×
 
 
02/03/2026 02:00:00

Stabilizzazioni ASU e contributi a due velocità: diversi Comuni trapanesi penalizzati

Una “discrasia normativa” che rischia di mettere in difficoltà i bilanci comunali della provincia. È la denuncia della UIL FPL Trapani sulle stabilizzazioni degli ASU e sui contributi regionali riconosciuti agli enti locali. Il tema è emerso durante l’audizione alla Commissione Affari Istituzionali dell’Assemblea Regionale Siciliana, alla quale ha partecipato per la UIL Fp Trapani Vito Sardo, coordinatore “part time e Asu”.

 

Contributi diversi, lavoratori diversi

Al centro della contestazione, la differenza di trattamento tra i lavoratori stabilizzati entro il 31 dicembre 2023 e quelli stabilizzati dal 2024 in poi. “Gli stabilizzati fino al 2023 – spiega il segretario generale Giorgio Macaddino – ricevono poco più di 7 mila euro annui per cinque anni. Chi è stato stabilizzato dal 2024, invece, beneficia di un contributo che va dai 19 mila ai 24 mila euro l’anno, in base alla categoria, garantito fino alla pensione”.

Un divario definito “netto e insostenibile”, che secondo il sindacato crea lavoratori di serie A e di serie B e, soprattutto, penalizza gli enti che hanno scelto di stabilizzare per tempo.

 

I Comuni trapanesi coinvolti

La questione riguarda anche diversi Comuni della provincia di Trapani. Tra questi Erice, Favignana, Marsala, Salaparuta, San Vito Lo Capo, Santa Ninfa, Valderice e Vita.

Si tratta di enti che, seguendo le indicazioni regionali, hanno proceduto alle stabilizzazioni prima del 2024. Oggi però si trovano a dover sostenere un carico finanziario più pesante rispetto a chi ha atteso.

Secondo la UIL FP, la finanziaria 2024 non ha previsto l’adeguamento dei benefici per gli enti che avevano già concluso le procedure, lasciando aperta una forbice che rischia di incidere sui servizi.

 

Il rischio per i bilanci

Il nodo è tutto nei conti pubblici. Se non verranno garantite le stesse coperture economiche, avverte il sindacato, alcuni Comuni potrebbero essere costretti a ridurre servizi essenziali o a rinviare la trasformazione dei contratti in full-time, mantenendo di fatto una condizione di precarietà.

Nel frattempo è in corso l’iter parlamentare per la proroga delle attività socialmente utili fino al 31 dicembre 2027, misura ritenuta necessaria per consentire la stabilizzazione dell’intero bacino ancora attivo, compresi i lavoratori impegnati in enti con vincoli di finanza pubblica o nel privato sociale.

“Non permetteremo – conclude Macaddino – che l’efficienza amministrativa dei nostri Comuni si trasformi in un boomerang per i lavoratori e per le casse pubbliche”.

La partita ora torna a Palermo. E riguarda da vicino anche il futuro occupazionale e finanziario di diversi enti del Trapanese.