A tre giorni dall’ultimatum che il comitato spontaneo dei pescatori ha lanciato alla Regione Siciliana prima di far scattare i blocchi stradali e la serrata generale della borgata, mentre la marineria muore (per l’ennesima volta) a causa dell’insabbiamento e della posidonia che intasano il porticciolo di Marinella di Selinunte, arriva la formale richiesta di accesso agli atti dell’onorevole Cristina Ciminnisi. Il Movimento 5 Stelle vuole fare luce sugli affidamenti legati alla rimozione della posidonia negli ultimi cinque anni.
L’iniziativa della deputata trapanese punta a verificare quante volte aziende riconducibili a soggetti coinvolti in recenti inchieste, come Giancarlo Teresi o Carmelo Vetro, abbiano gestito i lavori a Selinunte.
Nel frattempo, l’assessorato ai Trasporti della Regione Siciliana ha assicurato che i lavori partiranno “al più presto”, non appena saranno risolti alcuni problemi tecnici, indicando una data per la prima settimana di aprile. Si tratta di lavori già appaltati per 526 mila euro alla Cogis srl di Catania, destinati specificamente al trasporto in discarica della posidonia accumulata. Ma già che sono lì, non avranno difficoltà anche a liberare l’imboccatura e ricostituire il fondale necessario per l’uscita dei pescherecci. Basterà una variante.
In ogni caso, sarebbe già stato ufficialmente nominato un nuovo Responsabile Unico del Procedimento (RUP), il geometra Francesco Calabria.
Dagli uffici regionali hanno tenuto a precisare che l’attuale progetto di intervento non ha niente a che fare con quello finito sotto inchiesta della magistratura, che invece riguardava il manager Giancarlo Teresi.
Il punto però è un altro. Quella che viene ciclicamente presentata come una “somma urgenza”, di fatto è quanto di più prevedibile si possa immaginare. Da decenni, tutte le emergenze/urgenze sono sempre state una farsa, fatte per altro di interventi tampone lontani da qualunque soluzione definitiva.
Oggi, si vogliono giustamente approfondire le possibilità di infiltrazioni criminali anche pregresse, ma l’evidenza più macroscopica, madre di tutti i problemi, è legata alla struttura stessa del porticciolo: ha l’apertura esposta a scirocco. Ed è, a tutti gli effetti, un grande “abusivo”. Nato negli anni ’70 come semplice frangiflutti, è cresciuto senza alcuna cognizione di ingegneria portuale né studi sulle correnti marine. Proprio questa natura giuridica “fantasma” avrebbe impedito interventi di riqualificazione seri: sul molo di ponente, ad esempio, è impossibile persino installare lampioni o montare le bitte per l’attracco, lasciando metà della struttura insicura e al buio.
Ma ogni volta che i fondali si azzerano, torna d’attualità il dibattito sul nuovo porto da realizzare. Eppure, nessuno si prende la responsabilità di commissionare uno studio di fattibilità per allungare il molo esistente. Potrebbe essere l’unico intervento in grado di impedire l’ingresso di sabbia e posidonia.
Intanto, l’annunciata paralisi della borgata da parte dei pescatori ha prodotto, come abbiamo già scritto, un “piano B” del Sindaco di Castelvetrano, Giovanni Lentini che, con un investimento di 10-15 mila euro, potrebbe giocare la carta dell’intervento minimale d’urgenza: dragare almeno il canale d’accesso per consentire alle barche di uscire in mare.
Ma attenzione: quello della posidonia è un ciclo prevedibile e delicato nello stesso tempo. E’ prevedibile perché puntuale conseguenza delle mareggiate di scirocco. Ed è delicato perché le bonifiche (tutte rigorosamente in “somma urgenza”) se fatte a ridosso della stagione turistica, rischiano di comprometterla. La rimozione della posidonia ha infatti un effetto collaterale incredibilmente distruttivo: l’odore nauseabondo che viene fuori quando le ruspe “rompono” i cumuli. Ecco perché gli interventi (tutti) non sono mai tempestivi. E tutto diventa complicato. A prescindere dalle infiltrazioni mafiose.
Egidio Morici