Suonare mentre la nave affonda: "Botanica della meraviglia"
C’è una scena che ritorna, come un basso continuo, leggendo Botanica della meraviglia. Coltivare lo stupore alla fine del mondo: l’orchestra del Titanic che continua a suonare mentre la nave affonda. Non per eroismo, non per ingenuità, ma per una forma più sottile e radicale di fedeltà. Fedeltà a ciò che si è, anche quando tutto intorno suggerisce di smettere. Da questa immagine prende avvio il libro di Maura Gancitano e Andrea Colamedici, e da qui può partire anche una recensione che non cerchi scorciatoie consolatorie.
Il mondo, ci dicono gli autori, non sta semplicemente attraversando una crisi: è stanco. Stanco di produrre, di performare, di ottimizzare. Botanica della meraviglia non è un manuale motivazionale né un invito a “pensare positivo”. È piuttosto un’indagine sullo spirito umano quando le grandi promesse – progresso, crescita, salvezza – hanno smesso di funzionare. Un erbario filosofico, composto da brevi capitoli come “fiori” improbabili, che crescono nelle crepe del presente.
Un erbario per tempi compromessi
La struttura del libro è dichiaratamente frammentaria: voci brevi, immagini, esempi, digressioni che spaziano dalla filosofia antica alla cultura pop, dalla letteratura alle pratiche quotidiane. Non c’è una tesi da dimostrare, ma una postura da esplorare. La meraviglia, qui, non è evasione. È un esercizio di attenzione. Un modo per restare presenti mentre il mondo brucia.
Gancitano e Colamedici partono da un assunto semplice e scomodo: non tutto può essere riparato. Ma questo non equivale a dire che nulla abbia più senso. Anzi. Proprio quando il contesto è compromesso, diventa decisivo chiedersi come stare al mondo.
Fiorire senza ottimismo
Uno degli assi portanti del libro è il recupero dell’idea di eudaimonia, la fioritura umana. Non come benessere individuale, né come successo misurabile, ma come coerenza profonda tra ciò che si è e ciò che si fa. Fiorire, in Botanica della meraviglia, non significa aggiustare il mondo. Significa continuare a generare senso anche sapendo che l’orizzonte è fragile.
Studiare quando tutto invita alla distrazione, amare quando la tentazione è chiudersi, creare sapendo che ogni forma è provvisoria. È una eudaimonia senza promesse di salvezza, ma con una radicale fedeltà alla vita. Non ottimismo, ma lucidità.
L’orchestra del Titanic
L’immagine dei musicisti del Titanic è il cuore simbolico del libro. Uomini che non si illudono di fermare il naufragio, che non cercano di “servire a qualcosa”, ma che scelgono di dare una forma al tempo che resta. Suonano non per salvare, ma per restare fedeli a ciò che sono.
In questa scelta, apparentemente inutile, il libro individua una forma di resistenza. In un mondo ossessionato dall’efficienza e dall’impatto, continuare a fare ciò che non produce profitto né risultati immediati diventa un atto politico. La musica dell’orchestra non salva nessuno, ma restituisce dignità all’istante.
Il diritto di fare cose inutili
È forse questo il passaggio più radicale del libro: la difesa dell’inutilità. Leggere senza scopo, studiare ciò che non “serve”, contemplare, suonare sapendo di non cambiare le sorti del mondo. Gesti che il nostro tempo considera superflui, e che invece diventano pratiche di resistenza al riduzionismo economico dell’esistenza.
La meraviglia, scrivono gli autori, è una forma di igiene mentale e politica. Non fuga, ma antidoto al cinismo. Non anestesia, ma esercizio di presenza.
Una gioia che non consola
C’è, in Botanica della meraviglia, una gioia che non rassicura. Una gioia “terribile”, perché nasce dalla piena consapevolezza della fine. Non il “andrà tutto bene”, ma il sentirsi, per un istante, parte dell’infinito tessuto del reale, qui e ora. Una gioia che spacca le narrazioni facili e salva dalla tentazione di spegnersi prima del tempo.
Non si tratta di estetizzare il disastro, ma di non tradire quella parte di noi che, anche al cospetto della fine, continua a creare.
Suonare, ancora
Alla fine, la domanda che attraversa tutto il libro non è se abbia senso continuare a suonare mentre la nave affonda. La domanda è se abbiamo davvero alternative. Se smettere di studiare, amare, creare ci renda più lucidi o semplicemente più vuoti.
Botanica della meraviglia non offre soluzioni, ma pratiche di attenzione. Non promette salvezza, ma una forma di fedeltà. In tempi di stanchezza cronica e ansia diffusa, è un libro che non consola, ma accompagna. Come una musica che continua, ostinata, mentre l’acqua sale.
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