Giorgia Meloni è chiara: non intende più mettere a rischio il suo partito, le percentuali, le elezioni nazionali dell’anno prossimo, la tenuta del governo, con guai giudiziari che coinvolgono esponenti meloniani di primo piano, sono al primo punto dell’agenda di via della Scrofa a Roma, sede del partito.
Hanno pagato già Daniela Santanchè, Giusy Bartolozzi, Andrea Del Mastro. Tre esponenti dimessi su volontà della Premier. E adesso c’è il caso Sicilia, che è stato congelato e che ha viaggiato su binari diversi.
Il commissario regionale Luca Sbardella ha puntato più volte il dito contro gli alleati di maggioranza a cominciare dalla DC, sul ritorno in giunta ha detto: “Dipende da chi deve entrare, non potremo accettare personaggi esposti anche minimamente in vicende giudiziarie”.
Peccato che dentro Fratelli d’Italia ci sia già una bufera giudiziaria che è finita con le sue intercettazioni su tutti i giornali e ora nelle aule di un Tribunale. Sbardella guarda a casa d’altri per evitare i guai interni.
I casi Amata e Galvagno
Elvira Amata è attuale assessore al Turismo, la danno molto vicina al Ministro Francesco Lollobrigida, è indagata per presunti favoritismi e irregolarità nella gestione di fondi pubblici e incarichi, con l’ipotesi che alcune decisioni amministrative possano aver avvantaggiato soggetti specifici. Il 21 aprile il GUP deciderà sul rinvio a giudizio o meno.
Si apre il file della gestione non trasparente di risorse pubbliche, ed è un file prima che giudiziario etico, perché la funzione pubblica non può mai favorire interessi particolari o personali.
Gaetano Galvagno, è attuale presidente dell’ARS, è uomo siciliano di Ignazio La Russa, presidente del Senato. E’ indagato per corruzione, falso ideologico e peculato, ha chiesto il giudizio immediato, udienza che si terrà il 4 maggio prossimo. Entrambi i casi sono tornati alla ribalta nazionale per un intervento del leader del Movimento Cinque Stelle, Giuseppe Conte, su La7 da Floris: “Di fronte a questi casi che facciamo? Aspettiamo che ci sia un altro voto democratico?”.
La Meloni si aspettava un passo indietro senza che venisse chiesto, a referendum perso con percentuali importanti, un voto che è diventato un non gradimento contro il governo nazionale, la presidente del Consiglio ha deciso di riprendere in mano le redini del partito. Pur rispettando il principio garantista della presunzione d’innocenza chiede un cambio di passo anche in Sicilia, nessuna ombra sul partito. E’ difficile però che i due esponenti meloniani vengano epurati o messi all’angolo. Al momento sono appesi ad un filo e si reggono benissimo. Agganciati come i veri politici sanno fare.