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02/03/2026 04:14:00

Nicastri e le tangenti per l'eolico. Condanna di 8 anni per Paolo Arata

La quarta sezione del Tribunale di Palermo chiude uno dei capitoli più delicati sul sistema delle autorizzazioni per l’eolico in Sicilia: condannato a 8 anni e 9 mesi il faccendiere Paolo Arata, già vicino alla Lega.

 

Otto anni per il funzionario regionale Alberto Tinnirello, tre per Antonello Barbieri, due anni e tre mesi per Francesco Paolo Arata, figlio di Paolo.

La sentenza è stata emessa dal collegio presieduto da Bruno Fasciana.

 

Il cuore dell’inchiesta: concessioni e favori

 

Al centro del processo c’è un presunto sistema corruttivo legato alle concessioni rilasciate dalla Regione Siciliana nel settore dell’energia eolica.

Secondo l’accusa, Arata avrebbe avuto un ruolo di mediatore e facilitatore nei rapporti tra imprenditori e funzionari dell’assessorato regionale all’Energia, in un contesto in cui le autorizzazioni per gli impianti rappresentavano un affare milionario.

Per i giudici, le condotte contestate integrano il reato di corruzione.

 

Il “re dell’eolico” e i legami con la mafia

 

 

Figura centrale della vicenda è Vito Nicastri, imprenditore di Alcamo, soprannominato il “re dell’eolico”, scomparso da alcuni anni.

Nicastri aveva subito una maxi confisca da 1,3 miliardi di euro per avere appoggiato la latitanza del boss Matteo Messina Denaro.

Secondo il pm Gianluca De Leo – e secondo alcune parziali ammissioni dello stesso Nicastri – sarebbe stato lui il “grande corruttore”, interessato ad assicurarsi appoggi e coperture all’interno dell’assessorato regionale all’Energia.

 

Il ruolo di Arata e il filone romano

 

Paolo Arata, che si presentava come consulente per l’energia vicino alla Lega, avrebbe prospettato a Nicastri l’ingresso in una società occulta e si sarebbe offerto come mediatore politico.

Nel processo si fa riferimento anche ai rapporti con l’allora sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri, per il quale è in corso un procedimento a Roma. In quel caso il nodo centrale è l’utilizzabilità delle intercettazioni, oggetto di una complessa questione procedurale.

 

Un sistema sotto esame

 

La sentenza di Palermo riporta sotto i riflettori un tema che in Sicilia è tutt’altro che secondario: il rapporto tra grandi investimenti nel settore delle energie rinnovabili e la trasparenza delle autorizzazioni pubbliche.

L’eolico, negli anni, è stato simbolo di sviluppo e al tempo stesso terreno di opacità, con intrecci tra politica, burocrazia e interessi privati.

Il verdetto di primo grado non chiude la partita giudiziaria – i difensori potranno ricorrere in appello – ma segna un passaggio importante in una delle inchieste più significative sul sistema delle autorizzazioni energetiche nell’Isola.