026 entrate per 1.602.000 euro, costi per 1.579.650 euro, avanzo di poco più di 22 mila euro. Nel 2027 e 2028 l’avanzo cresce a 53 e 57 mila euro. Ma il problema non è l’esercizio corrente. È il passato.


Il primo pilastro del piano è la vendita del 40% di Palazzo Lucatelli, con un incasso stimato in 1.309.322 euro. Somma destinata quasi interamente a ridurre l’esposizione con l’erario. Ma il Comune mette il freno: quell’acquisto comporta un esborso che non è previsto nel bilancio comunale. Senza stanziamento, l’operazione resta un’ipotesi.


Secondo punto: aumentare la dotazione annuale, ferma a 430 mila euro dal 2013, portandola a 530 mila. Anche qui, nessuna copertura formalizzata. Terzo: quote straordinarie, ingresso di nuovi soci, contributi aggiuntivi. Ma non ci sono atti concreti né impegni vincolanti.


Il Comune contesta anche l’assenza di un vero piano dei flussi di cassa, cioè il dettaglio di come e quando entreranno i soldi per pagare le scadenze. E segnala che mancano indicatori tecnici sullo stato di crisi e sulla sostenibilità futura.


In Consiglio comunale il caso è esploso con l’intervento di Maurizio Miceli di Fratelli d'Italia.
C’è una contraddittorietà intrinseca”, ha detto, contestando che nel piano si parli di perdita di prestigio e incapacità organizzativa. “Nel 2025 il Luglio è arrivato secondo in Sicilia tra i teatri di tradizione al Fondo Unico Regionale per lo Spettacolo. È passato da 75 a 80 punti. Se arrivi secondo vuol dire che sei bravo”.


Miceli ha poi incalzato: “Ci dite che sono pochi, incapaci, che abbiamo perso prestigio. E la soluzione qual è? Dargli più soldi?”. E ancora: “Se il dirigente scrive che il piano è inattuabile, vuol dire che questo testo è solo una perdita di tempo e risorse”.
Il nodo resta tutto lì: un ente che produce stagioni da oltre 1,6 milioni l’anno, che migliora il proprio punteggio nei finanziamenti regionali, ma che si trascina un debito pesante.


Il piano propone di coprirlo vendendo patrimonio e aumentando le risorse pubbliche. Il Comune risponde che, così impostato, non può essere attuato. La partita ora è politica, prima ancora che contabile.