La Regione Siciliana punta con decisione sul rilancio dell’aeroporto “Vincenzo Florio” di Trapani Birgi. La giunta regionale ha infatti approvato lo schema di convenzione tra l’assessorato al Turismo e Airgest, la società che gestisce lo scalo, per incentivare nuove rotte e aumentare i flussi turistici verso la Sicilia occidentale.
L’accordo prevede uno stanziamento di 7 milioni di euro all’anno per tre anni (2026-2028), per un totale di 21 milioni di euro. Le risorse serviranno a sostenere accordi con compagnie aeree, con l’obiettivo di attivare nuovi collegamenti nazionali e internazionali.
«Più voli vuol dire più turisti, più presenze e più occupazione», ha dichiarato il presidente della Regione Renato Schifani, sottolineando come il potenziamento degli scali minori rientri in una strategia più ampia già avviata anche su Comiso.
Obiettivi e vincoli
La convenzione fissa target ambiziosi: nel triennio dovranno transitare almeno 3,3 milioni di passeggeri, con un obiettivo massimo di 3,7 milioni. Un risultato che, secondo le stime, potrebbe generare importanti ricadute economiche sul territorio, tra turismo, investimenti e occupazione.
È previsto anche un meccanismo di tutela per le casse pubbliche: se gli obiettivi non verranno raggiunti, scatterà una restituzione proporzionale dei fondi.
Iter e investimenti già avviati
Il provvedimento ha già ottenuto il via libera dagli assessorati all’Economia e alle Infrastrutture e sarà ora esaminato dalla Commissione dell’Ars prima della firma definitiva.
Parallelamente, la Regione ha già finanziato con 13,8 milioni di euro (Fondo sviluppo e coesione) un piano di riqualificazione dello scalo: interventi su smistamento bagagli, aree check-in, spazi per i passeggeri e tecnologie di sicurezza. I lavori dovrebbero concludersi all’inizio del 2027.
La scommessa su Birgi
L’obiettivo è chiaro: trasformare Birgi in un hub sempre più competitivo per il turismo della Sicilia occidentale. Una scommessa che passa da voli, infrastrutture e capacità di attrarre compagnie e passeggeri.
Dopo anni altalenanti, lo scalo trapanese torna così al centro delle politiche regionali. Resta da capire se gli investimenti basteranno a consolidare davvero una crescita stabile e duratura.