×
 
 
24/02/2026 14:00:00

"La rassegna del "Circolo del Cinema di Trapani" convince e lascia un segno"

La terza e quarta pellicola proiettate al Cinema Royal, alla 46° Rassegna cinematografica del Circolo del Cinema di Trapani, si discostano notevolmente tra loro. In Material Love, commedia di recente produzione (2025, 2AM/Killer Films, Finlandia-USA) , diretto da Celine Song ,giá regista dell'apprezzato Past lives (suo film d'esordio), una avvenente Dakota Johnson interpreta Lucy, matchmaker rampante in una nota agenzia Newyorkese, specializzata nell'abbinare cuori solitari (matching, per l'appunto) che, attraverso una 'attenta' analisi di requisiti e richieste dei clienti, fissano loro degli appuntamenti con papabili anime gemelle. L'argomento trattato, già ampiamente sviscerato su schermi grandi e piccoli, rischia di portare alla facile retorica o, peggio, alla banalizzazione dei contenuti. 

 

Tuttavia la Song evita abilmente l'ostacolo ponendo l'accento su una New York sentimentalmente spersonalizzante, ostaggio di cliché socio-estetici la cui principale vittima e' proprio l'upper class a cui tende la nostra Lucy ( dichiaratamente impermeabile all' innamoramento ) e di cui fa pienamente parte Harry (Pedro Pascal), ricco ed affascinante squalo della finanza che, per tutta risposta, riuscirà a sedurla. Il contraltare al mondo in cui si immerge Lucy durante la breve convivenza con Harry (fatto di lusso e di stereotipi borghesi effimeri) è rappresentato dalla sua prima fiamma: John (Chris Evans), squattrinato cameriere ed attore fallito che, alla fine, farà pendere la bilancia della vita sentimentale della manager verso la sobrietà. 

 

Tuttavia non e' il richiamo verso quella fetta di popolazione americana che fatica a stare in equilibrio che attrae Lucy ma una sorta di disincanto verso un modello sociale e relazionale in cui la protagonista ha sguazzato per anni. Un conto e' creare abbinamenti tra terzi, altro sbatterci il muso: un amante talmente insicuro di sé stesso da sottoporsi ad assurdi interventi chirurgici per aumentare la propria altezza e ,last nota least, l'avere dato accidentalmente ed involontariamente in pasto una cliente dell'agenzia ad un predatore seriale, sgonfiano di botto la bolla in cui Lucy era finita (ma in cui la Grande Mela descritta da Song sembra rimanerne amenamente sospesa) e , di conseguenza, la scelta vira verso il semplice giovanotto: Champagne (con solfiti) vs vinello di campagna semplice e genuino 0-1. Una spietata critica ai cliché e schiavitù schizofrenica nei confronti di un modello conformistico economico e sociale attraverso 116 minuti ben riusciti.  Di tutt'altro tenore è, invece, la seconda proiezione recensita: The teacher ( Gran Bretagna,2023-Cocoon Films).

 

Si tratta di un film drammatico di denuncia (115'), anch'esso diretto da una donna: Farah Nabulsi. Liberamente tratto da un fatto di cronaca , delinea gli impietosi contorni della condizione del popolo palestinese nei territori occupati dagli israeliani. Basem El - Saleh (Saleh Bakri), insegnante Cisgiordano di inglese, vive un costante conflitto interiore in un contesto in cui l'ingiustizia e sopraffazione a cui assiste quotidianamente rischiano di precipitarlo pericolosamente dalla parte sbagliata, verso quel'astioso desiderio di vendetta per le ingiustizie subite ( nel suo caso la perdita di un figlio tradotto ingiustamente in carcere e fatto morire al suo interno per la mancanza di cure mediche ). Tuttavia il protagonista tiene la barra dritta: istruisce giovani palestinesi promuovendo la cultura della pace. Giorno dopo giorno lavora quasi asceticamente al suo dramma interiore, cercando di metabolizzarlo e non tradurlo in odio. L'elemento scardinante non tarda ad arrivare: un giovane trucidato perché si ribella alla distruzione dei suoi ulivi da parte di vigliacchi mercenari dei coloni, fratello del suo allievo Adam (che 'The teacher' prenderà sotto la sua ala protettrice), un prigioniero israeliano che passerà transitoriamente e burrascosamente sotto la sua custodia ( prima di essere riconsegnato sano e salvo) ed, infine, proteggere dal carcere a vita lo studente, di cui diventerà un paterno mentore, colpevole di aver tentato di vendicare la morte del fratello. 

 

L'insegnante pacifista non può più mediare, in una terra in cui prendere una posizione netta e tranchant è inevitabile, stoicamente salva vita e destino del giovane studente e pagherà il conto con quella stessa giustizia ingiusta che protegge gli aguzzini e condanna le vere vittime. Tuttavia il sacrificio non sarà infruttuoso: Adam proseguirà brillantemente i suoi studi e Basem orgogliosamente lo seguirà dalle grate del carcere,leggendo le lettere del giovane. La straordinaria interpretazione di Saleh Bakri mostra come nemmeno l'amore sincero di una donna (l'attivista Imogen), in un contesto di indicibile durezza, può rappresentare un'alternativa e che le scelte possibili sono fra il male maggiore e il minore. Se il film si pone come principale obbiettivo quello di porre il focus dell'attenzione sulle violenze e soprusi subiti dai Palestinesi, è tuttavia apprezzabile e riuscito il tentativo della regista Nabulsi di inquadrare il conflitto fuori da schemi preconcetti e militanti. La figura del padre del soldato israeliano, il signor Shalit, risulta di grande umanità e altrettanto estranea ad un conflitto i cui riverberi negativi sono a carico di entrambi i popoli protagonisti e conveniente solo a pochi immuni potenti. 

 

Giuseppe Giacalone