La Sicilia e il Sud si vanno svuotando. Adesso vanno via anche i nonni ...
Non è più soltanto la “fuga dei cervelli”. Non è più soltanto la valigia dei ventenni. Adesso, dalla Sicilia e dal Sud, partono anche i nonni.
Il Mezzogiorno si svuota a più velocità. Prima i giovani, poi le famiglie, ora anche gli anziani. È la fotografia scattata dalla Svimez nel rapporto “Un Paese, due emigrazioni”, presentato insieme a Save the Children. Un’analisi che racconta un’Italia divisa, dove il divario non è solo economico ma riguarda diritti, servizi, prospettive di vita.
Di questo abbiamo parlato con il giornalista di Repubblica Antonio Fraschilla, che ha collaborato alla ricerca. In calce all’articolo trovate la nostra video intervista integrale.
I numeri della fuga: 270mila laureati persi
Dal 2002 al 2024 quasi 350mila laureati under 35 hanno lasciato il Sud per trasferirsi al Centro-Nord. Al netto dei rientri, la perdita è di 270mila giovani qualificati.
Un costo enorme: 6,8 miliardi di euro l’anno. Soldi pubblici investiti per formare capitale umano che poi produce ricchezza altrove.
Nel solo 2024:
23mila giovani qualificati si sono trasferiti al Centro-Nord
oltre 8mila hanno scelto direttamente l’estero
E non è finita. Tra il 2002 e il 2024 oltre 63mila laureati meridionali under 35 sono emigrati fuori dall’Italia. La perdita netta per il Sud è di 45mila giovani altamente formati.
Il Nord guadagna dal Sud, ma perde verso l’estero: tra il 2002 e il 2024 sono 154mila i laureati del Centro-Nord emigrati fuori dai confini nazionali. Nel 2024 il picco: 21mila under 35 partiti per l’estero, il doppio rispetto al 2019.
Un gioco a somma zero? No. Un gioco a somma negativa per il Sud.
Si parte prima: l’emigrazione anticipata
La novità è che si parte sempre prima. Non dopo la laurea, ma già all’iscrizione all’università.
Nell’anno accademico 2024-2025 quasi 70mila studenti meridionali studiano in un ateneo del Centro-Nord: oltre il 13% del totale, con punte del 21% nelle discipline Stem.
Campania e Sicilia generano quasi metà del flusso in uscita. La Lombardia resta la regione più attrattiva, seguita da Emilia Romagna e Lazio.
Chi si laurea al Nord tende a restarci: l’88,5% dei laureati occupati rimane nella stessa macro-area a tre anni dal titolo. Chi studia al Sud ha molte meno probabilità di trovare lavoro nel territorio d’origine.
Un piccolo segnale positivo c’è: negli ultimi anni è migliorata la capacità attrattiva degli atenei meridionali. Ma non basta a invertire la rotta.
È un esodo sempre più femminile
Dal 2002 al 2024 sono emigrate 195mila donne laureate dal Sud al Centro-Nord, 42mila in più degli uomini.
Le motivazioni? Anche economiche.
La differenza retributiva è netta: una laureata nel Mezzogiorno guadagna in media 1.487 euro netti al mese, contro i 1.862 euro del Nord-Ovest. Una distanza di circa 375 euro mensili.
E chi lavora all’estero, a tre anni dalla laurea, guadagna tra 613 e 650 euro netti in più rispetto a chi resta in Italia.
Le scelte non sono ideologiche. Sono aritmetiche.
E ora partono anche i “nonni con la valigia”
La vera novità emersa dal report riguarda gli anziani.
Non cambiano sempre residenza. Mantengono un piede al Sud. Ma vivono al Nord.
Vanno via per stare vicino a figli e nipoti. Vanno via per avere servizi sanitari migliori.
La Svimez ha misurato il fenomeno attraverso un indicatore “spia”: i rimborsi per la spesa farmaceutica che le Regioni del Sud versano a quelle del Nord. Dietro quei flussi economici ci sono migliaia di anziani che si curano altrove.
Si passa da poche migliaia nei primi anni Duemila a 50, 60, 70 fino a 90mila persone negli ultimi anni. Un’accelerazione evidente.
Non è solo migrazione economica. È migrazione per diritti.
Il mito del Sud “Florida d’Italia”
Nella nostra intervista Antonio Fraschilla smonta anche una narrazione che ha attraversato la politica negli ultimi anni: quella di un Sud attrattivo per pensionati, una sorta di Florida italiana.
La realtà è diversa. Gli sgravi fiscali non compensano servizi sanitari carenti. Se per una visita specialistica bisogna rivolgersi al privato, il vantaggio si annulla.
E anche l’idea che il turismo possa essere la soluzione universale non regge ai numeri: il valore aggiunto generato è inferiore rispetto a manifattura e terziario avanzato. Non basta il mare, non basta il sole.
Il rischio: desertificazione sociale
Secondo le proiezioni, nei prossimi vent’anni il Sud potrebbe perdere fino a 9 milioni di abitanti.
Non è solo una questione economica. È una questione demografica, culturale, civile.
Sanità, formazione, trasporti. Sono queste, dice Fraschilla, le tre priorità. Senza servizi di qualità, ogni narrazione resta propaganda.
Il Sud non si svuota perché i suoi giovani non lo amano. Si svuota perché altrove trovano diritti, lavoro e futuro.
Sotto trovate la nostra video intervista integrale ad Antonio Fraschilla, per capire meglio cosa sta accadendo e quali scenari si aprono per la Sicilia e per l’intero Mezzogiorno.
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