I lavori di messa in sicurezza della diga Trinità sono stati completati, ma le paratoie rimangono aperte e l’acqua continua a scorrere via verso il mare. È il paradosso che contoinua a consumarsi in questi giorni nel Trapanese, dove l’invaso resta di fatto inutilizzabile mentre si attende ancora il via libera definitivo da Roma.
Gli interventi di messa in sicurezza sono stati eseguiti dalla Protezione Civile regionale, nel Trapanese guidata da Antonio Parrinello. I lavori si sono conclusi tra il 27 e il 28 febbraio, mentre il 10 marzo è stata completata anche la revisione delle paratoie. Nonostante questo, però, restano aperte. E la poca acqua che in questi giorni sta entrando nell’invaso continua a defluire verso il mare.
La nota al Ministero
Nei giorni scorsi il Dipartimento regionale che si occupa delle dighe ha inviato una nota al Ministero delle Infrastrutture, certificando l’avvenuta messa in sicurezza dell’impianto. Adesso si attende la risposta del Ministero. I tempi stimati sono di due o tre settimane, quindi verso la fine di marzo. Fino ad allora, però, le paratoie non possono essere chiuse. Il risultato è che proprio nel periodo in cui le piogge potrebbero alimentare il bacino, l’acqua non viene trattenuta.
Il nodo delle autorizzazioni
Secondo quanto emerge, i lavori sarebbero stati eseguiti regolarmente e nel rispetto delle prescrizioni. La Protezione Civile ha completato gli interventi senza ulteriori proroghe e ha trasmesso la documentazione agli uffici competenti.
Il nodo resta quello burocratico: serve l’autorizzazione ministeriale per poter chiudere le paratoie e utilizzare pienamente l’invaso.
Una situazione che solleva più di un interrogativo anche sui tempi delle procedure. Se i lavori erano ormai in dirittura d’arrivo, ci si chiede perché la documentazione necessaria non sia stata inviata prima per evitare di perdere settimane preziose.
La protesta dei Guardiani del Territorio
Sulla vicenda interviene l’associazione Guardiani del Territorio, che parla apertamente di immobilismo burocratico. Secondo l’associazione, è “assurdo e incomprensibile” che, nonostante i lavori prescritti dall’Ufficio nazionale dighe siano stati completati, le paratoie restino aperte con il rischio che l’acqua venga sversata in mare.
“In un territorio che negli ultimi anni ha sofferto crisi idriche gravissime – scrivono – vedere l’acqua disponibile che non viene trattenuta mentre si attendono passaggi amministrativi non può essere accettato”. L’associazione chiede quindi un intervento immediato dell’Assessorato regionale all’Acqua e ai Rifiuti e sollecita anche le organizzazioni sindacali agricole a fare pressione sul governo regionale.
La domanda, intanto, resta sul tavolo: se le piogge di primavera arriveranno davvero, quanta acqua finirà ancora in mare prima che la diga Trinità possa tornare pienamente operativa?
L’intervento dell’assessore Colianni
Sulla vicenda interviene l’assessore regionale all’Energia e ai servizi di pubblica utilità Francesco Colianni, che precisa come la Regione abbia già completato gli adempimenti di propria competenza.
«La Regione Siciliana ha completato gli adempimenti ed eseguito gli interventi richiesti sulla diga Trinità per consentire l’innalzamento del livello autorizzato dell’invaso da 62 a 64 metri sul livello del mare. La richiesta è stata inviata alla Direzione generale per le dighe del Ministero delle Infrastrutture e mi sono personalmente attivato contattando gli uffici romani. Adesso attendiamo le verifiche del Ministero».
Gli interventi realizzati sono stati definiti di somma urgenza, per un importo complessivo di circa 1,25 milioni di euro.
Una prima tranche di lavori, gestita dal commissario per l’emergenza idrica Salvo Cocina, ha riguardato il ripristino del drenaggio delle acque meteoriche, opere per evitare l’afflusso incontrollato delle acque e il ripristino della strada consortile nell’area a valle della diga per garantire condizioni di sicurezza.
Il Dipartimento regionale dell’Acqua e dei rifiuti è invece intervenuto per ripristinare la funzionalità dello scarico di superficie e assicurare la piena movimentazione delle paratoie fino alla massima apertura.
È inoltre in fase di definizione il progetto di fattibilità tecnica ed economica per eliminare il rischio di ostruzione dello scarico di fondo, documento che dovrebbe essere trasmesso al Ministero entro la fine di marzo per le necessarie approvazioni.
«L’obiettivo del governo Schifani – conclude Colianni – è accelerare ogni procedura possibile, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza, per garantire una gestione efficiente della risorsa idrica e tutelare un bene fondamentale per il territorio e per il comparto agricolo».