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18/03/2026 06:00:00

Marsala, corruzione e politica: oggi gli indagati davanti al Gip

Ieri i vertici dell’Udc erano a Marsala per confermare il sostegno del partito dei democristiani alla ricandidatura del sindaco Massimo Grillo. Chissà se Grillo, così attento alle questioni etiche, avrà trattato anche il caso del suo candidato da novanta al consiglio comunale, Pino Ferrantelli, campione di preferenze, oggi indagato.

 

Perché mentre certa politica si ricompatta e guarda alle prossime elezioni, la giustizia presenta il conto. Oggi, 18 marzo, gli indagati compariranno davanti al giudice per l’udienza preliminare del procedimento che prova a fare luce su un presunto sistema di scambio tra consenso politico e posti di lavoro tra le fila di tre liste di sostegno proprio a Grillo in occasione del voto del 2020. 

 

Chi compare davanti al giudice

 

La Procura di Marsala ha chiesto il rinvio a giudizio per sei persone, tra cui tre consiglieri comunali eletti nel 2020 nelle liste del centrodestra a sostegno di Grillo (che non è coinvolto nell’indagine).

Si tratta di Pino Ferrantelli, appunto, Michele Maurizio Accardi e Vanessa Titone, insieme a Sara Accardi, Antonio Giancana e Vincenzo Monteleone.

L’accusa è quella di concorso in corruzione per l’esercizio della funzione pubblica. A sostenere l’impianto accusatorio sono i pm Diego Sebastiani e Sara Varazi.

 

Il sistema: lavoro in cambio di consenso

 

Secondo gli inquirenti, tra il 2021 e il 2022, il movimento “Via”, riconducibile all’ex senatore Antonino Papania, avrebbe costruito consenso politico promettendo o garantendo posti di lavoro a familiari dei consiglieri.

Il tutto attraverso enti di formazione professionale finanziati con fondi pubblici regionali ed europei.

Un sistema semplice, almeno sulla carta: tu porti voti e sostegno politico, noi garantiamo un posto a tuo figlio, nipote o familiare.

 

 

I casi concreti nelle carte dell’inchiesta

 

Le indagini raccontano episodi precisi.

C’è la vicenda della figlia di un consigliere che lascia un lavoro stabile per inseguire una promessa mai mantenuta, tra bonifici sospetti e rabbia che emerge chiaramente dalle intercettazioni.

C’è il caso del nipote di Ferrantelli, che secondo l’accusa avrebbe percepito stipendi per attività mai realmente svolte, nell’ambito di enti legati al circuito di Papania.

E poi c’è la formazione professionale, con corsi finanziati dalla Regione che, sempre secondo gli investigatori, sarebbero stati utilizzati come strumento per costruire consenso politico.

 

Un filone di un’inchiesta più ampia

 

Il procedimento è parte di un’indagine più vasta, condotta dalla Guardia di Finanza, che nell’ottobre 2024 ha portato a 14 misure cautelari tra Marsala e Trapani, su impulso della Procura europea e della Procura di Marsala.

 

Il passaggio decisivo

 

Quella di oggi è una tappa fondamentale.

Il giudice dovrà decidere se rinviare a giudizio gli imputati o archiviare le accuse. Non è ancora il momento delle responsabilità definitive, ma è il momento in cui si stabilisce se questo racconto – fatto di intercettazioni, promesse e presunti scambi – entrerà in un’aula di tribunale.

 

La politica, ancora una volta

 

Intanto, fuori dal palazzo di giustizia, la politica continua il suo corso. Si stringono alleanze, si preparano candidature, si cercano voti.

E torna inevitabile la domanda: quanto pesa, davvero, un pacchetto di preferenze?

Perché se il consenso si costruisce anche così – come ipotizza l’accusa – allora il problema non riguarda solo chi è indagato.

Riguarda un sistema. E, forse, un modo di intendere la politica che a Marsala resiste più di quanto si voglia ammettere.