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27/02/2026 18:00:00

Naufrago sepolto a Petrosino, il vescovo Giurdanella: "Sappiamo ancora indignarci?"

Una bara senza nome, una preghiera e una domanda che pesa come un macigno: «Siamo ancora capaci di indignarci?». Ieri mattina al cimitero di Petrosino è stato tumulato il corpo del migrante trovato senza vita il 15 febbraio scorso sulla spiaggia di Torrazza. A guidare il momento di raccoglimento è stato il vescovo della Diocesi di Mazara del Vallo, Angelo Giurdanella, che ha benedetto la salma nella parte nuova del cimitero cittadino, alla presenza del sindaco Giacomo Anastasi.

 

«Dobbiamo chiederci: siamo ancora capaci di sentire il dolore degli altri come nostro? Se perdiamo questa capacità, perdiamo qualcosa di essenziale della nostra umanità», ha detto il presule. Parole pronunciate davanti alle autorità e ai rappresentanti della comunità locale, in un territorio che da anni fa i conti con gli sbarchi e con le tragedie del Mediterraneo.

Il corpo era stato rinvenuto lungo il litorale di Torrazza, uno dei tratti di costa più esposti alle correnti che spesso restituiscono resti e storie spezzate. Un episodio che si inserisce in una scia di ritrovamenti che negli ultimi anni hanno toccato più volte le spiagge del Trapanese, da Petrosino a Marsala, fino a Mazara.

 

 

«Quei corpi senza nome sono un richiamo forte alla nostra coscienza – ha aggiunto Giurdanella –. Ci chiedono di non indurire il cuore, di non abituarci, di non voltare lo sguardo. Ogni vita spezzata è una sconfitta per tutti». Un invito a «ricostruire legami di fraternità» e a rimettere «al centro la dignità della persona, soprattutto quando è fragile e senza voce».

 

Alla preghiera hanno preso parte il sindaco Giacomo Anastasi, il parroco don Carmelo Caccamo, suor Alessandra Martin, direttrice dell’Ufficio diocesano per le migrazioni, oltre a rappresentanti di associazioni di Marsala e di una comunità per minori stranieri non accompagnati di Petrosino.

«Oramai assistiamo a tragedie che si perpetuano – ha detto suor Martin – ma non dobbiamo essere complici col silenzio». Una sepoltura semplice, nel silenzio del camposanto, che riporta l’attenzione su un fenomeno che continua a segnare le coste della provincia di Trapani.

 

 

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Nasce l’Ufficio per l’Apostolato del Mare: il direttore e don Fiorino

La Diocesi di Mazara del Vallo istituisce per la prima volta l’Ufficio diocesano per l’Apostolato del Mare. Alla guida è stato nominato don Francesco Fiorino, attuale parroco della chiesa di San Pietro. Si tratta di un passaggio significativo per un territorio che vive storicamente di pesca. Mazara ospita una delle flotte pescherecce più importanti d’Italia, con centinaia di marittimi impegnati soprattutto nella pesca del gambero rosso, simbolo dell’economia locale.

 

Fino ad oggi l’Ufficio non era formalmente istituito in Diocesi, nonostante l’attenzione costante dell’organismo nazionale verso la realtà mazarese. Proprio a Mazara, nel novembre 2021, era stata organizzata la Giornata mondiale della pesca, con la visita di una delegazione istituzionale alla filiera del gambero rosso, incontri con i pescatori e un dibattito dal titolo “La pesca, un patrimonio da salvaguardare”.

 

In quell’occasione la celebrazione eucaristica nella rettoria San Francesco fu trasmessa in diretta su TV2000, a conferma della centralità del comparto per la città e per l’intera provincia di Trapani. Con la nomina di don Fiorino, la Diocesi punta ora a strutturare in modo stabile l’attenzione pastorale verso pescatori, marittimi e famiglie legate al mare, in una comunità che negli anni ha vissuto anche momenti difficili, tra crisi del settore e vicende legate ai sequestri dei pescherecci nel Mediterraneo.

Un nuovo ufficio, dunque, che nasce in una città dove il mare non è solo lavoro, ma identità.