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14/05/2026 06:00:00

Marsala, la propaganda di Grillo: inaugurazioni e passerelle in campagna elettorale

A Marsala la campagna elettorale passa anche dalle inaugurazioni. Dai tagli del nastro. Dai video social. Dalle piazze allestite. E dal vantaggio, enorme, che ha chi governa mentre è contemporaneamente candidato alla riconferma.

 

Massimo Grillo corre per il secondo mandato, ma nel frattempo continua a fare il sindaco della città. Fin qui nulla di anomalo. Il problema nasce quando attività amministrativa, comunicazione istituzionale e propaganda politica finiscono per sovrapporsi.

Con la normativa sulla par condicio piuttosto chiara.

 

 

Il “Quartiere Inglese”

L’ultimo caso è quello del cosiddetto “Quartiere Inglese”, presentato nei giorni scorsi sul waterfront Florio con inaugurazione, allestimenti, comunicazione e una certa esposizione mediatica del sindaco-candidato.

Peccato che l’opera non sia ancora completata. Lo ammette lo stesso Grillo nel post pubblicato sul proprio profilo:

“A breve partiranno anche i lavori per i due pontili ed entro giugno sarà completato l’altro tratto del progetto”.

 

 

 

Insomma: inaugurazione fatta, lavori ancora in corso.

Il giorno dopo, tra l’altro, gran parte di quanto era stato allestito per l’evento era già sparito. Una passerella temporanea, utile soprattutto a produrre immagini, video e racconto politico nel pieno della campagna elettorale.

Nel suo post, Grillo parla di “Marsala che cambia”, di “futuro che prende forma”, di “nuova idea di città”. Tutto legittimo per un candidato. Più problematico quando a pronunciarlo è il sindaco in carica durante un evento istituzionale legato a un’opera pubblica non ancora ultimata.

 

Cosa dice la legge

La norma di riferimento è l’articolo 9 della legge 28 del 2000 sulla par condicio.

Il principio è semplice: dalla convocazione dei comizi elettorali fino al voto, le pubbliche amministrazioni possono fare comunicazione istituzionale solo se contemporaneamente “impersonale” e “indispensabile”.

Cioè: deve trattarsi di comunicazioni strettamente necessarie al funzionamento dell’ente e prive di riferimenti politici, nomi, immagini o elementi celebrativi riconducibili agli amministratori.

Ed è proprio su questo punto che si concentra da anni la giurisprudenza dell’AGCOM e dei Corecom regionali, compreso il Corecom Sicilia.

L’orientamento consolidato è che inaugurazioni, tagli del nastro e cerimonie pubbliche in campagna elettorale non siano quasi mai considerate indispensabili. Per un motivo molto semplice: possono essere rinviate dopo il voto. Soprattutto se si tratta di opere ancora incompiute.

 

 

Comunicazione del Comune prudente. Comunicazione del sindaco no

Va detto con chiarezza: le pagine ufficiali del Comune di Marsala, almeno finora, si sono mosse con una certa prudenza. Le comunicazioni istituzionali sono rimaste generalmente asciutte, evitando toni apertamente propagandistici.

Gli uffici, insomma, si sono mostrati ben consapevoli dei limiti imposti dalla normativa.

Il problema è che oggi la comunicazione politica non passa più soltanto dai canali ufficiali dell’ente. Passa soprattutto dai profili personali degli amministratori.

Ed è qui che il caso Marsala diventa interessante. Perché il profilo del sindaco Massimo Grillo, in queste settimane, è un flusso continuo di inaugurazioni, video, sopralluoghi, eventi, cantieri, tagli del nastro e narrazione celebrativa dell’attività amministrativa.

Il Comune non pubblica propaganda. Il sindaco sì.

E così accade che eventi pubblici, organizzati dentro la macchina amministrativa e pagati comunque con risorse pubbliche, finiscano per trasformarsi in materiale elettorale personale. È questo il punto vero della questione: appropriarsi politicamente dell’evento pubblico.

Dall’inaugurazione del “Quartiere Inglese” agli appuntamenti in piazza Mameli per le giornate garibaldine, ogni iniziativa diventa occasione per produrre contenuti, immagini e consenso attorno al candidato che nel frattempo continua a governare la città. Una distinzione formalmente furba, ma sostanzialmente molto fragile.

 

Eventi, patrocini e visibilità politica

Negli ultimi mesi l’amministrazione Grillo ha continuato anche a sostenere iniziative pubbliche, eventi culturali e manifestazioni sportive.

Tp24 aveva raccontato il caso delle celebrazioni garibaldine organizzate con il Circoletto Libreria & Officina Creativa, della Marsala Marathon e dell’evento “Case & Putie”, evidenziando patrocinio, compartecipazioni e servizi messi a disposizione dal Comune.

L’amministrazione ha replicato precisando che non si è trattato di contributi discrezionali ma di acquisto di servizi, concessioni logistiche o iniziative inserite nella programmazione ordinaria dell’ente.

Una precisazione formalmente corretta.

Ma anche qui il nodo resta politico più che contabile. Perché nessuno sostiene che gli eventi debbano essere cancellati in campagna elettorale. Il punto è un altro: il vantaggio comunicativo di chi governa mentre è candidato.

Ogni manifestazione pubblica, ogni palco, ogni inaugurazione, ogni conferenza diventa inevitabilmente una vetrina per il sindaco uscente.

Ed è un vantaggio che gli altri candidati non hanno.

I precedenti: da Trapani alla Sicilia dei sindaci-candidati

Quella di sfruttare il ruolo istituzionale durante la campagna elettorale è una pratica diffusissima tra i sindaci ricandidati.

A Trapani, ad esempio, il sindaco Giacomo Tranchida finì al centro di contestazioni proprio per l’utilizzo dei canali istituzionali del Comune durante il periodo elettorale. Una vicenda che portò successivamente a rilievi e sanzioni.

Grillo, da questo punto di vista, si muove in modo più prudente. I profili ufficiali del Comune restano istituzionali. Ma la comunicazione politica viene semplicemente spostata sul profilo personale del sindaco, alimentata però da attività pubbliche, inaugurazioni ed eventi costruiti dentro il ruolo amministrativo.

E il principio dell’impersonalità previsto dalla legge rischia comunque di saltare.

 

 

La questione vera è l’opportunità istituzionale

Il tema, alla fine, non è soltanto giuridico. È soprattutto istituzionale e politico.

Perché inaugurare un’opera non ancora finita a pochi giorni dal voto appare difficilmente indispensabile. Così come appare evidente la finalità comunicativa di eventi trasformati in contenuti social quotidiani per il candidato-sindaco.

La legge sulla par condicio nasce proprio per evitare questo squilibrio: che chi governa possa utilizzare la forza della macchina pubblica per rafforzare il proprio consenso elettorale.

E il rischio, oggi, è che la distinzione tra amministrazione e propaganda resti soltanto una formalità burocratica.

Mentre il palcoscenico pubblico continua a produrre visibilità politica per chi, contemporaneamente, amministra e chiede ai cittadini di essere rieletto.