L'archivio di Telesud è presente ancora su YouTube e a guardarlo oggi l'effetto è straniante, soprattutto per le interviste celebrative di Antonini al suo direttore, Nicola Baldarotta. Fra tutte queste “perle”, che un giorno forse meriterebbero di essere montate e messe in rassegna, per spiegare anche ai posteri cosa è accaduto (e cosa sta accadendo) a Trapani in questi due anni, c'è un' intervista del gennaio 2024. Due anni fa. Una delle prime apparizioni della coppia Antonini–Baldarotta.
La sera del “ciclone” in studio
È il 2 gennaio 2024, puntata speciale di “Res Publica”. Baldarotta apre con una formula che oggi sembra scritta da un autore di commedie nere: “c’è stato un ciclone che ha investito positivamente questo pezzo della Sicilia”. Il ciclone, naturalmente, è Antonini, presentato come l’uomo che ha portato “folate di vento” fino al resto d’Italia.
E Antonini entra in scena come ci si aspetta da chi vuole fare rumore: bilanci “straordinari”, record su record, folla in delirio, “bambini che chiedono selfie”, la città che rinasce grazie allo sport e ai soldi messi “di sua iniziativa”, con quella rapidità che, dice lui, è quasi un tratto genetico.
Poi la frase che oggi suona come una didascalia: “Telesud è un elemento fondamentale del mio progetto”.
“Telesud megafono”: il grande annuncio che non regge il replay
In quei minuti, Telesud viene raccontata come il “megafono più importante” per far sapere all’Italia che “qui la musica è cambiata”, che a Trapani “si può investire”, che tutto è pronto a diventare nazionale. Antonini lo dice senza pudore: “sto lavorando… per trasformare la televisione da televisione locale a televisione nazionale, comprando la licenza nazionale”.
Aggiunge pure un dettaglio che oggi fa sorridere amaramente: i trapanesi “avranno sempre un organo di informazione locale” perché, assicura, “manterremo sempre una precisa e profonda identità locale”. Una frase che sembra voler mettere una pezza prima ancora che si apra lo strappo.
E invece lo strappo è arrivato davvero. Solo che non ha portato “licenze nazionali”, “format internazionali” e “documentari”, ma una parabola più semplice: prima il digitale terrestre abbandonato, poi la web tv, poi la liquidazione, poi i licenziamenti.
Trapani “nuova Abu Dhabi”, Watson, lo stadio e i concerti
Il cuore dell’intervista è un catalogo di visioni. Trapani diventa “polo turistico”, “turismo d’élite”, “shopping”, “ristoranti di livello”, “alberghi che non ci sono”, “crociere”, “miliardi di euro”, fondi di investimento internazionali.
A un certo punto scivola anche la citazione: “elementare direbbe Watson”, come annotò Tp24 già l’indomani, ricordando che a dirlo è Sherlock Holmes, non Watson. Piccole cose, certo. Ma nei replay la cura dei dettagli conta, perché fa la differenza tra il profeta e il personaggio.
Poi c’è lo stadio provinciale: concessione per 99 anni, ampliamento a 18-19 mila posti, skybox, negozi, ristoranti, posti di lavoro. E d’estate: “otto-nove concerti”, un palco fisso, artisti nazionali e internazionali. Un piano industriale raccontato come un trailer.
Il problema, come spesso accade, non è raccontare il futuro. È farlo succedere.
“Da dove arrivano i soldi”: la risposta, i nervi scoperti, la città che applaude
C’è anche un passaggio rivelatore: Baldarotta accenna alla domanda che “gira” in città, la più antica e persistente. “Da dove arrivano i soldi?”
Antonini risponde come rispondono quasi tutti quelli che non vogliono restare impigliati: “derivano dalla mia attività… oltre 10 anni… distribuzione di prodotti cerealicoli nel mondo”. E subito sposta il discorso sui fondi internazionali, sui “centinaia di milioni”, sulla necessità di capitali “di un certo tipo”.
Il tono cambia quando parla di chi prova a “strafatturare” o fare il furbo: “non prendiamo una cosa che vale uno e la paghiamo due”. È un Antonini che, già allora, avvertiva la città come un luogo pieno di trappole, scaltrezze, richieste, adulazioni. E infatti, in diretta, Baldarotta racconta il “mercato” intorno al numero di telefono: “mi deve fare conoscere Antonini perché…”. Tutti vogliono portargli qualcosa, vendergli qualcosa, appoggiarsi a qualcosa.
Ecco: nel replay, quello è uno dei pochi passaggi davvero moderni. Perché spiega benissimo la dinamica di quei mesi a Trapani: l’infatuazione collettiva, la caccia al contatto, la fila alla porta del “ciclone”.
Il rapporto con i giornalisti: “giornalai” e porte aperte
Nella stessa trasmissione c’è un altro frammento che, riascoltato oggi, suona come un avviso ai naviganti. Antonini distingue tra “giornalisti” e “giornalai”, racconta di chi scrive “a priori”, di chi “sfoga malessere”, e promette che a quelli “diventerò un nemico”.
Sembra una parentesi, ma è una chiave. Perché in quel 2024, mentre l’intervista scorreva con l’entusiasmo di una città che si credeva in “coma reversibile”, Antonini stava già dicendo che chi non si allinea, prima o poi, verrà trattato da avversario.
Anche la moneta: il sogno blockchain
Nel flusso ininterrotto di annunci, non manca neppure l’idea di una moneta proprietaria. Baldarotta la introduce quasi con cautela, come si fa con le novità troppo futuristiche per essere prese sul serio fino in fondo: “una specie di T Coin?”. Antonini non si tira indietro. Conferma che sì, “stiamo pensando a qualcosa di innovativo”, una moneta digitale legata a una blockchain, capace di tracciare prodotti, acquisti, appartenenze. Tutto, ovviamente, “in divenire”, con la promessa di muoversi con prudenza, perché “quando si fanno queste innovazioni bisogna stare molto attenti ai passi che si fanno”.
Riascoltato oggi, quel passaggio sembra uscito da una stagione precisa: quella in cui ogni progetto, per essere credibile, doveva avere una sua declinazione crypto, una moneta, un token, un’idea di esclusività digitale. La Trapani del futuro, nel racconto di quella sera, non doveva solo avere squadre vincenti, stadio coperto e concerti estivi, ma anche una valuta propria. Un ecosistema completo. Che, come tutto il resto, è rimasto allo stato dell’annuncio.
Il tempo, quel montatore spietato
Due anni dopo, Telesud è chiusa, la “televisione nazionale” non esiste, l’archivio resta su YouTube come un museo involontario dell’euforia. E quella puntata del 2 gennaio 2024, oggi sembra un documento di un’epoca brevissima: l’epoca in cui Trapani si era convinta che bastasse un uomo solo, un megafono e una valanga di promesse.
Il problema non è che le promesse erano grandi. Il problema è che oggi, guardando quel video, si capisce quanto fossero fragili. E quanto, nella provincia che vive di memoria corta e presente infinito, il replay sia l’unica forma di verità che resiste.
Perché, in fondo, la domanda non è solo “com’è finita Telesud”. È un’altra: cosa raccontano, davvero, queste trasmissioni che invecchiano male, su Trapani e sul bisogno di credere, sempre, al prossimo ciclone.
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