Antonini annuncia un esposto da 25 milioni alla Corte dei Conti
Valerio Antonini torna all’attacco del Comune di Trapani. E lo fa nel suo stile ormai consolidato: accuse pesantissime, cifre enormi, toni apocalittici e una narrazione che mescola diritto amministrativo, contabilità pubblica, campagne elettorali e persino ipotesi di “appropriazione indebita”, “concussione” ed “estorsione”.
Intervistato dall’emittente LaTr3, una delle poche realtà editoriali che continua a concedergli spazio senza particolari contraddittori, il patron della Trapani Shark e del Trapani Calcio ha annunciato di avere presentato un esposto alla Corte dei Conti da ben 25 milioni di euro contro il sindaco Giacomo Tranchida, il dirigente Orazio Amenta, il segretario generale del Comune e l’intera giunta.
Secondo Antonini, il Comune avrebbe causato un gigantesco danno erariale attraverso la gestione della vicenda del PalaShark e di altre questioni amministrative. Il problema è che, dentro questo enorme contenitore, finiscono anche accuse che con la Corte dei Conti c’entrano assai poco.
La Corte dei Conti e il “frullatore” Antonini
La magistratura contabile si occupa di verificare eventuali danni alle casse pubbliche. Non di stabilire se ci siano estorsioni, concussioni, appropriazioni indebite o altri reati penali, che competono eventualmente alla Procura della Repubblica.
Eppure nell’esposto annunciato da Antonini — almeno per come raccontato da LaTr3 — c’è dentro di tutto: il parere legale del Comune sul palazzetto, le bollette della luce, le partecipate comunali, il DUP, le indennità degli assessori, ATM, Trapani Servizi, il Luglio Musicale e perfino la mancata restituzione di arredi e materiali del Palazzetto.
Una sorta di maxi-contenitore politico-mediatico più che un’azione giuridicamente lineare.
Il nodo del TAR: ricostruzione molto creativa
Nell’articolo di LaTr3 si sostiene inoltre che il TAR avrebbe “concesso una sospensiva cautelare in favore della Trapani Shark”.
Ma le cose, in realtà, non stanno così.
Il TAR Palermo, nelle ultime pronunce sulla vicenda del Pala Daidone, non ha affatto certificato la vittoria di Antonini sul merito della controversia. Anzi, i giudici amministrativi hanno già evidenziato il nodo centrale della vicenda: la perdita del requisito soggettivo dell’assenza di scopo di lucro, ritenuto essenziale per la concessione dell’impianto.
Insomma, più che una vittoria schiacciante, quella raccontata appare l’ennesima interpretazione molto personale delle decisioni giudiziarie.
“Quando sarò sindaco…”
L’altro elemento che colpisce nell’intervista è il continuo intreccio tra le vicende giudiziarie e la campagna politica personale di Antonini.
A un certo punto, infatti, parlando dei presunti danni causati al Comune, l’imprenditore aggiunge:
“Nel momento in cui sarò sindaco di Trapani…”
Una frase che certifica ancora una volta come la battaglia sul Palazzetto non sia soltanto amministrativa o sportiva, ma ormai pienamente politica.
E in uno dei suoi ultimi post ha detto addirittura di aver parlato del caso Trapani a New York... al "governo US"
Molte di queste dichiarazioni, però, si sono poi scontrate con la realtà degli atti amministrativi e delle decisioni giudiziarie.
Nel frattempo resta il dato politico e mediatico: una continua escalation verbale che produce soprattutto rumore, tensione e polverone pubblico. Una “caciara” permanente, utile forse a tenere acceso il conflitto, molto meno a chiarire davvero i contorni giuridici della vicenda.
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