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29/04/2026 06:00:00

 Marsala. Le "tariffe" per liste e assessori. Il caso agita la campagna elettorale

E’ polemica a Marsala per la decisione della candidata sindaca Andreana Patti, di chiedere ai partiti e movimenti e, soprattutto, agli assessori designati un contributo economico prefissato per la campagna elettorale. Contributi fissi, come una tariffa. Assessori un tanto al chilo. 

 

Patti però non ha gradito che la vicenda diventasse pubblica e ieri ha tentato di spiegare ribaltandone il senso.

Va chiarito: chiedere un contributo per la campagna elettorale non è un reato e non è, di per sé, uno scandalo. Ma è una questione che tocca direttamente il terreno dell’etica e dell’opportunità politica. Proprio per questo dovrebbe restare nell’ambito della libera scelta, volontaria e non condizionante. E’ la prassi, ad ogni campagna elettorale, fare una sorta di "colletta". La novità, adesso, sta nella forma, in una sorta di contratto.


Anche a Palermo, negli ambienti regionali dei partiti, più di qualcuno ha manifestato perplessità di fronte a un “contratto” che si definisce di area progressista, tracciando così un perimetro politico preciso. Un elemento che almeno ha il merito di chiarire la collocazione: gli elettori, da questo punto di vista, hanno finalmente un riferimento esplicito. Ma la trasparenza, per essere credibile, non può fermarsi alle etichette.

 

 

 

Il nocciolo della questione 
 

Nel suo comunicato di replica Patti accusa la stampa di “ribaltare la realtà dei fatti”.
Se questo viene definito “stravolgimento della realtà”, allora la questione sembra riguardare più l’interpretazione dei fatti che la loro ricostruzione. La candidata propone infatti una lettura diversa della vicenda, presentandola come un tema legato alla trasparenza e al metodo politico.
Tuttavia, il punto centrale — il contributo richiesto per partecipare al progetto politico — non risulta pienamente chiarito e resta al centro del dibattito.

Quindi il tariffario c’è, lo condividono e giustificano i sostenitori della candidata. Ma Patti, nella sua dichiarazione, si lascia andare nell’ “operazione retorica”: trasforma il tariffario politico per  un rivoluzionario, secondo lei,  “cambio di metodo”. Dire “niente cene pagate” o “niente fondi opachi” serve a costruire un contrasto morale con il passato, ma non risponde alla domanda centrale: perché per partecipare bisogna mettere mano al portafoglio, non con contributi volontari ma imposti con una tariffa precisa? La trasparenza non legittima automaticamente il contenuto. 
Rendere pubblico un meccanismo non lo rende giusto.

E poi è tutto già previsto dalla legge: è la legge che obbliga i candidati Sindaci a rendere pubblici e noti i loro finanziatori. Patti non ha alcun primato morale da rivendicare, anche lei, come gli altri candidati, dovrà indicare, a fine campagna elettorale, chi l'ha finanziata e con quanto. La novità è che lei impone una tariffa. 

 

Per Patti lo scandalo è che la questione sia divenuta pubblica, riportata dalla stampa. Apriti cielo. I fan si sono scatenati ovviamente contro Tp24 che ha reso pubblico il caso. E’ una notizia, e non c’è alcuna macchina del fango. Semmai trasparenza nei confronti di un elettorato e di una città. E proprio perché non c’è nulla di male è bene che Patti, così come tutti gli altri candidati, rendano pubblici i contribuiti a tariffa e denunci, non certamente sulla stampa e in maniera vaga, fatti che appaiono “opachi”.

Patti poi confonde il contributo, che da prassi viene sempre versato da dirigenti di partito, liste, candidati, sostenitori, con un pronto tariffario  che sembra quello del menù di un resort di lusso.

La foglia di “fico”
C’è un passaggio delicato nel suo comunicato quando fa riferimento a consulenze e incarichi distribuiti dopo il voto, dice testualmente: “Per anni la politica si è sostenuta anche attraverso consulenze, incarichi e compensi distribuiti dopo il voto. Un sistema in cui il prezzo vero lo pagavano i cittadini, spesso senza saperlo. Io questo sistema non lo accetto”.
È una critica nota, spesso fondata, ma qui viene usata come foglia di fico. Perché la questione riguarda il prima e il dopo ma sempre di pagamento si tratta, e questo non significa superare il problema, semmai lo si anticipa. E  addirittura si prova pure a  istituzionalizzarlo.
Poi la candidata sostiene che: “Non si compra un ruolo: si condivide una responsabilità, anche organizzativa, alla luce del sole. Capisco che questa impostazione possa sembrare strana a chi è abituato a logiche diverse. E capisco anche che possa essere raccontata male, persino da chi dovrebbe informare. Ma la differenza è semplice: trasparenza prima, o opacità dopo. Io ho scelto da che parte stare”.
Piccola contraddizione: se l’adesione comporta un contributo economico necessario, la linea tra partecipazione e selezione economica diventa sottilissima. C’è una barriera di ingresso ed è economica, ma non basta questo per cancellare il sospetto che si stia introducendo il metodo fondato sulle risorse e non sulle competenze.

 

 

Patti, aut aut
Infine, il passaggio sulla “trasparenza prima o opacità dopo” è costruito come un aut aut morale, e sembra che non esistano altre possibilità al “tariffario”. In verità c’è una terza via: una politica trasparente che non preveda alcun tipo di contribuzione di obbligo e a tariffa  ma solo volontaria. Mettere tutto su un piano etico serve a spostare il dibattito, non a chiarirlo.

Pertanto, il comunicato non chiarisce nulla ma  ridefinisce ciò che è stato scritto. Ma i fatti non si cambiano cambiando le parole e soprattutto non si dà una soluzione chiara se non si entra mai nel merito della questione spinosa.

 

 

Vale per tutti?
E allora le domande, a questo punto, sono inevitabili. Questo “tariffario” vale davvero per tutti? Oppure esistono corsie preferenziali? Quanto costa, in concreto, un ruolo apicale: la presidenza del Consiglio comunale, la vicesindacatura?
E ancora: questo accordo politico che si richiama al centrosinistra prevede quote e condizioni anche per chi arriva da altre aree? Vale, ad esempio, per gli esponenti di centrodestra che sono stati accolti e incoraggiati ad aderire al progetto, oppure per loro le regole cambiano? O per loro non è previsto alcun ruolo perché non di area progressista ma buoni a portare i voti necessari per vincere?
Perché i nodi politici sono tutt’altro che secondari. Dentro il perimetro del progetto c’è ProgettiAmo Marsala, guidato da Paolo Ruggieri, politicamente vicino a Nello Musumeci, espressione dell’area meloniana. E poi c’è Sud Chiama Nord, che mal dialoga con il campo larghissimo.
A questo punto la domanda diventa ancora più netta: esistono tariffe uguali per tutti? Sono diverse a seconda della provenienza politica? Oppure c’è qualcuno che ne resta completamente escluso? Perché se il principio è davvero quello della trasparenza, allora deve valere senza eccezioni. 

 



Native | 25/04/2026
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