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08/03/2026 06:00:00

Santa Ninfa, tagliate le ore a bimbo disabile: il Comune condannato

Otto ore invece di diciotto. Dieci ore di assistenza in meno a scuola per un bambino con disabilità grave. Per questo il Tribunale di Sciacca ha condannato il Comune di Santa Ninfa, riconoscendo una condotta discriminatoria nei confronti dello studente.

 

Il giudice Salvatore Cassarubea ha stabilito che l’ente ha posto il minore, indicato con le iniziali S.G., in una posizione di svantaggio rispetto agli altri alunni, non garantendogli la necessaria assistenza specialistica all’autonomia e alla comunicazione. La sentenza richiama la discriminazione indiretta prevista dall’articolo 2 della legge 67 del 2006, che tutela le persone con disabilità.

 

Il tribunale ha ordinato al Comune di provvedere immediatamente alla nomina dell’assistente ASACOM e soprattutto di recuperare le ore di assistenza non erogate per l’anno scolastico 2025-2026.

 

La vicenda nasce lo scorso autunno. Il 22 ottobre 2025 il Comune aveva attivato l’assistenza per il bambino ma solo per 8 ore settimanali. Un numero inferiore rispetto alle 18 ore stabilite il 17 novembre 2025 dal Gruppo di lavoro operativo per l’inclusione nel Piano educativo individualizzato (PEI).

 

Le famiglie hanno chiesto l’aumento delle ore, ma il Comune non ha provveduto. Da qui l’azione legale. Solo dopo la notifica del ricorso l’ente ha adeguato il servizio portandolo a 18 ore settimanali, ma senza prevedere il recupero delle ore precedentemente perse. Proprio su questo punto è arrivata la sentenza di condanna.

 

«I Comuni oramai seguono una linea politica che continua a subordinare i diritti fondamentali alle logiche di contenimento della spesa e ad interpretazioni arbitrarie delle leggi – afferma l’avvocato Marichiara Garaccidimenticando che i diritti non si sospirano e non si rimandano ma si applicano».

 

Un problema che si ripete

La decisione del Tribunale di Sciacca si inserisce in un contesto più ampio. Nell’ottobre 2025 anche il Tribunale di Trapani era intervenuto sul tema dell’assistenza ASACOM. In quel caso il giudice aveva accolto in via cautelare tre ricorsi presentati dagli avvocati Tiziana Barone e Francesco Benincasa dell’associazione nazionale First, disponendo il ripristino immediato delle 10 ore settimanali di assistenza previste dai Piani educativi individualizzati.

 

Il Comune di Trapani aveva infatti deciso di dimezzare le ore di assistenza, da 10 a 5, provocando la reazione delle famiglie e delle associazioni del territorio. Con l’ordinanza cautelare il tribunale aveva sospeso gli effetti del provvedimento comunale, ristabilendo la piena operatività del servizio in attesa del giudizio di merito.

 

Il caso Marsala

Un’altra vicenda simile è emersa anche a Marsala, dove una famiglia ha ottenuto dal Tribunale un decreto cautelare per la riattivazione immediata del servizio ASACOM dopo che, nell’ottobre 2025, il Comune aveva negato l’assistenza ai figli motivando il diniego con la certificazione INPS prevista dall’articolo 3 comma 1 della legge 104.

 

Secondo i legali della famiglia, quella decisione contrastava con quanto stabilito dal GLO, il gruppo di lavoro scolastico che nel PEI definisce i bisogni educativi degli alunni con disabilità. Il giudice ha quindi disposto il ripristino del servizio, riconoscendo la necessità dell’assistenza per garantire l’effettivo diritto all’inclusione scolastica.

 

«Non possiamo parlare di vittoria – hanno dichiarato i familiari – perché i nostri figli sono rimasti senza servizio per cinque mesi». Secondo la famiglia, il mancato servizio avrebbe comportato anche un risparmio di circa 15 mila euro per il Comune.

 

Tre casi diversi, ma lo stesso punto fermo ribadito dai tribunali: le ore di assistenza previste per gli studenti con disabilità non possono essere ridotte o negate per ragioni amministrative o di bilancio. Perché, quando accade, il rischio è sempre lo stesso: trasformare un diritto in una concessione.