La Regione, sulle decadenze dei consiglieri comunali di Trapani, ha fatto come Ponzio Pilato: ha deciso di non decidere.
Dopo mesi di attesa, il parere dell’Assessorato agli Enti Locali evita la resa dei conti politica e conferma quasi integralmente la linea del segretario generale Giovanni Panepinto: la decadenza è una misura eccezionale e persino l’astensionismo politico può rappresentare una giustificazione valida.
Tradotto: nessuna bocciatura dei consiglieri “assenteisti”, come sperava l'opposizione, ma nemmeno una vera chiusura del caso.
E così, invece di spegnere lo scontro, la Regione lo rimette direttamente dentro Palazzo Cavarretta.
Come nasce il caso delle decadenze
Tutto nasce dalle sedute consiliari del 22 e 23 ottobre 2025, convocate sul caso della convenzione per il PalaDaidone.
In quelle giornate nove consiglieri della maggioranza decisero di non partecipare ai lavori d’aula. Due sedute straordinarie e una ordinaria saltarono così per mancanza del numero legale.
I consiglieri coinvolti — Andrea Genco, Angela Grignano, Giovanni Carpinteri, Giovanni Parisi, Daniela Barbara, Claudia La Barbera, Marzia Patti, Baldassare Cammareri e Vincenzo Guaiana — motivarono pubblicamente la scelta sostenendo che l’atto fosse di natura gestionale e non di competenza del Consiglio comunale.
Fu una protesta politica dichiarata pubblicamente.
Durante la seduta del 23 ottobre, Giuseppe Guaiana — allora presidente facente funzioni — comunicò ufficialmente in aula l’esistenza della nota politica dei consiglieri assenti, precisando che sarebbe stata trasmessa via PEC.
L’articolo 29 e il nodo giuridico
Ed è proprio qui che nasce il conflitto interpretativo.
L’articolo 29 dello Statuto del Comune di Trapani prevede la decadenza per tre assenze consecutive “senza giustificato motivo”, ma non specifica che le giustificazioni debbano essere esclusivamente personali o sanitarie.
Secondo il segretario generale Giovanni Panepinto, le motivazioni politiche rientrano pienamente nell’esercizio delle prerogative consiliari.
Una tesi sostenuta anche dalla giurisprudenza amministrativa: le sentenze del Consiglio di Stato n. 743/2017 e n. 573/2021, insieme alla sentenza del TAR Campania n. 1764/2019, ribadiscono infatti che le cause di decadenza vanno interpretate in modo restrittivo, perché incidono direttamente sulla rappresentanza democratica espressa dagli elettori.
In sostanza: la decadenza non può diventare un’arma politica nelle mani degli avversari.
Una vicenda rimasta congelata per mesi
Dopo quelle sedute autunnali, il procedimento si è trasformato in un lungo scontro politico e amministrativo.
In un primo momento il Comune sembrava orientato verso l’archiviazione della vicenda, sulla base del parere di Panepinto.
Ma le opposizioni — soprattutto l’area vicina a Valerio Antonini e al consigliere Tore Fileccia — contestarono duramente questa impostazione, sostenendo che il segretario generale non potesse chiudere autonomamente il procedimento.
A quel punto Alberto Mazzeo riaprì formalmente la procedura, rimise tutto alla conferenza dei capigruppo e trasmise il fascicolo all’Assessorato regionale agli Enti Locali.
Da allora la vicenda è rimasta sospesa per mesi.
Nel frattempo, però, gli equilibri politici dentro il Consiglio comunale sono cambiati profondamente.
Cosa dice davvero il parere della Regione
Il parere dell’Assessorato regionale conferma quasi integralmente la linea sostenuta da Panepinto. Secondo la Regione, infatti, la decadenza resta una misura eccezionale, da applicare con grande cautela: l’astensionismo politico può costituire una giustificazione valida e ogni posizione deve essere valutata singolarmente, senza automatismi.
Il documento ribadisce inoltre un principio centrale: la decadenza non può trasformarsi in uno strumento per alterare gli equilibri democratici dell’aula.
Ma c’è anche un altro passaggio molto rilevante: secondo la Regione, il procedimento deve comunque approdare in Consiglio comunale.
Ed è qui che la vicenda torna pienamente politica.
Perché, nonostante più di un orientamento tecnico favorevole alla non decadenza, una parte dell’opposizione sembra intenzionata ad archiviare lamministrazione Tranchida attraverso il voto in aula sull'inadempienza dei consiglieri "assenteisti".
Il “giallo” del protocollo
Attorno al parere regionale si è aperto anche un caso riguardo tempi e modi di ricezione, che costituiscono un piccolo "giallo": il parere viene protocollato il 5 maggio, ma il presidente del Consiglio comunale Alberto Mazzeo lo riceve soltanto l’11 maggio. Sei giorni dopo.
Secondo la ricostruzione emersa nelle ultime ore, il parere sarebbe stato inviato per errore dal protocollo generale al gabinetto del sindaco - al quale era stato inoltrato dallo stesso ufficio per le vie brevi, come si legge da un appunto - lasciando all’oscuro proprio il presidente del Consiglio, che aveva formalmente investito l’assessorato regionale della questione.
Quando Mazzeo riceve ufficialmente il documento, il parere è già argomento di discussione tra i consiglieri e con la stampa.
Un episodio che racconta bene il clima di sospetto dentro il Consiglio comunale e quanto la vicenda delle decadenze abbia smesso, da tempo, di essere soltanto una questione tecnica o amministrativa.
La rottura con "Trapani Tua"
C’è poi un altro elemento che merita una riflessione.
