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29/05/2026 17:10:00

Trapani, decadenze e rinvii: chi ci guadagna davvero?

A Palazzo Cavarretta il caso delle decadenze degli otto consiglierei di maggioranza è il pretesto per discutere di potere, di equilibri, di sopravvivenza politica.

La conferenza dei capigruppo riunita oggi, venerdì 29 maggio, avrebbe dovuto compiere almeno un passo avanti sulla vicenda che da oltre otto mesi tiene sospeso il Consiglio comunale di Trapani. E invece si è conclusa con l'ennesimo rinvio. Tutto aggiornato al 9 giugno.

Ufficialmente per l'assenza del segretario generale Giovanni Panepinto. 

 

Politicamente, però, continua a prevalere la logica del rinvio.

La vicenda nasce dalle assenze nelle sedute del 22 e 23 ottobre 2025, quando diversi consiglieri decisero di non partecipare ai lavori contestando politicamente la natura degli atti portati in aula. Da quel momento il procedimento si è trascinato tra pareri, interpretazioni giuridiche, richieste alla Regione e continui rinvii.

 

Nella conferenza dei capigruppo di oggi, il primo nodo affrontato è stato quello del consigliere Salvatore Braschi, la cui posizione presenta caratteristiche molto diverse rispetto agli altri procedimenti aperti.

L'istanza di decadenza nei suoi confronti era stata infatti presentata il 4 novembre scorso dal consigliere di opposizione Salvatore Daidone, esponente di "Trapani 2028". 

Una circostanza che, fin dall'inizio, aveva fatto discutere. 

Non soltanto perché il regolamento nasce proprio per evitare che la decadenza venga utilizzata come arma di scontro tra consiglieri, ma anche perché la vicenda rischiava di trasformare uno strumento eccezionale in un grimaldello politico.

A rendere ancora più fragile il procedimento è arrivata poi la revoca formale dell'istanza da parte dello stesso Daidone il 31 dicembre. Una revoca che chiedeva esplicitamente la cessazione del procedimento nei confronti di Braschi.

 

Nel frattempo, sono arrivati anche i pareri del segretario generale Panepinto e dell'Assessorato regionale agli Enti Locali. 

Entrambi hanno richiamato la necessità di interpretare con estrema cautela le norme sulla decadenza, ricordando che la rappresentanza democratica non può essere compressa attraverso automatismi amministrativi e che persino l'astensionismo politico può costituire una motivazione legittima e la necessità di valutare caso per caso le motivazioni addotte dai consiglieri.

 

A rigor di logica, il caso Braschi sembrerebbe dunque destinato all'archiviazione.

Eppure, il presidente del Consiglio Alberto Mazzeo ha preferito non chiudere la partita, insistendo sulla necessità di affrontare la questione alla presenza del segretario generale.

 

Una prudenza che ha irritato diversi protagonisti della vicenda.

Lo stesso Daidone avrebbe ribadito il contenuto della propria revoca, mentre Braschi ritiene che il protrarsi del procedimento abbia ormai prodotto un evidente danno d'immagine, visto che il suo nome continua a essere associato a una possibile decadenza da consigliere, nonostante la richiesta di archiviazione.

Mazzeo continua invece a difendere la linea della cautela. La sua convinzione sarebbe quella di sospendere il procedimento relativo a Braschi ed affrontare il passaggio con tutti i pareri formalmente acquisiti nella capigruppo.

 

Ma il problema è che a Trapani la politica corre più veloce delle procedure. Perché il caso Braschi non è più soltanto il "caso Braschi".

La sua eventuale archiviazione si intreccia infatti con la nascita del gruppo consiliare "Oltre e Rigenerazione", composto da consiglieri coinvolti nelle stesse procedure di decadenza.

Ogni posizione dovrà essere votata separatamente dal Consiglio comunale e il consigliere interessato non potrà partecipare al voto che lo riguarda. In questo quadro, la scelta di indicare Braschi come capogruppo non appare casuale. 

Una volta fuori dal procedimento, Braschi avrebbe potuto votare sulle posizioni degli altri componenti del gruppo, garantendo un voto prezioso in una partita che potrebbe giocarsi su numeri molto stretti. Se però anche il suo fascicolo dovesse restare aperto, quella costruzione tattica perderebbe gran parte della propria efficacia. 

 

E qui emerge il vero livello dello scontro.

Il dossier decadenze ha ormai smesso di essere una semplice questione regolamentare. È diventato il punto di incontro tra fratture politiche, cambi di schieramento, diffidenze personali e riposizionamenti in vista delle future sfide elettorali. 

In questo quadro si inserisce anche l'intervento dell'ex assessore e consigliere comunale del gruppo del Partito Democratico, Vincenzo Guaiana, anch'egli coinvolto nella procedura.

La sua posizione è netta: dopo mesi di attesa e dopo pareri già espressi dal segretario generale e dall'Assessorato regionale, continuare a rinviare significherebbe soltanto alimentare una situazione di paralisi istituzionale. Guaiana parla apertamente di immobilismo politico di Alberto Mazzeo, accusa la presidenza di non assumere decisioni e sostiene che il Consiglio comunale sia ostaggio di tatticismi che stanno logorando la credibilità delle istituzioni.

Parole dure, ma che fotografano una tensione crescente.

 

Il tempo dei pareri è finito.

I pareri ci sono. Le interpretazioni pure. Perfino la Regione, pur senza assumersi la responsabilità politica della scelta, ha indicato una linea precisa: la decadenza non può trasformarsi in uno strumento di lotta politica e può essere discussa dal consiglio comunale.

 

E allora la domanda diventa inevitabile: cosa si sta aspettando davvero?

Di certo non il ritorno della consigliera Annalisa Bianco, con la conclusione della sospensione disposta ai sensi della legge Severino, che continuerebbe a collocarsi nell'area politica vicina a Mimmo Turano e non modificherebbe sostanzialmente i numeri dell'aula.

Piuttosto, la sensazione è che il tempo stia diventando esso stesso uno strumento politico.

Ogni rinvio alimenta sospetti e accentua le fratture dentro il centrodestra e dentro l'opposizione, più che nella maggioranza.

Le tensioni emerse dopo le recenti dinamiche marsalesi; le indiscrezioni sempre più insistenti sulle possibili candidature a sindaco di Mimmo Fazio e dell'ex prefetto Valerio Valenti, le difficoltà nel costruire una sintesi alternativa a Tranchida, stanno già producendo fibrillazioni evidenti.

E in politica il logoramento raramente è un effetto collaterale. Molto più spesso è una strategia.

Per questo il vero interrogativo non riguarda più la sorte degli otto consiglieri coinvolti.

La domanda è un'altra.

Chi trae vantaggio da un Consiglio comunale sospeso tra decadenze mai concluse, maggioranze variabili e opposizioni sempre più nervose?

Perché mentre tutti discutono di assenze, verbali e regolamenti, qualcuno continua a governare il tempo. E nella politica trapanese, spesso, chi controlla il tempo controlla anche il risultato finale.

Il rischio, però, è che alla fine non decadano i consiglieri.

A decadere sia direttamente l'autorevolezza delle istituzioni.

E quella, una volta persa, non la restituisce nessun parere.