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21/02/2026 20:16:00

Megamodernità di Vanni Codeluppi. Manuale per orientarsi nella società sovreccitata

E' davvero un’epoca nuova quella che stiamo vivendo? Oppure è la stessa modernità di sempre, solo portata al massimo volume?

In Megamodernità Vanni Codeluppi parte da qui. Dal dubbio più scomodo: forse il presente non è “post” nulla. Non è oltre. È dentro, ma più a fondo. Più veloce. Più intenso. È una modernità radicalizzata, spinta all’eccesso, diventata “mega”.

E in un tempo in cui il discorso pubblico sul digitale oscilla tra l’entusiasmo ingenuo (“tutto è cambiato”) e l’apocalisse permanente, la scelta teorica di Codeluppi ha un merito preciso: raffreddare l’enfasi e rimettere ordine.

 

La posizione teorica: non una cesura, ma un’intensificazione

 

Il bersaglio implicito del libro è l’idea di una rottura netta tra modernità e postmodernità. Per Codeluppi non c’è un “dopo” che cancella il “prima”. C’è una modernità che accelera.

Il cuore della sua proposta è la nozione di “società sovreccitata”: flussi digitali, media continui, notifiche, immagini, shock informativi. Una sequenza senza pausa che investe individui già indeboliti dalla frammentazione neoliberista delle strutture sociali.

Non siamo oltre la modernità. Siamo nella sua fase iperbolica.

È una posizione convincente sul piano intuitivo: basta aprire uno smartphone per capire cosa significhi vivere in un regime di stimolazione permanente. Ma proprio qui si apre anche una domanda: quanto è davvero “di più” e quanto è “altro”? È solo un’intensificazione quantitativa o c’è una trasformazione qualitativa che richiederebbe categorie più radicali?

Il libro sceglie la prima strada.

 

Struttura: dieci concetti come strumenti

 

Il volume, circa 160 pagine nella collana “Sagittari” di Laterza, procede per dieci parole chiave. Non capitoli tradizionali, ma lenti interpretative.

Tra le principali:

  • capitalismo estetico
  • iperconsumo
  • iperdivismo
  • corpo-flusso
  • biocapitalismo

Il metodo è chiaro: fornire una cassetta degli attrezzi concettuale.

 

Capitalismo estetico

 

Qui Codeluppi mostra come l’economia contemporanea non venda solo merci, ma forme, immagini, narrazioni. Il prodotto è esperienza, spettacolo, estetizzazione permanente.

Basta guardare i social: l’impresa è brand narrativo, il lavoratore è immagine, il consumo è performance pubblica.

 

Corpo-flusso

 

Il corpo non è più solo oggetto biologico, ma nodo di connessioni digitali, superficie mediatica, archivio di dati. Fitness tracker, filtri, chirurgia estetica, auto-rappresentazione continua: il corpo diventa piattaforma.

 

Biocapitalismo

 

La vita stessa – attenzione, emozioni, relazioni – entra nei circuiti di valorizzazione economica. Le piattaforme trasformano tempo libero e relazioni in dati e profitto. Non solo si lavora: si produce valore vivendo.

In questo intreccio tra media, consumo, corpo e capitale il libro trova la sua coerenza più forte.

 

 

Cosa funziona: un lessico per il presente

 

Il principale punto di forza di Megamodernità è il suo valore didattico.

Codeluppi evita due trappole:

  • il catastrofismo totale (la fine della società, la morte del reale);
  • l’entusiasmo tecnologico superficiale.

Offre invece un linguaggio intermedio, accessibile ma non banale, capace di tenere insieme sociologia dei media, economia politica e trasformazioni della soggettività.

È un libro utile per chi deve spiegare il presente: docenti, giornalisti, comunicatori, studenti. Non pretende di fornire una teoria definitiva. Lo dice chiaramente: propone strumenti per comprendere e vivere meglio quanto sta accadendo.

E in un’epoca in cui il dibattito pubblico è spesso povero di categorie, questo non è poco.

 

I limiti: descrizione o analisi?

 

Proprio il formato per parole chiave, però, espone il libro a un rischio.

Talvolta le categorie funzionano più come tassonomie descrittive che come strumenti analitici pienamente sviluppati. Il confronto con autori evocati sullo sfondo – da Baudrillard in poi – fa emergere una differenza di radicalità teorica.

L’idea di megamodernità come intensificazione è suggestiva, ma sul piano empirico resta talvolta più enunciata che dimostrata. Quanto è misurabile questa “mega” trasformazione? Quanto è documentata attraverso casi concreti e dati materiali?

Un altro nodo riguarda il fuoco sull’individuo-consumatore-utente. Il conflitto, le forme di organizzazione collettiva, le resistenze appaiono meno centrali. Per chi guarda al presente in chiave di potere e politica, questa è una mancanza sensibile.

La società sovreccitata è anche una società attraversata da tensioni, non solo da flussi.

 

Dove si colloca

 

Dentro la tradizione italiana degli studi sui consumi e sui media, Codeluppi conferma la sua cifra: chiarezza, sistematizzazione, attenzione alle trasformazioni simboliche del capitalismo.

Megamodernità non è un libro che rompe con tutto. È un libro che mette ordine. Che nomina. Che organizza.

E forse, in un’epoca che ama gridare “nuovo” a ogni aggiornamento, il gesto più controcorrente è proprio questo: dire che non siamo oltre la modernità. Siamo dentro, ma più a fondo.

Più veloci.
Più esposti.
Più sovreccitati.