Referendum sulla giustizia, vince il No. Bocciata la riforma: in Sicilia risultato netto
Si chiude con un esito chiaro e politicamente pesante il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia del 22 e 23 marzo 2026. Gli italiani hanno respinto la proposta di modifica: il “No” si afferma con circa il 54% dei consensi, superando il “Sì” di diversi punti percentuali, con un’affluenza attorno al 59%.
Un risultato netto, senza margini di ambiguità, che pesa ancora di più perché si tratta di un referendum costituzionale confermativo, senza quorum. A decidere, dunque, sono stati direttamente i votanti. E la partecipazione, tutt’altro che marginale, rafforza il significato politico del verdetto.
«Gli italiani hanno deciso. E noi rispettiamo questa decisione. Andremo avanti, come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, determinazione e rispetto verso il popolo italiano e verso l’Italia», ha commentato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Il dato nazionale racconta di un Paese che si mobilita e sceglie di respingere la riforma. Ma è scendendo nel dettaglio territoriale che emergono differenze significative.
In Sicilia, infatti, il risultato si radicalizza: il “No” supera il 60%, ma con un’affluenza che si ferma poco sopra il 46%, tra le più basse d’Italia. Un dato che cambia la prospettiva: meno partecipazione, ma una posizione molto più netta. L’isola non appare divisa, ma fortemente sbilanciata, con un rifiuto della riforma più deciso rispetto alla media nazionale, anche se espresso da una platea più ristretta.
Un segnale politico che non passa inosservato, soprattutto nel campo del centrodestra. «Siamo delusi: questo referendum rappresenta un’occasione persa per modernizzare la giustizia», commenta l’eurodeputato Marco Falcone, di Forza Italia. «In Sicilia la sconfitta del Sì assume proporzioni ancora più rilevanti. È un forte campanello d’allarme per il centrodestra e per il nostro partito. Le roccaforti vanno difese con impegno, non considerate acquisite».
Di segno opposto la lettura del Movimento 5 Stelle. «Gli italiani bocciano la riforma Nordio-Meloni. Dalla Sicilia è arrivato un messaggio chiaro: no a stravolgimenti della Costituzione e no all’attacco ai giudici», afferma la deputata Ida Carmina, che sottolinea il valore simbolico del voto nell’Agrigentino, terra del giudice Rosario Livatino. «Qui la giustizia non è una parola, è memoria e responsabilità».
Sulla stessa linea anche l’europarlamentare Giuseppe Antoci, tra i protagonisti della campagna referendaria: «La vittoria del No è un messaggio chiaro in difesa della legalità e della Costituzione. In Sicilia e Sardegna il distacco è stato netto in tutte le province, segno che questi territori percepiscono la legalità come un valore assoluto».
Il voto, dunque, non chiude soltanto una partita referendaria, ma apre una nuova fase politica. Il risultato nazionale segna una battuta d’arresto per il governo, mentre quello siciliano, ancora più marcato, lancia un segnale preciso ai partiti della maggioranza.
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