Da rivoluzione popolare a tè nel salotto buono: a Marsala l’Arcobaleno finisce a destra
Dovevano fare la rivoluzione. E invece eccoli lì, seduti composti nel salotto buono di Giulia Adamo, insieme a Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e compagnia cantante.
È la parabola, tutta marsalese, del Movimento Popolare Arcobaleno di Sebastiano Grasso: nato come associazione, cresciuto come voce alternativa, presentatosi cinque anni fa come rottura del sistema, oggi ufficialmente dentro il perimetro del centrodestra.
A raccontarlo è lo stesso Grasso, in un’intervista alla nostra redazione. E lo fa con una metafora che ripete come un mantra: la politica è una scacchiera.
Il problema è che, a Marsala, i pezzi cambiano casacca più velocemente dei pedoni.
La scacchiera, i veti e i numeri
Grasso rivendica coerenza. Dice di aver provato la strada del centrosinistra. Di aver aspettato. Di aver incassato un veto.
“Non sono entrate le idee, sono entrati i numeri”, sostiene. Traduzione: chi porta consiglieri comunali entra, chi porta solo entusiasmo resta fuori.
E così, dopo mesi di attesa e silenzi, il Movimento Popolare è stato “accettato nella scacchiera” del centrodestra. Accettato è la parola chiave. Non corteggiato, non cercato: accettato.
Un passaggio che segna una svolta politica non da poco per un movimento che si è sempre raccontato come né di destra né di sinistra. “Siamo solo il Movimento Popolare”, ripete Grasso. Ma nella scheda elettorale la collocazione conta. Eccome se conta.
L’incontro con Adamo: “Sono rimasto scioccato”
Il momento decisivo? L’incontro con Giulia Adamo.
Grasso racconta di essere rimasto “scioccato, in senso buono”. Parla di carisma, dialettica, preparazione. La definisce una donna forte, quasi un’“Hillary Clinton marsalese”. E qui la narrazione prende una piega internazionale: ventisei anni negli Stati Uniti, campagne elettorali, primarie, miles macinati per sostenere Hillary contro Trump.
Dalla Casa Bianca al Palazzo VII Aprile il passo è breve, almeno nel racconto.
Il Movimento Popolare porterà in dote dodici punti, tutti centrati sul sociale: community center, riuso delle scuole abbandonate, servizi per le periferie, una “marcia dei diritti civili” tutta marsalese. Non un Pride, precisa Grasso, ma una marcia per il diritto allo studio, al lavoro, all’essere.
Temi identitari, certamente. Ma oggi dentro una coalizione che, fino a qualche mese fa, era bersaglio delle sue invettive
.
“In politica si può cambiare idea”
E qui arriva il nodo politico vero.
Grasso in passato è stato durissimo contro pezzi importanti dell’area che oggi sostiene Adamo. Lui risponde così: “In politica si può cambiare idea”. Anzi, dice, sono gli altri che devono cambiare idea. Se il centrodestra ascolta le sue proposte, perché no?
È una posizione che rivendica pragmatismo. Ma che inevitabilmente alimenta la sensazione di una rivoluzione rientrata.
Perché il Movimento Popolare era nato come rottura del sistema. Oggi entra nel sistema. Era protesta. Ora è coalizione. Era outsider. Adesso è in un cartello strutturato.
L’arcobaleno nel salotto buono
Resta una domanda, che non è polemica ma politica: si può essere forza antisistema stando nel cuore del sistema?
Forse sì, dirà qualcuno. Forse è l’unico modo per incidere davvero. Forse è la maturazione di un movimento che ha capito che da soli non si va lontano.
Oppure, più semplicemente, è la solita storia dei carri. A Marsala, quando il gioco si fa duro, tutti vogliono restare sulla scacchiera. Anche a costo di cambiare lato.
E così l’arcobaleno, che doveva colorare la piazza, oggi illumina il salotto buono. Con vista sulle prossime elezioni.
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