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18/04/2026 06:30:00

Trapani, il PD: “Basta ambiguità”. Ma la crisi resta bloccata

Cinque ore di consiglio comunale senza decisioni. Poi l’aula successiva senza amministrazione. A Trapani la crisi politica è tutta qui: molto rumore, nessuna soluzione.

 

Dopo il consiglio di lunedì 13 aprile arriva una presa di posizione netta del Partito Democratico dentro una crisi che da settimane si consuma tra dichiarazioni, tensioni istituzionali e rotture sempre più esplicite.

 

Il bersaglio è, ancora una volta, il presidente del Consiglio comunale Alberto Mazzeo, accusato di aver ormai preso le distanze dal percorso politico che lo ha portato a ricoprire quel ruolo.

Ma il punto, ormai, non è più personale. È politico.

 

Una frattura ormai strutturale

 

La frattura tra il sindaco Giacomo Tranchida e Mazzeo è ormai strutturale, emersa pubblicamente dopo settimane di tensioni sotterranee e accuse reciproche.

Gli ultimi consigli comunali ne sono stati la rappresentazione plastica: lunedì oltre cinque ore di scontro senza decisioni; al consiglio di giovedì, invece, l’amministrazione non si è presentata, inibendo la fase delle interrogazioni dei consiglieri comunali.

Una fotografia impietosa di una politica che discute ma non governa.

 

Il PD: “Basta ambiguità”

 

Già in aula consiliare, i dem avevano tracciato una linea precisa: non si può uscire politicamente dalla maggioranza e restare nelle posizioni che quella stessa maggioranza ha generato.

Una posizione che suona come un ultimatum, ma che in realtà fotografa una situazione già evidente da tempo: la maggioranza non è più tale.

Il richiamo è alla coerenza, ma anche alla responsabilità istituzionale.

Due parole che, nel contesto attuale, pesano come macigni. Perché lo scontro non è più confinato nelle dinamiche interne, ma si riflette direttamente sulla capacità amministrativa della città.

 

Mazzeo: nessuna ambiguità, ma rottura politica

 

Il punto, però, è che quella “ambiguità” denunciata dal PD, per Alberto Mazzeo semplicemente non esiste. Dal suo punto di vista, infatti, la situazione è già chiarita. Quella di Mazzeo non è una posizione intermedia, ma una rottura politica: non considera l’amministrazione guidata dal sindaco Giacomo Tranchida all’altezza di portare avanti il programma di governo sottoscritto.

Per questo esce dalla maggioranza.

È un passaggio decisivo, perché ribalta la narrazione: non ambiguità, ma giudizio politico netto.

 

Il nodo delle dimissioni

 

Il PD, implicitamente, pone anche la questione delle conseguenze istituzionali. Ma qui emerge un limite oggettivo.

Le dimissioni di Mazzeo da presidente del Consiglio comunale non sono un’opzione politicamente lineare.

 

Quel ruolo, infatti, è per sua natura di garanzia e terzietà: non rappresenta la maggioranza, ma l’intera aula. Chiederne le dimissioni in quanto “ex maggioranza” significa forzare la natura stessa dell’istituzione.

 

Esiste uno strumento formale? Sì: la mozione di sfiducia. Ma anche qui la realtà dei numeri è implacabile.

E sullo sfondo resta il nodo centrale: nessuno ha i numeri per chiudere la partita.

Non li ha la maggioranza per ricompattarsi.
Non li ha l’opposizione per sfiduciare il sindaco.

Il risultato è uno stallo perfetto.

 

 

La strategia dello scontro

 

Dentro questo quadro si inserisce anche la linea del sindaco, tutt’altro che attendista.

Tranchida ha scelto di alzare il livello dello scontro, chiamando allo scoperto Mazzeo e forzando di fatto la crisi. Una mossa rischiosa, ma politicamente leggibile: meglio una rottura netta oggi che una lenta implosione domani.

