Saranno processate davanti al giudice monocratico del Tribunale di Marsala, Giorgio Lo Verde, 169 persone coinvolte, poco più di due anni fa, in un’inchiesta della Procura e della Guardia di finanza su una presunta truffa ai danni dello Stato nel settore dei carburanti agricoli per mancato pagamento delle accise. La prima udienza è fissata per il 20 aprile, in aula A.
A disporre il giudizio immediato per i 169 imputati è stato il gip Giancarlo Caruso. Secondo l’ipotesi accusatoria, il gasolio agricolo – che per legge può essere acquistato a prezzi agevolati solo dagli agricoltori per l’utilizzo su trattori o mezzi agricoli – sarebbe stato invece impiegato per rifornire auto diesel, autocarri o persino imbarcazioni da diporto.
Le posizioni e le accuse
Imputati sono sia acquirenti (agricoltori) sia, secondo gli investigatori, i reali utilizzatori del carburante agevolato. Diversa la posizione dei quattro titolari della ditta di vendita carburanti “Raimondi Nicolò e figli”, con tre punti di distribuzione tra Marsala (contrade San Giuseppe Tafalia e Terrenove) e Mazara del Vallo, accusati di contrabbando di prodotti petroliferi: per loro si è in fase di udienza preliminare e per lunedì, davanti al Gup, si preannuncia “battaglia” tra accusa e difesa.
Nel novembre 2023, per il gruppo familiare titolare della ditta – tutti familiari del defunto Nicolò Raimondi, fondatore dell’azienda – il gip Riccardo Alcamo emise misure cautelari: divieto per un anno di esercizio dell’ufficio di amministratore unico e legale rappresentante di una società per Andrea Salvatore Roberto Anselmi, 62 anni, e divieto di dimora negli uffici, nelle strutture, nelle pertinenze e nelle sedi operative per lo stesso Anselmi, oltre che per Vito Roberto Montalto, 47 anni, Loredana Peralta, 53, e Nicola Massimo Montalto, 44.
Disposto anche il sequestro preventivo di denaro, disponibilità finanziarie, automezzi e immobili per un valore complessivo di oltre 250 mila euro. Sequestrati il complesso aziendale, le quote societarie, tre impianti di depositi commerciali di carburante e i mezzi di trasporto impiegati per la presunta frode, che secondo l’accusa avrebbe avuto proporzioni rilevanti.
Gli avvisi di garanzia furono 209. Tra i destinatari, a vario titolo, anche un ex preside, un gioielliere, la moglie di un avvocato salemitano, il contitolare di un’azienda vinicola, diversi professionisti, un funzionario dell’Agenzia delle Dogane e un ex militare della Guardia di finanza oggi in pensione, oltre a numerosi agricoltori titolari dei libretti UMA (Utenti motori agricoli).
Tra gli acquirenti, tredici hanno chiesto il rito abbreviato e una mezza dozzina la messa alla prova. Pochi hanno invece scelto di pagare la multa prevista dal decreto penale di condanna, evitando così il processo. Al dibattimento andranno tutti coloro che hanno presentato opposizione al decreto penale.
L’inchiesta
Le indagini, avviate nel 2022, si sono sviluppate attraverso appostamenti, intercettazioni telefoniche e controlli sulle fatture d’acquisto, partendo da attività di monitoraggio nei confronti di una società operante nel commercio all’ingrosso e al dettaglio di carburanti.
A insospettire le Fiamme Gialle sarebbe stato un consistente “andirivieni” di auto e altri mezzi impegnati nel prelievo di gasolio destinato ad usi agevolati. Gli approfondimenti successivi avrebbero portato alla scoperta di quella che l’accusa definisce una “articolata frode”, architettata da quattro familiari del fondatore della ditta.
Nel sistema contestato figurerebbero la “parcellizzazione delle cessioni” di gasolio agevolato, l’emissione di fatture “ideologicamente false” per legittimare cartolarmente le cessioni e far quadrare le giacenze nei depositi, nonché l’indicazione in alcune fatture di accompagnamento di un “vettore-conducente” diverso dall’intestatario, non legato da vincoli di parentela o lavoro.
Secondo l’ipotesi accusatoria, la frode sarebbe stata attuata attraverso l’utilizzo “massivo e reiterato” delle credenziali di agricoltori ritenuti “compiacenti”, per consentire cessioni “in nero” di nafta a soggetti non aventi diritto all’agevolazione.
“È possibile affermare – si legge in uno dei passaggi principali dell’ordinanza – che la Raimondi Sas, per alimentare il consistente ‘mercato parallelo’ di prodotto agevolato, di fatto si sia comportata come un ordinario distributore al dettaglio di carburante, contravvenendo in modo fraudolento agli adempimenti ed oneri previsti per un deposito ‘all’ingrosso’ di prodotti agevolati”.
Ora la parola passa all’aula. Il 20 aprile si aprirà il dibattimento per 169 imputati, in uno dei processi più rilevanti degli ultimi anni nel settore dei carburanti agricoli nel territorio marsalese.