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13/05/2026 06:00:00

Trapani, salme ferme nel deposito del cimitero: esplode il caso cremazioni

A Trapani ci sono feretri che restano nel deposito del cimitero per settimane, mesi e in alcuni casi perfino dal 2023. La vicenda è esplosa dopo un’interrogazione urgente depositata ieri dal consigliere comunale Nicola Lamia, che parla di una situazione “gravissima sotto il profilo umano, sanitario e amministrativo”.


Nell’atto vengono indicati diversi casi: quello di un uomo morto il 26 luglio 2023 all’età di 86 anni, quello di una donna di 99 anni deceduta nel febbraio scorso e quello di un’altra persona morta nel dicembre 2025. Tutte salme che, secondo l’interrogazione, si troverebbero nell’area deposito del cimitero comunale in attesa della sistemazione definitiva.


In un primo momento l’assessore ai servizi cimiteriali Giuseppe La Porta aveva parlato della possibilità che il caso della salma del 2023 riguardasse “una salma sotto sequestro o in attesa di liberatoria della Prefettura o della Questura”.


Nelle ultime ore, però, La Porta ha fatti sapere che non si tratterebbe di una salma mai tumulata, ma di un feretro già sepolto e successivamente estumulato in attesa della cremazione.
Ed è qui che emerge uno dei nodi più delicati dell’intera vicenda.


Il problema delle cremazioni


Negli ultimi 12 mesi, a Trapani è aumentato il ricorso alla cremazione, opzione che contribuisce anche ad alleggerire il problema della carenza di loculi nel cimitero comunale.

 

Quando una persona viene tumulata e, dopo alcuni anni la famiglia decide di procedere con la cremazione, scattano procedure particolari previste dalla legge nazionale.


Il Comune di Trapani lo spiega in una nota ufficiale inviata il 27 gennaio 2026 all’Asp, all’ufficio di medicina legale e alle imprese funebri. La comunicazione nasce da un caso concreto: quello di una persona morta il 25 febbraio 2022 per la quale era stata richiesta la cremazione dopo la tumulazione.


Per le salme tumulate da meno di vent’anni o inumate da meno di dieci anni, infatti, prima della cremazione bisogna effettuare verifiche sanitarie e il cosiddetto prelievo biologico previsto dalla legge 130 del 2001.


La procedura richiede:
- il nulla osta all’estumulazione straordinaria;
- la certificazione medica sul prelievo biologico;
- l’autorizzazione finale alla cremazione.


Ma nella stessa nota il Comune chiarisce anche un altro aspetto delicato: il compito di attivare il medico e seguire la pratica sanitaria ricade sui familiari del defunto oppure sull’impresa funebre delegata.


In pratica, se qualcosa si blocca tra autorizzazioni, certificazioni mediche e procedure burocratiche, la cremazione rischia di fermarsi. E il feretro può restare nel deposito mortuario.


Trapani non ha un forno crematorio


A complicare ulteriormente la situazione c’è poi un altro elemento: Trapani non dispone di un forno crematorio.


Questo significa che, una volta completate tutte le autorizzazioni, la salma deve essere trasferita fuori provincia per essere cremata. Ed è proprio durante questa fase che alcuni feretri finirebbero nel deposito del cimitero in attesa che l’iter venga completato. mporaneamente.


Una situazione che, però, rischia di protrarsi nel tempo. Anche perché il regolamento comunale considera il deposito mortuario una struttura temporanea e non un luogo dove lasciare le salme per mesi o anni.


Nel frattempo le imprese funebri, per le normali tumulazioni, devono rispettare tempi molto stretti e procedere rapidamente alla sepoltura. Massimo in cinque giorni.


Il caso del feretro che perdeva liquidi


L’interrogazione di Lamia affronta poi un altro episodio pesantissimo: quello di una salma rimasta nel deposito per 29 giorni e dalla quale sarebbero fuoriusciti liquidi cadaverici.
 

Secondo la ricostruzione contenuta nell’atto:
- il decesso sarebbe avvenuto il 29 marzo;
- la salma sarebbe stata trasferita nel deposito il primo aprile;
- il 21 aprile i familiari avrebbero segnalato le prime perdite;
- il 26 aprile la situazione sarebbe peggiorata ulteriormente;
- il 29 aprile si sarebbe infine proceduto all’inumazione.


Nell’interrogazione si parla di tentativi di contenimento effettuati con:
- silicone;
- cellophane;
- materiali assorbenti e gelificanti.


Secondo Lamia, però, gli interventi non avrebbero risolto il problema e il liquido avrebbe continuato a fuoriuscire anche durante l’inumazione.


Il consigliere parla di una situazione “insostenibile” dal punto di vista igienico-sanitario e di una scena “lesiva della dignità del defunto e dei familiari”.


Lo scontro politico


Nei giorni scorsi, in aula, l’assessore La Porta aveva spiegato che episodi del genere possono verificarsi soprattutto con l’aumento delle temperature e rientrerebbero nelle normali dinamiche cimiteriali.


Lamia, invece, parla apertamente di gestione “approssimativa e fuori controllo” e chiede ora chiarimenti:
-sul numero reale delle salme presenti nel deposito;
-sui tempi delle tumulazioni;
-sulle procedure adottate in caso di perdite dai feretri;
e sulle ragioni per cui alcune salme resterebbero ferme per periodi così lunghi.
 

L’interrogazione urgente, depositata ieri, non è stata ancora discussa in Consiglio comunale.


Il regolamento nazionale di polizia mortuaria prevede inoltre che, in caso di perdita di liquidi dal feretro, debbano essere adottati interventi specialistici per ripristinare la tenuta ermetica della bara, anche attraverso controcasse zincate o nuovi sistemi di contenimento.

 

Operazioni tecniche che possono arrivare a costare anche attorno ai mille euro e che ora aprono un ulteriore fronte sulle responsabilità operative e sui controlli effettuati.