La storia restituisce Craxi al suo Paese. Il PSI di Trapani chiede di riportarlo a casa.
Il Comune di Marsala ha deliberato l’intitolazione di un’area verde a Bettino Craxi, su proposta del sindaco Massimo Grillo e con il voto favorevole della Commissione toponomastica presieduta dal senatore Pietro Pizzo.
Un atto amministrativo, certo, ma anche un atto politico e morale di grande valore simbolico.
Come segretario provinciale del PSI di Trapani, non posso che salutare con soddisfazione questa decisione. E lo faccio con la consapevolezza che non si tratta di un episodio isolato, ma di un tassello che si aggiunge a un mosaico sempre più nitido: quello della riabilitazione storica di uno dei più grandi statisti che l’Italia repubblicana abbia mai avuto.
Bettino Craxi è stato molto più di un leader di partito. È stato l’artefice di una stagione in cui l’Italia parlava con voce propria nel contesto internazionale.
Lo ha ricordato anche Antonio Tajani ad Hammamet, definendolo “uno dei grandi protagonisti della politica estera italiana, uomo che ha avuto il coraggio di difendere l’autonomia dell’Italia e di guardare con attenzione al Medio Oriente”.
La crisi di Sigonella del 1985, in cui tenne testa agli Stati Uniti di Reagan senza cedere di un centimetro sulla sovranità italiana, resta una pagina unica nella storia della Repubblica.
Craxi ha incarnato i valori di un socialismo mediterraneo autenticamente riformista, distinto e distante dal comunismo, proiettato sull’Europa e sul dialogo tra i popoli. Valori che oggi, in un mondo lacerato da conflitti e nazionalismi, avremmo più che mai bisogno di ritrovare.
Negli ultimi anni è la trasversalità del riconoscimento ad attestare la sua attuale grandezza.
Nel gennaio 2026, per il ventiseiesimo anniversario della sua scomparsa, il ministro della Difesa si è recato ad Hammamet e nel libro delle firme accanto alla tomba ha scritto: “Che il suo spirito di statista possa vegliare la nostra Repubblica nei tempi drammatici che abbiamo davanti”.
L’anno precedente, il presidente del Senato e il vicepremier avevano raggiunto il cimitero cristiano di Hammamet, affermando che Craxi “non sarebbe dovuto morire in esilio”, con una espressa volontà di una piena riabilitazione davanti ai cittadini italiani.
Questa è l’assoluzione di cui Craxi stesso parlava.
Non quella di un tribunale, ma quella della storia e della coscienza collettiva di un popolo. Azioni e proposte istituzionali che superano ogni steccato ideologico, confermando quanto quella figura appartenga ormai al patrimonio comune della nazione.
È giunto il momento che Bettino Craxi torni in Italia.
Il PSI di Trapani chiede con forza il rientro della salma di Bettino Craxi. Oggi le condizioni storiche e morali che determinarono quell’esilio appartengono al passato.
La stessa Stefania Craxi ha ricordato che il padre “si illudeva di vedere l’Italia” da quella tomba affacciata sul golfo di Hammamet.
La riabilitazione sociale che Craxi aveva invocato è compiuta.
Il Partito Socialista Italiano, che di Bettino Craxi è l’erede morale e politico, chiede che lo Stato italiano si faccia carico di questo atto di giustizia e di dignità: riportare Bettino Craxi a casa.
Il garofano rosso che ogni anno fiorisce sulla sua tomba può e deve fiorire anche in Italia.
Salvatore Galluffo
Segretario provinciale PSI – Trapani