Corruzione in Sicilia: arrestato il funzionario regionale Francesco Mangiapane
Nuovo sviluppo nell’inchiesta sulle presunte tangenti all’assessorato regionale alle Infrastrutture. Dopo gli interrogatori preventivi, il giudice per le indagini preliminari ha disposto gli arresti domiciliari per il funzionario regionale Francesco Mangiapane.
Corruzione, un altro arresto
Contestualmente, per l’imprenditore Giovanni Aveni sono scattati l’obbligo di firma quotidiano e l’interdizione dall’esercizio di attività d’impresa per un anno. Aveni compare anche nella vicenda relativa all’accreditamento di una società di servizi con l’Asp di Messina, che vede tra gli indagati anche Salvatore Iacolino.
Nessuna misura cautelare, invece, per Salvatore Vetro e Antonio Lombardo, difesi dall’avvocato Giuseppe Barba, rispettivamente cognato e fratello dell’imprenditore di Favara Carmelo Vetro.
Il sistema delle tangenti
“Trenta ce ne ha portati… e venti noi e sono cinquanta senza scuttati”, diceva proprio Carmelo Vetro in una conversazione intercettata, facendo riferimento – secondo gli inquirenti – alle somme che, insieme ad Aveni, sarebbero state consegnate al dirigente regionale Giancarlo Teresi (già arrestato nelle scorse settimane) e allo stesso Mangiapane.
Le intercettazioni per i lavori al porticciolo di Marinella di Selinunte
Dalle indagini emergono anche dialoghi in cui Mangiapane assicurava il proprio intervento nelle pratiche: “Io preparo sia la variante, sia il certificato”. Il funzionario era direttore dei lavori nell’appalto per il dragaggio del porticciolo di Marinella di Selinunte e per il trasporto in discarica della posidonia.
Una parte delle attività era stata subappaltata a Giovanni Filardo, cugino del boss Matteo Messina Denaro e già condannato per mafia.
A un certo punto, però, Teresi avrebbe deciso di escludere Mangiapane perché – annotano gli investigatori – ritenuto “non spregiudicato” quanto gli altri. Circostanza che avrebbe suscitato il disappunto di Aveni, anche per somme già versate.
Le valutazioni del Gip
Secondo la ricostruzione dei pm, gli indagati facevano riferimento a tangenti già pagate e che, forse, avrebbero potuto evitare. Il giudice per le indagini preliminari non ha però riconosciuto l’aggravante mafiosa.
Tra i provvedimenti adottati anche il divieto, per dodici mesi, di contrattare con la pubblica amministrazione per la An.Sa Ambiente, impresa riconducibile ad Antonio Lombardo, aggiudicataria dell’appalto a Selinunte.
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