Non solo: annuncia che non si presenterà più in consiglio comunale finché non gli sarà garantito il diritto di difendersi e rispondere agli attacchi dei consiglieri di opposizione. Risposte che il regolamento non prevederebbe, ma che in ogni caso hanno tutto il sapore di uno sbilanciamento del presidente del consiglio verso la sua nuova area.

 

Il riflesso sul centrodestra

 

La decisione di Mazzeo di abbandonare la maggioranza ha anche un altro effetto: quello di spingere verso un ricompattamento del centrodestra a Trapani.

Un centrodestra che, alle elezioni del 2023, si era mostrato monco di un pezzo importante, quello che fa riferimento all’assessore regionale Mimmo Turano, del quale Mazzeo e “Trapani Tua” sono espressione.

La crisi, quindi, non resta confinata dentro la maggioranza: si proietta sugli equilibri politici complessivi della città.

 

Il nodo politico

 

Il comunicato del PD apre una contraddizione più ampia. 

Ma, in realtà, questa crisi non è un fulmine a ciel sereno e, a molti dentro il campo progressista, potrebbe persino sembrare annunciata.

 

La frattura interna al Partito Democratico durante le amministrative del 2023, a guardarla oggi, appare quasi profetica.

 

In quella fase, infatti, una parte del PD — il partito dello stesso sindaco Tranchida — scelse un altro candidato, Francesco Brillante, allora segretario comunale dei democratici.

 

La spaccatura si consumò proprio per la coalizione che sosteneva Tranchida, in particolare attorno a “Trapani Tua”, espressione politica vicinissima all’assessore regionale Mimmo Turano.

 

Fu un vero terremoto politico, che coinvolse i vertici regionali del partito e provò ad arrivare fino alla segreteria nazionale guidata da Elly Schlein.

Ma il PD regionale ha una sua peculiarità: spesso non decide subito. Più frequentemente si siede sulla riva del fiume e aspetta che passi la barca con il vincitore, per poi rivendicarne la paternità politica.

 

Tutti hanno ragione (e nessuno decide)

Ed è dentro questa storia che si inserisce il paradosso attuale. Perché se è vero che non si può stare “dentro e fuori” allo stesso tempo, è altrettanto vero che il sistema politico locale rende difficilissimo scegliere davvero.

 

Dimettersi? Politicamente rischioso.
Sfiduciare il sindaco? Servono numeri che non ci sono.
Andare avanti così? Logora tutti, soprattutto la città.

E infatti il punto è questo: tutti chiedono chiarezza, ma nessuno ha la forza — o la convenienza — di produrla davvero.

 

Il vero rischio: l’immobilismo

Nel frattempo, mentre la politica si confronta — o si scontra — i problemi della città restano senza risposte.

Acqua, servizi, manutenzioni, progetti PNRR: tutto rischia di rallentare proprio nella fase decisiva.

 

Ed è qui che la posizione del PD assume un valore che va oltre la polemica politica.

Perché il punto non è più chi ha ragione.

 

Il punto è che una città non può permettersi una maggioranza che esiste solo formalmente e un’opposizione che non riesce a diventare alternativa.

Il PD prova a intestarsi la battaglia della chiarezza. È una scelta comprensibile, ma anche obbligata: restare nel mezzo avrebbe significato essere travolti dalla crisi.

 

Ma la verità è più scomoda.

Questa non è una crisi che si risolve con un comunicato. È una crisi di sistema politico locale, dove gli equilibri personali pesano quanto — se non più — delle appartenenze.

E in questi sistemi, le crisi raramente esplodono davvero. Più spesso si trascinano.

Il rischio, allora, non è lo scontro. È l’abitudine allo stallo.

 

E se c’è una cosa che Trapani oggi non può permettersi, è proprio questa: una politica che sopravvive a se stessa mentre la città resta ferma.

Perché alla fine, più delle parole, sarà il tempo a fare la differenza. E il tempo, in questa fase, non gioca a favore di nessuno.