Liberty Lines, la Cassazione respinge il ricorso della Procura di Trapani
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Nuovo e decisivo sviluppo nell’inchiesta che ha coinvolto la compagnia di navigazione Liberty Lines. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della Procura di Trapani contro le decisioni del Tribunale del Riesame di Palermo, confermando così l’annullamento delle misure cautelari disposte nei mesi scorsi nei confronti dei dirigenti della società.
Si chiude, almeno sul piano cautelare, uno dei capitoli più rilevanti della vicenda giudiziaria.
La Procura aveva impugnato le decisioni del Riesame con l’obiettivo di rimettere in vigore le misure personali, tra cui i divieti di dimora e le interdizioni dagli incarichi direttivi.
La Suprema Corte ha però ritenuto non fondati i motivi del ricorso, consolidando l’orientamento già espresso dai giudici palermitani e rendendo definitivo il superamento dell’impianto cautelare originario.
Il pronunciamento della Cassazione rappresenta l’ultimo passaggio di un percorso che negli ultimi mesi ha progressivamente ridimensionato le decisioni adottate nella fase iniziale dell’indagine. A novembre erano scattati il sequestro dell’intero compendio aziendale della Liberty Lines, per un valore stimato in circa 184 milioni di euro, e le misure cautelari personali per sette dirigenti della società. Nelle settimane successive, però, il Tribunale del Riesame aveva annullato i divieti di dimora nei comuni di Trapani e Milazzo, disposto il dissequestro totale dell’azienda e delle azioni e revocato anche le misure interdittive, evidenziando la carenza dei gravi indizi per alcune delle ipotesi di reato contestate.
Con la decisione, la Cassazione conferma definitivamente questo orientamento, chiudendo il capitolo delle misure cautelari.
Resta però aperto il procedimento penale. La decisione della Suprema Corte non entra nel merito delle accuse formulate dalla Procura di Trapani, che continuano a riguardare presunte avarie non segnalate su alcune unità della flotta, ipotesi di frode nell’esecuzione di un servizio pubblico, una presunta truffa ai danni dello Stato e il filone relativo ai rapporti con esponenti della Capitaneria di porto.
Uno dei punti più discussi dell’intera vicenda è stato quello legato alla sicurezza della navigazione. Nelle motivazioni già depositate, il Riesame aveva evidenziato come le avarie contestate rappresentassero una percentuale minima rispetto al numero complessivo delle corse effettuate e come le unità della flotta risultassero comunque dotate delle certificazioni rilasciate dal Rina e sottoposte ai controlli obbligatori. Secondo i giudici, inoltre, non sarebbero emersi elementi idonei a dimostrare un pericolo concreto per la navigazione.
Una lettura che ha inciso in modo decisivo sull’annullamento delle misure cautelari e che ora trova una conferma nel rigetto del ricorso da parte della Cassazione.
La società, già dopo il dissequestro, aveva parlato di provvedimenti sproporzionati e ribadito che la sicurezza dei passeggeri non sarebbe mai stata compromessa, rivendicando la correttezza della propria gestione e annunciando la possibilità di iniziative a tutela della propria reputazione. La decisione della Suprema Corte rafforza questa posizione, almeno sul piano cautelare.
Si apre ora una fase diversa dell’inchiesta. Senza più misure restrittive a carico degli indagati, il procedimento prosegue sul terreno dell’accertamento nel merito, dove dovranno essere chiariti i punti centrali della vicenda: la gestione dei fondi pubblici, il funzionamento dei controlli e la reale condizione della flotta nei periodi contestati.
Per tutti gli indagati resta fermo il principio della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
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