L’Assessorato regionale accelera infatti proprio mentre il gruppo “Trapani Tua” rompe con la maggioranza ed esce dall’orbita più vicina al sindaco Giacomo Tranchida.
Un passaggio tutt’altro che marginale, perché “Trapani Tua” è storicamente vicina all’area dell’assessore regionale Mimmo Turano.
Ed è proprio in quel momento che il parere regionale, richiesto da mesi, arriva sul tavolo del Comune.
Una coincidenza che inevitabilmente alimenta letture politiche, soprattutto in una fase in cui i rapporti tra Tranchida, Mazzeo e l’area turaniana appaiono ormai logorati.
La posizione scomoda di Alberto Mazzeo
Alberto Mazzeo, intanto, si dice confortato dal contenuto del parere regionale.
Sia perché viene riconosciuta la correttezza del percorso seguito dalla Presidenza del Consiglio, sia perché le giustificazioni politiche dei consiglieri vengono considerate legittime sul piano procedurale.
Mazzeo convocherà adesso la conferenza dei capigruppo e poi porterà il caso in aula per la decisione finale. Ma qui emerge un nuovo paradosso politico: dovrà votare anche sulla posizione del collega “turaniano” Giovanni Carpinteri.
Ed è proprio Carpinteri che rischia di diventare il punto decisivo per una linea coerente anche sulle altre decadenze. Impossibile, per i consiglieri di "Trapani Tua", esprimere due pesi e due misure.
I numeri dell’aula e il rischio assenze
I numeri del Consiglio comunale, oggi, raccontano molto più di una semplice somma tra maggioranza e opposizione. Raccontano una consiliatura fragile, dove basta un’assenza o una presenza strategica per cambiare completamente gli equilibri politici dell’aula.
Attualmente il quadro è questo:
- - 12 consiglieri all’opposizione;
- - 11 in maggioranza;
- - 1 indipendente vicino all’opposizione.
Una geografia che, sulla carta, sembrerebbe favorire l’ex minoranza.
Ma durante le votazioni sulle singole decadenze lo scenario cambia. Ogni consigliere coinvolto dovrà infatti astenersi sulla propria posizione, pur potendo votare su quella dei colleghi.
Ed è qui che entrano in gioco le posizioni di Alberto Mazzeo e Giovanni Carpinteri, che potrebbero consentire alla maggioranza di mantenere un vantaggio numerico.
L’indipendente Francesco Briale potrebbe teoricamente diventare ago della bilancia, ma difficilmente sarà decisivo.
Il vero nodo saranno invece le eventuali assenze.
Perché questa seduta rischia di trasformarsi nel vero banco di prova politico della consiliatura. Ogni sedia vuota verrà inevitabilmente letta come un segnale.
Per esempio, un’eventuale assenza dell’assessore Peppe La Porta — collaboratore dell’onorevole regionale dem Dario Safina — avrebbe un significato politico che andrebbe ben oltre la singola votazione e coinvolgerebbe anche altre parti.
Viceversa, l’assenza di un esponente di “Amo Trapani” alimenterebbe ulteriormente i sospetti, già diffusi nell’opposizione, su possibili interlocuzioni trasversali di Peppe Guaiana in vista delle prossime amministrative.
Ed è proprio questo il clima che oggi attraversa Palazzo Cavarretta: un equilibrio talmente precario da trasformare ogni presenza, ogni assenza e ogni astensione in un messaggio politico.Un clima che che finisce per buttare tutti nel tritacarne.
Il caso "Rigenerazioni"
Dentro questo scenario si inserisce anche una possibile mossa del gruppo “Rigenerazioni”.
Il capogruppo Giovanni Parisi è infatti coinvolto nella procedura di decadenza. Potrà votare sulle posizioni dei colleghi Andrea Genco e Angela Grignano, ma non sulla propria.
Per questo potrebbe prendere corpo un’ipotesi precisa: aggregare il neo consigliere supplente Baldo Accardo e nominarlo capogruppo.
Una soluzione che consentirebbe al gruppo di avere un rappresentante pienamente votante su tutte le pratiche.
Il vero nodo politico
Politicamente, però, il punto resta enorme.
Per logica e sul merito della questione, alla luce del parere regionale, il Consiglio comunale dovrebbe respingere le decadenze.
Ma potrebbe non andare così.
Perché una parte dell’opposizione potrebbe leggere questa votazione come l’occasione per ridisegnare gli equilibri dell’aula dopo mesi di tensioni e scontri politici.
Uno scenario che, come già accaduto per la mozione di sfiducia, rischia però di fermarsi a pochi voti dal risultato.
A meno che nelle prossime settimane non si apra davvero una “campagna acquisti” sotterranea, fatta di pressioni politiche e personali, riposizionamenti e logoramento interno.
Anche attraverso quella guerra quotidiana combattuta sui social, dove le fratture dentro il centrodestra trapanese appaiono ormai sempre meno nascoste.
Una città sospesa
Nel frattempo Trapani resta bloccata dentro un Consiglio comunale consumato dalle guerre interne, che sembra occuparsi della città solo come arma da duello.
E sul tavolo continuano ad accumularsi dossier decisivi per la città: la crisi idrica, il bilancio, i cantieri del PNRR e opere contestate come la BRT.
È questo il vero paradosso della vicenda: una procedura nata per sanzionare il disinteresse istituzionale rischia oggi di diventare il principale strumento di ridefinizione degli equilibri politici dentro il Consiglio comunale.
E così, mentre la città aspetta risposte su acqua, bilanci e opere pubbliche, Palazzo Cavarretta continua a muoversi dentro una guerra politica permanente, dove il conflitto politico ormai si alimenta di sospetti reciproci, delegittimazione continua e guerre di posizione.