Naufragio di Pasqua: via crucis nel Mediterraneo
Sono 110 persone migranti, di cui 32 messi in salvo e 80 dispersi in zona SAR libica - cioè l’area formalmente assegnata alla Libia per il coordinamento dei soccorsi - i numeri della via crucis che si celebra nel Mediterraneo centrale, che si aggiungono alle 831 vittime dall'inizio del 2026.
Ogni naufragio è una stazione: la partenza, il viaggio, il cedimento, l’acqua che entra, i corpi che scompaiono. E poi il recupero — quando c’è — dei vivi e dei morti.
Il naufragio di Pasqua
Sabato 4 aprile, l'aereo Seabird 2 della Ong Sea-Watch ha ricevuto notizia che un aereo della Marina Militare francese stava sorvolando un'imbarcazione in pericolo con persone in mare, senza intervenire. Sul posto, Seabird 2 ha trovato un’imbarcazione di legno ribaltata, molte persone vive e morte in mare, altre 15 aggrappate allo scafo. I migranti sono stati recuperati dai mercantili Saavedra Tide e Ievoli Grey, che si trovavano nelle vicinanze.
Il viaggio da Tripoli ed il naufragio
Il barcone di legno di 15 metri era salpato dalle coste di Tripoli, portando con sé racconti che sono sempre uguali e sempre insopportabili: la partenza nella notte di venerdì, il sovraffollamento, il mare che si alza, lo scafo che cede dopo 15 ore di navigazione, le urla.
La mattina di Pasqua, alle 8,55, Ievoli Grey ha trasbordato 32 persone e due salme sulla motovedetta CP327, a terra a Lampedusa.
Il salvataggio della nave "Aurora"
Sempre a Lampedusa, venerdì era arrivata la nave "Aurora" di Sea Watch che aveva recuperato 44 migranti, tra cui otto donne, di cui una incinta, e tre bambini. I migranti erano partiti lunedì da Zwara, ma dopo poche ore il barchino su cui viaggiavano ha iniziato a cedere e, prima che l’imbarcazione affondasse i migranti hanno trovato rifugio sull’impianto abbandonato della “Didon”.
Hanno vissuto soprattutto col timore di essere intercettati dalle motovedette libiche ed essere rimandati indietro, patendo fame e freddo. Fino all’arrivo della Sea Watch, che li ha portati a Lampedusa a 110 miglia dalla piattaforma.
I naufragi non sono più eventi occasionali, sono liturgie che si ripetono, conseguenze delle politiche dei governi che rifiutano di aprire canali d'ingresso sicuri e legali. Ed in tutti il senso cristiano della “passione” è lo stesso: sofferenza, abbandono, attesa. I corpi raccolti in mare, avvolti nelle coperte termiche, brillano sotto il sole con riflessi dorati che ricordano amaramente la carta delle uova di Pasqua. Ma qui non c’è alcuna sorpresa: solo il freddo, la paura e, troppo spesso, la morte.
I soccorsi e le politiche
Le navi delle ONG - come Sea-Watch, Mediterranea, Humanity, Safira - gli aerei di ricognizione, le motovedette della Guardia costiera: sono frammenti di umanità che cercano di opporsi a una macchina più grande fatta di politiche, frontiere, porti lontani. Non è mai solo una questione di salvataggio: è una questione di tempo, di quanto si può resistere prima che il corpo ceda.
Per questo, ritardare o impedire uno sbarco diventa una scelta politica legittima oppure una violazione di norme vincolanti. Il diritto internazionale impone infatti obblighi precisi: soccorrere chi è in mare, trasferirlo rapidamente in un porto sicuro e garantire il rispetto della dignità umana: la discrezionalità politica non è assoluta e non può andare contro questi principi. Questo è il nodo di merito sulla dei soccorsi e degli sbarchi: dal caso Open Arms alle decine di sentenze che annullano i fermi amministrativi imposti alle navi-salvezza in violazione del decreto Piantedosi.
Il Mediterraneo come specchio
Il Mediterraneo non è più soltanto un confine geografico: è diventato un luogo morale, uno specchio. Riflette ciò che siamo disposti a tollerare. Nel racconto evangelico della Pasqua, dopo la sofferenza arriva la resurrezione. È la promessa che dà senso alla via crucis. Ma qui la promessa sembra mancare. Qui il sacrificio non redime, non salva, non apre a nulla.
E allora resta una domanda, scomoda e inevitabile: cosa significa celebrare la vita che rinasce, mentre altre vite vengono lasciate spegnersi nell’indifferenza?
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