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14/03/2026 06:00:00

Zingaro, oggi la riapertura dopo il grande incendio: si torna nei sentieri dal lato sud

Oggi la Riserva naturale orientata dello Zingaro riapre, anche se solo parzialmente, dopo i lunghi mesi di chiusura imposti dal devastante incendio del 25 luglio 2025. È una riapertura attesa, simbolica e concreta insieme: simbolica perché restituisce ai siciliani uno dei luoghi più amati dell’Isola, concreta perché arriva dopo lavori di messa in sicurezza e ripristino che consentono finalmente di tornare a percorrere una parte dei sentieri. La Regione Siciliana, ente gestore dell’area protetta, ha annunciato che da sabato 14 marzo si potrà accedere alla riserva esclusivamente dal versante sud, quello di Scopello, mentre il lato nord resta ancora interessato da interventi in corso.

 

La ferita lasciata dal fuoco resta enorme. Il rogo dell’estate scorsa ha distrutto circa 1.600 ettari di area protetta, investendo un patrimonio naturalistico di valore straordinario e mettendo a dura prova uno degli ecosistemi più delicati e preziosi della Sicilia. Le fiamme, partite dal versante di San Vito Lo Capo, si propagarono rapidamente lungo la riserva fino a raggiungere l’area di Scopello, arrivando vicino alle abitazioni della zona di Mazzo di Sciacca. In quelle ore fu necessario evacuare diverse famiglie, mentre forestali, vigili del fuoco, forze dell’ordine e volontari della protezione civile lavorarono senza sosta per arginare l’incendio.

 

Per mesi, dopo quell’incendio, lo Zingaro è rimasto chiuso non per una scelta burocratica, ma per una necessità precisa: garantire la sicurezza delle persone e consentire all’ambiente di iniziare, almeno in parte, il proprio percorso di rigenerazione. Il Dipartimento Ambiente della Regione aveva spiegato che la chiusura era stata determinata da due ordini di ragioni: da una parte il grave danno naturalistico ed ecologico, dall’altra il venir meno delle condizioni minime di sicurezza per i visitatori. Sentieri compromessi, staccionate distrutte, segnaletica danneggiata, piante bruciate e instabili, rischio di caduta massi e di frane in un’area già idrogeologicamente fragile: erano questi gli elementi che avevano reso necessaria la sospensione della fruizione. La stessa direzione della riserva aveva sottolineato anche il bisogno di proteggere la fauna superstite, di limitare il disturbo antropico in una fase delicatissima e di consentire il lavoro di monitoraggio a tecnici, biologi e naturalisti.

 

 

Adesso, però, una prima risposta arriva. Nel tratto interessato dalla riapertura sono stati completati interventi di messa in sicurezza dei sentieri, di ripristino delle staccionate e di eliminazione della vegetazione spontanea che ostacolava il passaggio. In questa prima fase sarà dunque possibile percorrere il sentiero costiero in direzione nord per circa 3,9 chilometri, fino all’intersezione con il percorso che attraversa contrada Sughero e conduce al sentiero di mezza costa, consentendo così di chiudere un anello di circa 10 chilometri con rientro verso l’ingresso sud. Lungo il tragitto tornano visitabili anche il Centro visitatori, il Museo naturalistico, il Museo della manna e il Museo dell’intreccio.

 

Resta invece chiuso, almeno per ora, l’accesso dal lato nord. La Regione ha spiegato che in quell’area sono ancora in corso lavori commissionati dal Comune di San Vito Lo Capo e che l’obiettivo è completare gli interventi prima dell’avvio della stagione estiva. La riapertura, dunque, non segna ancora un ritorno alla piena normalità, ma rappresenta il primo passo reale verso il recupero di una riserva che nell’ultimo anno è diventata il simbolo della fragilità del patrimonio ambientale siciliano.

 

Sul piano politico e istituzionale, la riapertura viene letta come un segnale importante. L’assessore regionale all’Agricoltura e allo sviluppo rurale Luca Sammartino ha parlato di “buona notizia” per i siciliani e per tutti i visitatori dell’Isola, sottolineando il lavoro svolto in questi mesi per restituire alla fruizione un luogo che rappresenta un forte attrattore turistico. L’assessore regionale al Territorio e ambiente Giusi Savarino ha invece insistito sul valore simbolico del ritorno dello Zingaro, definendolo un segno concreto della capacità della Sicilia di custodire, proteggere e valorizzare il proprio patrimonio naturale, nel rispetto degli equilibri ambientali.

 

Soddisfazione è stata espressa anche dal sindaco di Castellammare del Golfo, Giuseppe Fausto, che ha ringraziato gli assessorati regionali, gli operai e il personale forestale impegnati negli interventi dopo il rogo. Fausto ha ricordato le ore drammatiche del luglio 2025, vissute sul campo accanto alle squadre al lavoro per spegnere le fiamme, e ha definito la riapertura parziale “un segnale importante per il territorio”, capace di testimoniare insieme la resilienza della comunità e l’impegno quotidiano di chi difende un bene naturalistico di valore inestimabile.

 

Lo Zingaro, del resto, non è una riserva qualunque. È un luogo identitario, la prima riserva naturale istituita in Sicilia e una delle esperienze di tutela ambientale più fortemente legate alla mobilitazione civica. Per questo la sua riapertura ha un valore che va oltre la semplice ripresa delle visite. È la restituzione, seppur ancora parziale, di un bene collettivo che appartiene non solo al territorio tra Castellammare e San Vito, ma all’intera Sicilia. Al tempo stesso, però, questa giornata non può cancellare ciò che è accaduto. La riapertura non coincide con la guarigione completa: il recupero ecologico richiederà ancora tempo, monitoraggi continui e una gestione attenta, perché il danno prodotto dall’incendio su vegetazione, suolo, habitat e biodiversità non si risolve in una stagione.

 

Ed è forse proprio questo il punto più importante: oggi lo Zingaro riapre, ma riapre come luogo che chiede rispetto. Non come cartolina da consumare in fretta, bensì come paesaggio ferito che lentamente prova a rialzarsi. I visitatori tornano, i sentieri si riaprono, i musei riprendono ad accogliere il pubblico. Ma sotto questa buona notizia resta intatta la lezione dell’ultimo anno: bastano poche ore di fuoco per devastare un patrimonio costruito in decenni, mentre per ricostruire servono pazienza, cura e una politica della tutela che non può fermarsi all’emergenza.