La seconda sezione della corte d’assise d’appello di Palermo ha confermato la sentenza con cui, il 16 dicembre 2024, la corte d’assise di Trapani ha condannato all’ergastolo Giovanni Parrinello, di 44 anni, pregiudicato, e a 17 anni e mezzo di carcere la sua compagna Lara Scandaliato, di 32, entrambi di Marsala, per l’omicidio del 60enne pregiudicato Antonino Titone, detto “u baruni”, ucciso nella tarda mattinata del 26 settembre 2022, a Marsala, nella sua abitazione di via Nicolò Fabrizi.
Parrinello venne arrestato dai carabinieri a poche ore dall’omicidio, quale possibile autore del delitto, sulla base di una breve descrizione fatta loro dalla polizia, che aveva chiesto la collaborazione dei colleghi dell’Arma. I militari si recarono subito nell’abitazione del Parrinello, nel quartiere Sappusi di Marsala. E qui lo trovarono insieme alla compagna. I due furono interrogati in caserma. E fu la donna a fare trovare i sacchetti con i vestiti che i due indossavano quando fu commesso l’omicidio.
Per la Scandaliato è stata esclusa la premeditazione. E in appello, anche il difensore di Parrinello, l’avvocato Nicola Gaudino, ha tentato di convincere i giudici palermitani sull’assenza di premeditazione da parte del suo assistito. Per il legale sarebbe stato un delitto d’impeto. Ma come già in primo grado, neppure adesso i giudici sono stati dello stesso parere. Almeno stando alla conferma della pena. Ribadita solo l’esclusione dell’aggravante della crudeltà. A difendere la Scandaliato è stato, invece, l’avvocato Salvatore Fratelli. Legale di parte civile, per la sorella dell’ucciso, è stato l’avvocato Vito Daniele Cimiotta. A fornire alla polizia una sorta di identikit sull’uomo che fu visto uscire dall’abitazione del Titone, e allontanarsi a piedi insieme a una donna, furono alcuni residenti della zona. I due medici legali che effettuarono l’ispezione cadaverica dopo l'intervento dei Ris dei carabinieri hanno spiegato che i colpi inferti al Titone con una sbarra di ferro, un piccolo “piede di porco”, furono 26, molti alla faccia e alla testa. Colpi letali.
Sul capo dei due imputati anche l’accusa di rapina, perché dopo l’omicidio si sarebbero impossessati del portafoglio del Titone, dal quale il Parrinello vantava un vecchio credito. Sarebbe stata questa la causa scatenante del delitto. Fu la Scandaliato, lo stesso giorno dell’omicidio, interrogata dai carabinieri, ad accusare il compagno e a far ritrovare l’arma: un piccolo piede di porco con cui fu fracassato il cranio al Titone. Secondo gli investigatori, alla base del fatto di sangue ci sarebbe stato, molto probabilmente, un vecchio debito non saldato della vittima per una fornitura di stupefacenti. Subito dopo i fatti, in caserma, la donna aveva raccontato di aver aspettato fuori, mentre il compagno colpiva a morte il Titone. Il 10 giugno 2023, però, anche la donna è finita in carcere. Per gli investigatori, infatti, la Scandaliato non era fuori dall’abitazione del Titone, ma sarebbe stata dentro con Parrinello e secondo l’accusa lo avrebbe in qualche modo spalleggiato.